giovedì 13 novembre 2008
-- Può un movimento per l’acqua non riconoscersi nell’Onda?
Lettera aperta alle studentesse e agli studenti
Siamo donne e uomini da sempre impegnati nei nostri territori e a livello nazionale e internazionale per il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, da sottrarre al mercato e al profitto e da restituire alla gestione partecipativa delle comunità locali.
Insieme abbiamo prodotto e animato decine di conflitti territoriali contro la privatizzazione dell’acqua e per la difesa dei beni comuni.
Insieme abbiamo costituito, nel marzo 2006, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete che raccoglie più di settanta associazioni ed organizzazioni e più di trecento comitati territoriali.
Insieme abbiamo raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Insieme abbiamo costruito, il 1 dicembre 2008, la prima manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua e per la difesa dei beni comuni, che ha visto più di 40.000 persone sfilare per le strade di Roma.
Vi abbiamo visto inondare le città e le piazze di questo paese chiedendo a gran voce la difesa della scuola pubblica, il diritto all’istruzione, alla conoscenza e al futuro, lottando contro la mercificazione del sapere e della formazione, la precarizzazione della conoscenza e della vita, lo svilimento della scuola primaria, la privatizzazione dell’università.
Vi abbiamo sentito urlare con rabbia ed allegria : “Noi la vostra crisi non la paghiamo” riprendendovi gli spazi delle scuole e delle università e facendole diventare nuove agorà di socialità, conoscenza e incontro fra i movimenti e le lotte di chi vuole cambiare le politiche di questo paese e di chi vuole praticare un altro mondo possibile.
Questo mondo è oggi attraversato dalla più importante crisi economica e finanziaria che la storia ricordi, mentre si è approfondita la crisi alimentare globale e si è definitivamente appalesata la crisi ecologica e resi evidenti i primi effetti permanenti dei cambiamenti climatici planetari.
Un modello di ordine mondiale, fondato sul pensiero unico del mercato, sull’accaparramento predatorio delle risorse naturali, sulla mercificazione dei beni comuni e la loro consegna ai grandi capitali finanziari, sullo svuotamento della democrazia e della partecipazione popolare sta dimostrando il proprio completo fallimento.
Il “crack” globale dell’economia finanziaria rappresenta l’esito di trenta anni di politiche liberiste, basate sull’assioma “privato è bello”, sulla deregolamentazione del lavoro, sulla privatizzazione dei servizi pubblici, sulla espropriazione dei diritti sociali.
Oggi sono i grandi poteri bancari e finanziari ad invocare l’intervento pubblico e il sostegno statale.
Oggi sono i più sfrontati liberisti a dichiarare il fallimento del mercato.
Lo scopo è chiaro : ottenere un nuovo travaso di risorse dalle collettività ai poteri forti per rilanciare i flussi finanziari mondiali e riprendere l’espropriazione di risorse.
Così si chiedono sostegni pubblici alle banche, mentre si approvano normative –come l’art. 23 bis della Legge n. 133/08- che perseguono la definitiva messa sul mercato dei servizi pubblici locali, a partire dall’acqua e dal servizio idrico integrato.
Così si approvano normative per il drastico taglio dei fondi alle scuole di ogni ordine e grado, si inasprisce la precarietà e si attaccano i diritti del lavoro, si militarizzano gli spazi della democrazia e del conflitto sociale.
“Noi la vostra crisi non la paghiamo” avete detto voi per primi, inondando le strade di questo paese e riaffermando un protagonismo diretto, senza deleghe alcune né qualsivoglia rappresentanze.
“Noi la vostra crisi non la paghiamo” diciamo anche noi, reclamando la fine delle politiche liberiste di privatizzazione e ponendo al centro della nostra iniziativa la riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, la loro cura e conservazione per le generazioni future, la loro gestione partecipata dai cittadini, dai lavoratori e dalle comunità locali, come motore di una ricostruzione dei legami sociali, di una riaffermazione dei diritti collettivi, della riproduzione di un’appartenenza sociale aperta e condivisa.
In una parola, di una nuova democrazia e di un altro mondo possibile.
Senza acqua non c’è diritto alla vita.
Senza saperi, formazione e conoscenze c’è solo dominazione del più forte.
Senza spazio pubblico non c’è partecipazione né democrazia.
Per questo ci riconosciamo nella vostra lotta e salutiamo la vostra assemblea nazionale, confermando la nostra piena solidarietà alle vostre mobilitazioni e proponendovi intrecci fra le nostre reciproche esperienze.
Intrecci che possono essere resi ancora più forti e solidi, partendo dalla consapevolezza -che poi è anche la cifra del nostro percorso- di come unità, radicalità, autonomia e inclusione delle differenze costituiscano il carattere fondante dei movimenti sociali.
Il 22-23 novembre prossimi, il movimento per l’acqua terrà ad Aprilia il suo secondo Forum nazionale, per fare il punto delle mobilitazioni attivate e per rilanciare con ancora più forza le ragioni della riappropriazione sociale dell’acqua e della difesa dei beni comuni.
Ci piacerebbe che fra gli interventi di apertura, sabato 22 mattina, ci fosse anche un contributo di una/uno studente che racconti al popolo dell’acqua pubblica l’esperienza del popolo della scuola pubblica.
Ci piacerebbe che, nell’autonomia dei reciproci percorsi, si potessero innescare importanti connessioni, promuovendo iniziative comuni dentro e fuori le Università che facciano incontrare le nostre battaglie per i beni comuni.
Ci piacerebbe ascoltarvi e raccontarvi qualcosa di noi.
Con curiosità, fiducia e determinazione.
Dobbiamo solo cambiare il mondo.
Un caro abbraccio a tutte e tutti.
Forum italiano dei movimenti per l’acqua
www.acquabenecomune.org
Siamo donne e uomini da sempre impegnati nei nostri territori e a livello nazionale e internazionale per il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, da sottrarre al mercato e al profitto e da restituire alla gestione partecipativa delle comunità locali.
Insieme abbiamo prodotto e animato decine di conflitti territoriali contro la privatizzazione dell’acqua e per la difesa dei beni comuni.
Insieme abbiamo costituito, nel marzo 2006, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, una rete che raccoglie più di settanta associazioni ed organizzazioni e più di trecento comitati territoriali.
Insieme abbiamo raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.
Insieme abbiamo costruito, il 1 dicembre 2008, la prima manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua e per la difesa dei beni comuni, che ha visto più di 40.000 persone sfilare per le strade di Roma.
Vi abbiamo visto inondare le città e le piazze di questo paese chiedendo a gran voce la difesa della scuola pubblica, il diritto all’istruzione, alla conoscenza e al futuro, lottando contro la mercificazione del sapere e della formazione, la precarizzazione della conoscenza e della vita, lo svilimento della scuola primaria, la privatizzazione dell’università.
Vi abbiamo sentito urlare con rabbia ed allegria : “Noi la vostra crisi non la paghiamo” riprendendovi gli spazi delle scuole e delle università e facendole diventare nuove agorà di socialità, conoscenza e incontro fra i movimenti e le lotte di chi vuole cambiare le politiche di questo paese e di chi vuole praticare un altro mondo possibile.
Questo mondo è oggi attraversato dalla più importante crisi economica e finanziaria che la storia ricordi, mentre si è approfondita la crisi alimentare globale e si è definitivamente appalesata la crisi ecologica e resi evidenti i primi effetti permanenti dei cambiamenti climatici planetari.
Un modello di ordine mondiale, fondato sul pensiero unico del mercato, sull’accaparramento predatorio delle risorse naturali, sulla mercificazione dei beni comuni e la loro consegna ai grandi capitali finanziari, sullo svuotamento della democrazia e della partecipazione popolare sta dimostrando il proprio completo fallimento.
Il “crack” globale dell’economia finanziaria rappresenta l’esito di trenta anni di politiche liberiste, basate sull’assioma “privato è bello”, sulla deregolamentazione del lavoro, sulla privatizzazione dei servizi pubblici, sulla espropriazione dei diritti sociali.
Oggi sono i grandi poteri bancari e finanziari ad invocare l’intervento pubblico e il sostegno statale.
Oggi sono i più sfrontati liberisti a dichiarare il fallimento del mercato.
Lo scopo è chiaro : ottenere un nuovo travaso di risorse dalle collettività ai poteri forti per rilanciare i flussi finanziari mondiali e riprendere l’espropriazione di risorse.
Così si chiedono sostegni pubblici alle banche, mentre si approvano normative –come l’art. 23 bis della Legge n. 133/08- che perseguono la definitiva messa sul mercato dei servizi pubblici locali, a partire dall’acqua e dal servizio idrico integrato.
Così si approvano normative per il drastico taglio dei fondi alle scuole di ogni ordine e grado, si inasprisce la precarietà e si attaccano i diritti del lavoro, si militarizzano gli spazi della democrazia e del conflitto sociale.
“Noi la vostra crisi non la paghiamo” avete detto voi per primi, inondando le strade di questo paese e riaffermando un protagonismo diretto, senza deleghe alcune né qualsivoglia rappresentanze.
“Noi la vostra crisi non la paghiamo” diciamo anche noi, reclamando la fine delle politiche liberiste di privatizzazione e ponendo al centro della nostra iniziativa la riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, la loro cura e conservazione per le generazioni future, la loro gestione partecipata dai cittadini, dai lavoratori e dalle comunità locali, come motore di una ricostruzione dei legami sociali, di una riaffermazione dei diritti collettivi, della riproduzione di un’appartenenza sociale aperta e condivisa.
In una parola, di una nuova democrazia e di un altro mondo possibile.
Senza acqua non c’è diritto alla vita.
Senza saperi, formazione e conoscenze c’è solo dominazione del più forte.
Senza spazio pubblico non c’è partecipazione né democrazia.
Per questo ci riconosciamo nella vostra lotta e salutiamo la vostra assemblea nazionale, confermando la nostra piena solidarietà alle vostre mobilitazioni e proponendovi intrecci fra le nostre reciproche esperienze.
Intrecci che possono essere resi ancora più forti e solidi, partendo dalla consapevolezza -che poi è anche la cifra del nostro percorso- di come unità, radicalità, autonomia e inclusione delle differenze costituiscano il carattere fondante dei movimenti sociali.
Il 22-23 novembre prossimi, il movimento per l’acqua terrà ad Aprilia il suo secondo Forum nazionale, per fare il punto delle mobilitazioni attivate e per rilanciare con ancora più forza le ragioni della riappropriazione sociale dell’acqua e della difesa dei beni comuni.
Ci piacerebbe che fra gli interventi di apertura, sabato 22 mattina, ci fosse anche un contributo di una/uno studente che racconti al popolo dell’acqua pubblica l’esperienza del popolo della scuola pubblica.
Ci piacerebbe che, nell’autonomia dei reciproci percorsi, si potessero innescare importanti connessioni, promuovendo iniziative comuni dentro e fuori le Università che facciano incontrare le nostre battaglie per i beni comuni.
Ci piacerebbe ascoltarvi e raccontarvi qualcosa di noi.
Con curiosità, fiducia e determinazione.
Dobbiamo solo cambiare il mondo.
Un caro abbraccio a tutte e tutti.
Forum italiano dei movimenti per l’acqua
www.acquabenecomune.org
martedì 11 novembre 2008
-- Piattaforma programmatica per l'università italiana
Proposta da:
Associazione Docenti Universitari (ADU), Associazione Dottorandi Italiani (ADI), Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU), Associazione Professionale Universitaria (APU), CISAL Universita', CISL Universita', Comitato Nazionale Universitario (CNU), Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari (CNRU), FLC CGIL, Rete Nazionale Ricercatori Precari (RNRP), Sindacato Universitario Nazionale (SUN), UIL P.A.-U.R. AFAM, Unione degli Universitari (UDU)
per scaricare il documento, vai su www.stopgelmini.com
Associazione Docenti Universitari (ADU), Associazione Dottorandi Italiani (ADI), Associazione Nazionale Docenti Universitari (ANDU), Associazione Professionale Universitaria (APU), CISAL Universita', CISL Universita', Comitato Nazionale Universitario (CNU), Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari (CNRU), FLC CGIL, Rete Nazionale Ricercatori Precari (RNRP), Sindacato Universitario Nazionale (SUN), UIL P.A.-U.R. AFAM, Unione degli Universitari (UDU)
per scaricare il documento, vai su www.stopgelmini.com
-- La conferma del tempo pieno potrebbe penalizzare le scuole del sud
da www.tuttoscuola.com
Il primo grido d'allarme è venuto da esponenti meridionali della maggioranza, secondo i quali, confermando o potenziando il tempo pieno, si finirebbe per
penalizzare le scuole primarie meridionali ed insulari, a vantaggio di quelle
del nord.
Il grido d'allarme è fondato, a causa del fatto che la distribuzione attuale
di classi a tempo pieno non è equilibrata: tanto al nord e al centro, poco o
niente al sud.
I conti sono presto fatti. Se prendiamo una istituzione scolastica con tutti i plessi funzionanti a tempo pieno, nessuna classe dovrebbe passare a 24 ore e nessun docente perderebbe posto. Confermati classi e docenti.
Se un'altra istituzione scolastica ha tutte le classi attualmente funzionanti a 27 o 30 ore, vedrà trasformate classi a 24 ore con riduzione di organico e perdita del posto di docenti.
Insomma le scuole con classi a tempo pieno (con relativi docenti) potranno evitare la scure dei tagli, mentre le altre no.
L'esempio può essere esteso alle province che hanno o non hanno il tempo pieno (o ne hanno poco).
Il sud che generalmente non ha classi a tempo pieno (se non in quantità
simboliche) potrebbe essere decimato nell'organico, facendo da "donatore di
sangue" per l'intero sistema della nuova primaria.
Quanto meno la riduzione di posti sarebbe fortemente squilibrata, colpendo
in modo molto ridotto le aree che già hanno alti livelli di tempo pieno e in
modo pesante le altre. Come il sud, appunto.
Bisognerebbe che il reinvestimento dei posti risparmiati con il modello
orario a 24 ore fosse esclusivamente realizzato al sud. Ma non basterebbe nemmeno a riequilibrare le riduzioni di organico, oltre ad essere di difficile attuazione. Sarà bene che il ministro Gelmini trovi presto una soluzione a
questo nuovo problema.
Il primo grido d'allarme è venuto da esponenti meridionali della maggioranza, secondo i quali, confermando o potenziando il tempo pieno, si finirebbe per
penalizzare le scuole primarie meridionali ed insulari, a vantaggio di quelle
del nord.
Il grido d'allarme è fondato, a causa del fatto che la distribuzione attuale
di classi a tempo pieno non è equilibrata: tanto al nord e al centro, poco o
niente al sud.
I conti sono presto fatti. Se prendiamo una istituzione scolastica con tutti i plessi funzionanti a tempo pieno, nessuna classe dovrebbe passare a 24 ore e nessun docente perderebbe posto. Confermati classi e docenti.
Se un'altra istituzione scolastica ha tutte le classi attualmente funzionanti a 27 o 30 ore, vedrà trasformate classi a 24 ore con riduzione di organico e perdita del posto di docenti.
Insomma le scuole con classi a tempo pieno (con relativi docenti) potranno evitare la scure dei tagli, mentre le altre no.
L'esempio può essere esteso alle province che hanno o non hanno il tempo pieno (o ne hanno poco).
Il sud che generalmente non ha classi a tempo pieno (se non in quantità
simboliche) potrebbe essere decimato nell'organico, facendo da "donatore di
sangue" per l'intero sistema della nuova primaria.
Quanto meno la riduzione di posti sarebbe fortemente squilibrata, colpendo
in modo molto ridotto le aree che già hanno alti livelli di tempo pieno e in
modo pesante le altre. Come il sud, appunto.
Bisognerebbe che il reinvestimento dei posti risparmiati con il modello
orario a 24 ore fosse esclusivamente realizzato al sud. Ma non basterebbe nemmeno a riequilibrare le riduzioni di organico, oltre ad essere di difficile attuazione. Sarà bene che il ministro Gelmini trovi presto una soluzione a
questo nuovo problema.
lunedì 10 novembre 2008
-- Nuovo Welfare - State, Vita precaria o Precario a vita?'.

Venerdì 24 ottobre 2008, alle ore 9.30, nell'aula Spinelli di Scienze Politiche, si svolgerà il seminario da 3 CFU :
' Nuovo Welfare - State, Vita precaria o Precario a vita?'.
Interverrano Marcello D'Aponte e Antonio Cristofaro - docenti di Scienze Politiche -, Gianluca Daniele - Segretario regionale SLC CGIL -, Felicia Tafuri - psicologa, psicoterapeuta, Gruppoanalista -.
L'iniziativa sarà moderata da Vincenzo Tafuri e Francesco Lastaria.
E' possibile effettuare domande ai relatori e/o fare delle considerazioni rispondendo alla domanda contenuta nel titolo del nostro seminario.
E' importante questo tipo di interazione!
Non mancare
Francesco Lastaria
Consigliere d'Ateneo dell'Università di Napoli Federico II
domenica 9 novembre 2008
-- Scienze in piazza
Martedì 11 novembre in Piazza Plebiscito i docenti della facoltà terranno lezioni accessibili a tutti trattando argomenti semplici, che trovano riscontro nella vita quotidiana, per spiegare cos'è la ricerca e perchè lo stato dovrebbe finanziarla. Saranno inoltre illustrate le conseguenze della legge 133 sulla formazione dei giovani e conseguentemente sul futuro e lo sviluppo dell'Italia. L'iniziativa prende il nome di " Le scienze in Piazza" e le riporto il comunicato ufficiale:
"La Facoltà di Scienze della Federico II porta tra la gente il proprio mondo quotidiano, fatto di ricerca, studio e lezioni, per condividere un patrimonio di tutti che rischia di sparire sotto un'ondata di tagli indiscirminati previsti dalle recenti Finanziarie. La giornata prevede interventi di Studenti, Ricercatori (precari e non), Tecnici e Docenti su temi scientifici di impatto nella vita quotidiana, aperti alle domande della cittadinanza."
Si svolgeranno anche semplici esperimenti di fisica, chimica, biologia, etc. Inoltre studenti, ricercatori e docenti sono a disposizione per rispondere a qualsiasi tipo di domanda.
"La Facoltà di Scienze della Federico II porta tra la gente il proprio mondo quotidiano, fatto di ricerca, studio e lezioni, per condividere un patrimonio di tutti che rischia di sparire sotto un'ondata di tagli indiscirminati previsti dalle recenti Finanziarie. La giornata prevede interventi di Studenti, Ricercatori (precari e non), Tecnici e Docenti su temi scientifici di impatto nella vita quotidiana, aperti alle domande della cittadinanza."
Si svolgeranno anche semplici esperimenti di fisica, chimica, biologia, etc. Inoltre studenti, ricercatori e docenti sono a disposizione per rispondere a qualsiasi tipo di domanda.
sabato 8 novembre 2008
-- La secondaria che ci aspetta
Salvatore Lucchese
Sembra che il governo stia facendo uma mezza marcia indietro. E' un segno positivo. Ma non fermiamoci. Devono rimangiarsi tutto.
Da orizzonte scuola dell'8.11.08
08 novembre 2008 - red
Pubblichiamo un sunto della relazione relativamente ad organizzazione e monte ore di: Primaria, Secondaria primo e secondo grado (Licei e Istituti tecnici)
Piano programmatico dei tagli. Governo presenta novità in VII commissione
Per la scuola primaria:
I modelli possibili sono:
24 ore (docente unico);
27 ore (riforma Moratti senza l'aggiunta delle attività opzionali facoltative);
sino a 30 ore con l'aggiunta di attività opzionali facoltative;
40 ore (tempo pieno).
Il tempo pieno è stato confermato nelle consistenze attuali: 34.270 classi su 136.964 classi
Aumenti di 1 o 2 unità gli alunni per classe.
L'insegnamento delle lingue non subisce variazioni in diminuzione.
Per la secondaria di primo grado
L'orario settimanale delle lezioni passa dalle attuali 32 ore a 30 ore.
Gli insegnamenti di base conservano la loro consistenza oraria.
Il tempo prolungato viene conservato con il superamento delle compresenze.
Licei
Sono previste sei tipologie di licei, che, sempre ai sensi della legge 40/2007, dovranno trovare attuazione dall'anno scolastico 2009/2010:
Liceo Artistico (34 ore settimanali nel biennio e 35 ore nel triennio) con tre indirizzi: arti figurative - architettura, design, ambiente - audiovisivo, multimedia, scenografia;
Liceo Classico (30 ore settimanali);
Liceo Linguistico (30 ore settimanali);
Liceo Musicale e Coreutico (32 ore settimanali) con due sezioni, una musicale e una coreutica;
Liceo Scientifico (30 ore settimanali);
Liceo delle Scienze Umane (30 ore settimanali).
In tutti i licei si studia obbligatoriamente l'inglese per 5 anni.
In tutti i licei (esclusi il classico e lo scientifico) si studia una seconda lingua straniera.
Nel Liceo Artistico sono riuniti tutti gli indirizzi artistici e le sperimentazioni attualmente esistenti.
Nel Liceo Classico vengono confermate le ore settimanali degli insegnamenti caratterizzanti: italiano, latino e greco.
Nel Liceo Linguistico, di nuova istituzione, viene rafforzato lo studio delle lingue straniere, con particolare riferimento alla terza lingua, che inizia dal primo anno e non dal terzo, come attualmente avviene nel corrispondente indirizzo di studio sperimentale.
Nel Liceo Musicale e Coreutico, di nuova istituzione, viene recepita la struttura prevista dal decreto legislativo 226/2005 (riforma Moratti) e viene privilegiata l'esecuzione strumentale e la pratica delle diverse tecniche della danza.
Nel Liceo Scientifico è previsto lo studio del latino in tutti e cinque gli anni e viene incrementato mediamente di 5 ore settimanali lo studio della matematica e delle scienze.
Nel Liceo delle Scienze Umane confluiscono gli ex Licei Magistrali e le sperimentazioni connesse. Viene confermato l'impianto prefigurato dalla riforma Moratti.
Istituti tecnici
Struttura
Indirizzi: gli istituti tecnici, nel nuovo impianto, sono compresi in due settori e si articolano in undici indirizzi:
settore economico:
1) Amministrazione, finanza e marketing ;
2) Turismo;
settore tecnologico:
1) Meccanica, Meccatronica ed Energia;
2) Trasporti e Logistica;
3) Elettronica ed Elettrotecnica;
4) Informatica e telecomunicazioni;
5) Grafica e Comunicazione;
6) Chimica, Materiali e Biotecnologie;
7) Tessile, Abbigliamento e Moda;
8) Agraria e agroindustria;
9) Costruzioni, Ambiente e Territorio.
Gli indirizzi suddetti comprendono tutti gli attuali indirizzi dell'istruzione tecnica.
Monte ore: 1056 ore annue, corrispondente a 32 ore settimanali (contro le attuali 35/36), articolato in un'area di istruzione generale comune e un'area di indirizzo.
Durata e articolazione percorsi: quinquennale con scansione 2+2+1 con primo biennio orientativo e il successivo triennio (2+1) per facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro e la prosecuzione degli studi.
Autonomia didattica: forte rafforzamento della quota di flessibilità degli istituti tecnici: 20 per cento nel 1 o biennio, 30 per cento nel secondo biennio e 35 per cento nell'ultimo anno, secondo Linee Guida nazionali che favoriscano le opzionalità, la flessibilità dei percorsi, le transizioni tra canali formativi e le partnership a livello territoriale.
Metodologie formative: potenziamento dei laboratori, dell'alternanza scuola-lavoro tramite tirocini e stage .
Confluenza degli attuali istituti tecnici nei nuovi ordinamenti.
La relativa tabella è stata predisposta in modo da superare l'attuale frammentazione dei percorsi degli istituti tecnici, senza pregiudicarne le vocazioni, anche con riferimento alle sperimentazioni più consolidate.
Sembra che il governo stia facendo uma mezza marcia indietro. E' un segno positivo. Ma non fermiamoci. Devono rimangiarsi tutto.
Da orizzonte scuola dell'8.11.08
08 novembre 2008 - red
Pubblichiamo un sunto della relazione relativamente ad organizzazione e monte ore di: Primaria, Secondaria primo e secondo grado (Licei e Istituti tecnici)
Piano programmatico dei tagli. Governo presenta novità in VII commissione
Per la scuola primaria:
I modelli possibili sono:
24 ore (docente unico);
27 ore (riforma Moratti senza l'aggiunta delle attività opzionali facoltative);
sino a 30 ore con l'aggiunta di attività opzionali facoltative;
40 ore (tempo pieno).
Il tempo pieno è stato confermato nelle consistenze attuali: 34.270 classi su 136.964 classi
Aumenti di 1 o 2 unità gli alunni per classe.
L'insegnamento delle lingue non subisce variazioni in diminuzione.
Per la secondaria di primo grado
L'orario settimanale delle lezioni passa dalle attuali 32 ore a 30 ore.
Gli insegnamenti di base conservano la loro consistenza oraria.
Il tempo prolungato viene conservato con il superamento delle compresenze.
Licei
Sono previste sei tipologie di licei, che, sempre ai sensi della legge 40/2007, dovranno trovare attuazione dall'anno scolastico 2009/2010:
Liceo Artistico (34 ore settimanali nel biennio e 35 ore nel triennio) con tre indirizzi: arti figurative - architettura, design, ambiente - audiovisivo, multimedia, scenografia;
Liceo Classico (30 ore settimanali);
Liceo Linguistico (30 ore settimanali);
Liceo Musicale e Coreutico (32 ore settimanali) con due sezioni, una musicale e una coreutica;
Liceo Scientifico (30 ore settimanali);
Liceo delle Scienze Umane (30 ore settimanali).
In tutti i licei si studia obbligatoriamente l'inglese per 5 anni.
In tutti i licei (esclusi il classico e lo scientifico) si studia una seconda lingua straniera.
Nel Liceo Artistico sono riuniti tutti gli indirizzi artistici e le sperimentazioni attualmente esistenti.
Nel Liceo Classico vengono confermate le ore settimanali degli insegnamenti caratterizzanti: italiano, latino e greco.
Nel Liceo Linguistico, di nuova istituzione, viene rafforzato lo studio delle lingue straniere, con particolare riferimento alla terza lingua, che inizia dal primo anno e non dal terzo, come attualmente avviene nel corrispondente indirizzo di studio sperimentale.
Nel Liceo Musicale e Coreutico, di nuova istituzione, viene recepita la struttura prevista dal decreto legislativo 226/2005 (riforma Moratti) e viene privilegiata l'esecuzione strumentale e la pratica delle diverse tecniche della danza.
Nel Liceo Scientifico è previsto lo studio del latino in tutti e cinque gli anni e viene incrementato mediamente di 5 ore settimanali lo studio della matematica e delle scienze.
Nel Liceo delle Scienze Umane confluiscono gli ex Licei Magistrali e le sperimentazioni connesse. Viene confermato l'impianto prefigurato dalla riforma Moratti.
Istituti tecnici
Struttura
Indirizzi: gli istituti tecnici, nel nuovo impianto, sono compresi in due settori e si articolano in undici indirizzi:
settore economico:
1) Amministrazione, finanza e marketing ;
2) Turismo;
settore tecnologico:
1) Meccanica, Meccatronica ed Energia;
2) Trasporti e Logistica;
3) Elettronica ed Elettrotecnica;
4) Informatica e telecomunicazioni;
5) Grafica e Comunicazione;
6) Chimica, Materiali e Biotecnologie;
7) Tessile, Abbigliamento e Moda;
8) Agraria e agroindustria;
9) Costruzioni, Ambiente e Territorio.
Gli indirizzi suddetti comprendono tutti gli attuali indirizzi dell'istruzione tecnica.
Monte ore: 1056 ore annue, corrispondente a 32 ore settimanali (contro le attuali 35/36), articolato in un'area di istruzione generale comune e un'area di indirizzo.
Durata e articolazione percorsi: quinquennale con scansione 2+2+1 con primo biennio orientativo e il successivo triennio (2+1) per facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro e la prosecuzione degli studi.
Autonomia didattica: forte rafforzamento della quota di flessibilità degli istituti tecnici: 20 per cento nel 1 o biennio, 30 per cento nel secondo biennio e 35 per cento nell'ultimo anno, secondo Linee Guida nazionali che favoriscano le opzionalità, la flessibilità dei percorsi, le transizioni tra canali formativi e le partnership a livello territoriale.
Metodologie formative: potenziamento dei laboratori, dell'alternanza scuola-lavoro tramite tirocini e stage .
Confluenza degli attuali istituti tecnici nei nuovi ordinamenti.
La relativa tabella è stata predisposta in modo da superare l'attuale frammentazione dei percorsi degli istituti tecnici, senza pregiudicarne le vocazioni, anche con riferimento alle sperimentazioni più consolidate.
-- La scuola secondaria di II grado nello schema Gelmini
Una questione di scenario
Prima di accennare ai riflessi sulla riorganizzazione delle scuole superiori indotte specificamente dall’art. 64 della legge finanziaria 2009 e dal cosiddetto “decreto Gelmini 137” , mi preme chiarire quale sia la prospettiva di fondo in cui crediamo debba inserirsi la nostra riflessione.
“Le scuole saranno più efficienti se saranno sottoposte alle leggi del mercato capitalistico e, come tutte le aziende, entreranno in concorrenza le une con le altre per attirare i loro clienti: gli studenti. A questo scopo serve un sistema statale di buoni scuola emessi all’ordine dei genitori di un figlio in età scolare, buoni che potranno essere spesi in una scuola a scelta delle famiglie degli studenti, anche private e/o confessionali”(Milton Friedman, 1955). Praticamente, mezzo secolo fa, l’economia liberista aveva già chiaro lo sviluppo del mondo occidentale.
Una indagine OCSE (1998) stima in 2000 miliardi di dollari l’investimento per la scuola nel mondo (per la sanità, 3500) ed in 1000 miliardi negli Stati membri (circa: 4 milioni di insegnanti, 80 milioni di studenti, 315 mila istituti e 5 mila università). Un vero gigantesco affare.
Al Fairmont Hotel di San Francisco, nel settembre 1995, si riunirono 500 persone, l'élite del mondo, il braintrust globale (Bush senior, Margaret Thatcher, G. Schultz, T. Turner, G. Rifkin, D. Packard, John Gage, Zbigniew Brzezinski, ...), sotto l'egida della Fondazione Gorbaciov, per "decidere delle prospettive del mondo nel nuovo millennio che porta ad una nuova civiltà".
Si prefigurò un modello di società in cui solo il 20% dei cittadini del mondo sarebbero stati necessari per mandarlo avanti. Il rimanente 80% sarebbe stata da considerarsi massa eccedente (sic!). Si passava quindi dalle pur nere prospettive degli anni Ottanta, la società in cui 1/3 dei cittadini del mondo avrebbe avuto accesso al benessere, ad una società 1/5 con molta massa eccedente. Si prospettavano riforme selvagge ben anticipate da John Gage, dirigente di Sun Microsystem, "assumiamo i nostri operai con il computer, lavorano con il computer e li cacciamo con il computer!"
La scuola così come è, tutti concordano, costa troppo ed è una spesa superflua per i fini che si vogliono conseguire. Occorre pensare una scuola che costi molto meno e che prepari dei cittadini a livello di buoni consumatori in questa società tecnologica. Occorre che i cittadini conoscano, ad esempio: digitale, DVD, Laser, Hi Tech, PC, Internet, Provider, CD, masterizzatore, ...; non è invece in alcun modo necessario che conoscano i meccanismi scientifico tecnologici che sono dietro questi nomi.
Occorre che i cittadini abbiano la preparazione tecnologica sufficiente per essere consumatori ma non tale da essere creatori di scienza e tecnologia. Questo almeno a livello di impegno di scuola pubblica, di quella che è pagata dalla fiscalità generale. Vi è naturalmente necessità di cittadini preparati a livelli superiori, ma è del tutto inutile e soprattutto è un vero spreco di risorse pensare di formare tutti in modo che possano pensare all’accesso a queste superiori specializzazioni.
Chi serve per tali fini verrà preparato in scuole speciali. La selezione per accedere a queste scuole la faranno: le stesse scuole private e le imprese. [1]
Quali punti di vista
Se si prescinde da questo scenario, non si può comprendere in base a quali valori vengano affermati taluni criteri di efficienza e di efficacia.
Il nucleo su cui riflettere è il concetto di “utilità sociale” che è specularmente opposto a quello di “utilità marginale”, proprio della teoria economica classica. In buona sostanza, l’Economista liberista riconosce che l’utilità di un bene è proporzionale alla sua rarefazione. Quanto più costante e diffuso è il consumo delle “unità” di tale bene sul mercato, tanto minore sarà la sua convenienza in termini di estrazione di profitto. Quindi, si genera così l’assunto dell’ utilità marginale decrescente, per cui l'utilità marginale di un bene diminuisce con l’aumento del consumo assoluto e della diffusione del bene stesso.
Ben diverso è il termine di “utilità sociale” – schiettamente utilitarista, quindi liberale – che valuta un bene in funzione della sua capacità di migliorare la vita per il maggior numero possibile di individui. Ovvio che le due visioni sono inconciliabili, a meno che non si disponga di politici talmente lungimiranti da comprendere quali conseguenze nel lungo periodo abbiano le loro scelte (fu De Gasperi, del resto, a insegnarci la differenza tra il politico e lo statista. Il primo pensa alle prossime elezioni, il secondo alle prossime generazioni).
Con tutti i suoi difetti, la scuola statale dell’Italia Repubblicana ha coscientemente assolto alla sua funzione sociale. Non v’è dubbio che si sia anche portata appresso alcuni mali profondi, riconducibili alla frattura tra pedagogia e gestione del personale avvenuta soprattutto negli anni ’70.
“Nella scuola italiana scontiamo un processo che da tempo gli storici hanno studiato e definito come elefantiasi del terziario. In assenza di un tessuto produttivo autonomo e nella necessità di assicurare un mercato interno alla produzione delle ricostituite aree industriali, tra gli anni ’50 e ’60, per il Mezzogiorno è stata operata la scelta dello “progresso senza sviluppo” , la distribuzione del reddito senza la produzione della ricchezza. All’interno di un generalizzato potenziamento del terziario (talvolta parassitario) anche la scuola è stata individuata come ammortizzatore sociale, come luogo di contenimento del conflitto e come punto di redistribuzione del reddito. Al “mostruoso blocco storico” che Gramsci aveva svelato – costituito da agrari meridionali ed industriali settentrionali – la democrazia italiana aveva sostituito un nuovo blocco, quello tra il capitale settentrionale e il cliente dello Stato al Sud.
Quando il sindacato confederale, molto dopo la grande stagione dell’autunno caldo, finalmente si accorge che anche nella scuola ci sono dei lavoratori ed accondiscende alla creazione della federazione della scuola all’interno delle Confederazioni (1975), eredita la cogestione di un tale blocco e condivide una scelta sostanzialmente conservativa e conservatrice, in cui la scuola – appesantita da finalità sociali improprie – progressivamente disperde il proprio capitale culturale e pedagogico, esaurisce la propria intrinseca spinta propulsiva che sarebbe stato legittimo aspettarsi dalla trasformazione da scuola di élite a scuola di massa. “[2]
La secondaria di secondo grado
Venendo al concreto, nello schema Gelmini, per quanto riguarda la secondaria di secondo grado, la prima cosa che si può osservare è il prevedibile calo dei livelli di entrata.
La scuola media vede una riduzione generalizzata a 29 ore settimanali di lezioni, contro le attuali 32. La riduzione avverrà prevedibilmente sfruttando la ridefinizione degli insegnamenti che avverrà sulla base del dlgs. 59/04 che prevede entro questo dicembre la riorganizzazione delle classi di concorso. Si provvederà, in quella sede, alla soppressione dell’insegnamento di Educazione Tecnica con assorbimento dei suoi contenuti (competenze?) nell’insegnamento delle Scienze M.F.Ch.e N. e con la riduzione di unità orarie in Italiano (che dovrà assorbire anche l’ora di Educazione Civica).
La cosa è preoccupante perché, invece di incidere sulla struttura pedagogica complessiva della scuola media (l’anello debole della catena, se è vero che i nostri “somarisssimi” quindicenni del PISA provengono comunque dalla 6° scuola elementare del Mondo) si provvede ad indebolirne proprio gli insegnamenti chiave (Italiano, Scienze e Matematica).
Per il resto si osserva che lo schema parte direttamente dai licei della Moratti (classico, linguistico, delle Scienze Umane con 30 ore settimanali, e musicale e coreutica con 32) e dagli istituti tecnici e professionali, eredità di Fioroni-Bersani.
Per questi ultimi, il dato significativo è che la prevista semplificazione degli indirizzi partirà dall’a.s. 2009/2010 con la non attivazione delle prime classi delle sperimentazioni in atto (quali?).
Ulteriori tagli (residuali ma significativi sul piano dell’assenza di ratio didattica) riguardano il taglio degli insegnanti tecnico-pratici con la riduzione del 30% delle compresenze col docente della disciplina e la ridefinizione del loro ruolo.
Le novità non mi sembrano particolarmente significative per quello che dicono (la riduzione a non più di 1.000 ore annuali per tutti gli ordini della secondaria superiore era già un obiettivo di Berlinguer) quanto per quello che non dicono.
Il rimando allo schema del dlgs 226/05 di Moratti, ci riconduce alla tripartizione dell’orario in
Insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti
Insegnamenti obbligatori a scelta dello studente
Insegnamenti facoltativi
Ma, soprattutto, ci rimanda agli ordinamenti ed alle indicazioni nazionali del Gabinetto Moratti (con tutto il suo fardello ideologico di strane commistioni cattoliberiste sospese tra famiglia e mercato) e con tutto ciò che questo significa per noi: recuperare ed aggiornare urgentemente l’elaborazione che facemmo a suo tempo – che è stata molto ricca e variegata - , cercare di coniugarla con i nuovi scenari dell’obbligo e della devoluzione, con
[1] Cfr. http://www.kelebekler.com/occ/scuola02.htm , http://www.fisicamente.net/ ,
[2] S.Pace, 3 aprile 2008, Ischia, convegno Tecnodid sulla contrattazione di istituto.
Prima di accennare ai riflessi sulla riorganizzazione delle scuole superiori indotte specificamente dall’art. 64 della legge finanziaria 2009 e dal cosiddetto “decreto Gelmini 137” , mi preme chiarire quale sia la prospettiva di fondo in cui crediamo debba inserirsi la nostra riflessione.
“Le scuole saranno più efficienti se saranno sottoposte alle leggi del mercato capitalistico e, come tutte le aziende, entreranno in concorrenza le une con le altre per attirare i loro clienti: gli studenti. A questo scopo serve un sistema statale di buoni scuola emessi all’ordine dei genitori di un figlio in età scolare, buoni che potranno essere spesi in una scuola a scelta delle famiglie degli studenti, anche private e/o confessionali”(Milton Friedman, 1955). Praticamente, mezzo secolo fa, l’economia liberista aveva già chiaro lo sviluppo del mondo occidentale.
Una indagine OCSE (1998) stima in 2000 miliardi di dollari l’investimento per la scuola nel mondo (per la sanità, 3500) ed in 1000 miliardi negli Stati membri (circa: 4 milioni di insegnanti, 80 milioni di studenti, 315 mila istituti e 5 mila università). Un vero gigantesco affare.
Al Fairmont Hotel di San Francisco, nel settembre 1995, si riunirono 500 persone, l'élite del mondo, il braintrust globale (Bush senior, Margaret Thatcher, G. Schultz, T. Turner, G. Rifkin, D. Packard, John Gage, Zbigniew Brzezinski, ...), sotto l'egida della Fondazione Gorbaciov, per "decidere delle prospettive del mondo nel nuovo millennio che porta ad una nuova civiltà".
Si prefigurò un modello di società in cui solo il 20% dei cittadini del mondo sarebbero stati necessari per mandarlo avanti. Il rimanente 80% sarebbe stata da considerarsi massa eccedente (sic!). Si passava quindi dalle pur nere prospettive degli anni Ottanta, la società in cui 1/3 dei cittadini del mondo avrebbe avuto accesso al benessere, ad una società 1/5 con molta massa eccedente. Si prospettavano riforme selvagge ben anticipate da John Gage, dirigente di Sun Microsystem, "assumiamo i nostri operai con il computer, lavorano con il computer e li cacciamo con il computer!"
La scuola così come è, tutti concordano, costa troppo ed è una spesa superflua per i fini che si vogliono conseguire. Occorre pensare una scuola che costi molto meno e che prepari dei cittadini a livello di buoni consumatori in questa società tecnologica. Occorre che i cittadini conoscano, ad esempio: digitale, DVD, Laser, Hi Tech, PC, Internet, Provider, CD, masterizzatore, ...; non è invece in alcun modo necessario che conoscano i meccanismi scientifico tecnologici che sono dietro questi nomi.
Occorre che i cittadini abbiano la preparazione tecnologica sufficiente per essere consumatori ma non tale da essere creatori di scienza e tecnologia. Questo almeno a livello di impegno di scuola pubblica, di quella che è pagata dalla fiscalità generale. Vi è naturalmente necessità di cittadini preparati a livelli superiori, ma è del tutto inutile e soprattutto è un vero spreco di risorse pensare di formare tutti in modo che possano pensare all’accesso a queste superiori specializzazioni.
Chi serve per tali fini verrà preparato in scuole speciali. La selezione per accedere a queste scuole la faranno: le stesse scuole private e le imprese. [1]
Quali punti di vista
Se si prescinde da questo scenario, non si può comprendere in base a quali valori vengano affermati taluni criteri di efficienza e di efficacia.
Il nucleo su cui riflettere è il concetto di “utilità sociale” che è specularmente opposto a quello di “utilità marginale”, proprio della teoria economica classica. In buona sostanza, l’Economista liberista riconosce che l’utilità di un bene è proporzionale alla sua rarefazione. Quanto più costante e diffuso è il consumo delle “unità” di tale bene sul mercato, tanto minore sarà la sua convenienza in termini di estrazione di profitto. Quindi, si genera così l’assunto dell’ utilità marginale decrescente, per cui l'utilità marginale di un bene diminuisce con l’aumento del consumo assoluto e della diffusione del bene stesso.
Ben diverso è il termine di “utilità sociale” – schiettamente utilitarista, quindi liberale – che valuta un bene in funzione della sua capacità di migliorare la vita per il maggior numero possibile di individui. Ovvio che le due visioni sono inconciliabili, a meno che non si disponga di politici talmente lungimiranti da comprendere quali conseguenze nel lungo periodo abbiano le loro scelte (fu De Gasperi, del resto, a insegnarci la differenza tra il politico e lo statista. Il primo pensa alle prossime elezioni, il secondo alle prossime generazioni).
Con tutti i suoi difetti, la scuola statale dell’Italia Repubblicana ha coscientemente assolto alla sua funzione sociale. Non v’è dubbio che si sia anche portata appresso alcuni mali profondi, riconducibili alla frattura tra pedagogia e gestione del personale avvenuta soprattutto negli anni ’70.
“Nella scuola italiana scontiamo un processo che da tempo gli storici hanno studiato e definito come elefantiasi del terziario. In assenza di un tessuto produttivo autonomo e nella necessità di assicurare un mercato interno alla produzione delle ricostituite aree industriali, tra gli anni ’50 e ’60, per il Mezzogiorno è stata operata la scelta dello “progresso senza sviluppo” , la distribuzione del reddito senza la produzione della ricchezza. All’interno di un generalizzato potenziamento del terziario (talvolta parassitario) anche la scuola è stata individuata come ammortizzatore sociale, come luogo di contenimento del conflitto e come punto di redistribuzione del reddito. Al “mostruoso blocco storico” che Gramsci aveva svelato – costituito da agrari meridionali ed industriali settentrionali – la democrazia italiana aveva sostituito un nuovo blocco, quello tra il capitale settentrionale e il cliente dello Stato al Sud.
Quando il sindacato confederale, molto dopo la grande stagione dell’autunno caldo, finalmente si accorge che anche nella scuola ci sono dei lavoratori ed accondiscende alla creazione della federazione della scuola all’interno delle Confederazioni (1975), eredita la cogestione di un tale blocco e condivide una scelta sostanzialmente conservativa e conservatrice, in cui la scuola – appesantita da finalità sociali improprie – progressivamente disperde il proprio capitale culturale e pedagogico, esaurisce la propria intrinseca spinta propulsiva che sarebbe stato legittimo aspettarsi dalla trasformazione da scuola di élite a scuola di massa. “[2]
La secondaria di secondo grado
Venendo al concreto, nello schema Gelmini, per quanto riguarda la secondaria di secondo grado, la prima cosa che si può osservare è il prevedibile calo dei livelli di entrata.
La scuola media vede una riduzione generalizzata a 29 ore settimanali di lezioni, contro le attuali 32. La riduzione avverrà prevedibilmente sfruttando la ridefinizione degli insegnamenti che avverrà sulla base del dlgs. 59/04 che prevede entro questo dicembre la riorganizzazione delle classi di concorso. Si provvederà, in quella sede, alla soppressione dell’insegnamento di Educazione Tecnica con assorbimento dei suoi contenuti (competenze?) nell’insegnamento delle Scienze M.F.Ch.e N. e con la riduzione di unità orarie in Italiano (che dovrà assorbire anche l’ora di Educazione Civica).
La cosa è preoccupante perché, invece di incidere sulla struttura pedagogica complessiva della scuola media (l’anello debole della catena, se è vero che i nostri “somarisssimi” quindicenni del PISA provengono comunque dalla 6° scuola elementare del Mondo) si provvede ad indebolirne proprio gli insegnamenti chiave (Italiano, Scienze e Matematica).
Per il resto si osserva che lo schema parte direttamente dai licei della Moratti (classico, linguistico, delle Scienze Umane con 30 ore settimanali, e musicale e coreutica con 32) e dagli istituti tecnici e professionali, eredità di Fioroni-Bersani.
Per questi ultimi, il dato significativo è che la prevista semplificazione degli indirizzi partirà dall’a.s. 2009/2010 con la non attivazione delle prime classi delle sperimentazioni in atto (quali?).
Ulteriori tagli (residuali ma significativi sul piano dell’assenza di ratio didattica) riguardano il taglio degli insegnanti tecnico-pratici con la riduzione del 30% delle compresenze col docente della disciplina e la ridefinizione del loro ruolo.
Le novità non mi sembrano particolarmente significative per quello che dicono (la riduzione a non più di 1.000 ore annuali per tutti gli ordini della secondaria superiore era già un obiettivo di Berlinguer) quanto per quello che non dicono.
Il rimando allo schema del dlgs 226/05 di Moratti, ci riconduce alla tripartizione dell’orario in
Insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti
Insegnamenti obbligatori a scelta dello studente
Insegnamenti facoltativi
Ma, soprattutto, ci rimanda agli ordinamenti ed alle indicazioni nazionali del Gabinetto Moratti (con tutto il suo fardello ideologico di strane commistioni cattoliberiste sospese tra famiglia e mercato) e con tutto ciò che questo significa per noi: recuperare ed aggiornare urgentemente l’elaborazione che facemmo a suo tempo – che è stata molto ricca e variegata - , cercare di coniugarla con i nuovi scenari dell’obbligo e della devoluzione, con
[1] Cfr. http://www.kelebekler.com/occ/scuola02.htm , http://www.fisicamente.net/ ,
[2] S.Pace, 3 aprile 2008, Ischia, convegno Tecnodid sulla contrattazione di istituto.
mercoledì 5 novembre 2008
-- Il comunicato degli studenti del Pansini del 16.10.2008
COMUNICATO STAMPA DEGLI STUDENTI
Gli studenti del liceo classico”Pansini” di Napoli, per protestare contro i provvedimenti Gelmini e l’attacco alla scuola statale e al diritto allo studio, hanno deciso di NON SOSPENDERE LE LEZIONI ma di tenere l’occupazione della scuola nel pomeriggio e nella notte. Intendiamo, infatti, continuare nel nostro lavoro di studio ed approfondimento politico dei problemi senza tirarci indietro dai nostri doveri di cittadini.
Tale decisione vuole rimarcare che il DIRITTO ALLO STUDIO E’ INVIOLABILE e che gli studenti e i lavoratori della scuola sono uniti in questo momento così difficile per la democrazia italiana.
Gli studenti ricordano a tutti e invitano alla “LUNGA NOTTE DELLA SCUOLA” organizzata per venerdì 24 ottobre dalle ore 19,00 in piazza Quattro Giornate (stadio Collana, Vomero) per rendere visibile alla cittadinanza le ragioni della Scuola contro i provvedimenti del Governo e ribadire l’unità di intenti e di obiettivi tra studenti e lavoratori.
Gli studenti del liceo classico”Pansini” di Napoli, per protestare contro i provvedimenti Gelmini e l’attacco alla scuola statale e al diritto allo studio, hanno deciso di NON SOSPENDERE LE LEZIONI ma di tenere l’occupazione della scuola nel pomeriggio e nella notte. Intendiamo, infatti, continuare nel nostro lavoro di studio ed approfondimento politico dei problemi senza tirarci indietro dai nostri doveri di cittadini.
Tale decisione vuole rimarcare che il DIRITTO ALLO STUDIO E’ INVIOLABILE e che gli studenti e i lavoratori della scuola sono uniti in questo momento così difficile per la democrazia italiana.
Gli studenti ricordano a tutti e invitano alla “LUNGA NOTTE DELLA SCUOLA” organizzata per venerdì 24 ottobre dalle ore 19,00 in piazza Quattro Giornate (stadio Collana, Vomero) per rendere visibile alla cittadinanza le ragioni della Scuola contro i provvedimenti del Governo e ribadire l’unità di intenti e di obiettivi tra studenti e lavoratori.
-- Il documento dei Docenti del Pansini
DOCUMENTO DELL'ASSEMBLEA DEI LAVORATORI DEL PANSINI - COMUNICATO di DOCENTI e PERSONALE ATA del 16.10.2008
I lavoratori del Liceo Classico Adolfo Pansini di Napoli, riuniti in assemblea sindacale il 16/10/2008,
manifestano la loro indignazione e la ferma protesta di fronte agli interventi del Governo in materia scolastica per:
· il grave attacco alla democrazia perpetrato con l’abuso del decreto legge e del ricorso sistematico alla fiducia;
· i ripetuti colpi inferti all’istruzione, alla cultura, alla ricerca, per motivazioni unicamente economiche, con provvedimenti miopi che isolano l’Italia dal contesto europeo;
· la gravissima e preordinata sottovalutazione del ruolo della scuola statale come spazio di uguaglianza, democrazia, crescita culturale di cittadini consapevoli;
· la drastica riduzione del tempo scuola e il blocco del turn over, con la conseguente soppressione di posti di lavoro, a danno soprattutto dei giovani e dei precari;
· il mancato coinvolgimento delle componenti della scuola nella discussione e nella programmazione degli interventi in materia scolastica;
· le strumentali accuse alla professionalità e all’impegno dei docenti, lesive della dignità di lavoratori, educatori e formatori, attraverso una sistematica e programmata campagna di disinformazione e denigrazione;
· la sottrazione di risorse alla scuola statale che, soprattutto in alcune zone del paese, rappresenta l’unico baluardo contro le infiltrazioni della criminalità tra i giovani;
Ø sottolineano come questi interventi mirino alla destrutturazione della scuola statale, anche a vantaggio della scuola privata, per la quale non si ipotizzano vincoli, limitazioni e tagli di sorta;
Ø evidenziano il tardivo intervento dei sindacati di fronte ad un attacco storico di inaudita gravità alla scuola e più in generale alla democrazia
INVITANO LA CITTADINANZA TUTTA A PARTECIPARE ALL’INIZIATIVA DI PROTESTA
“LA LUNGA NOTTE DELLA SCUOLA”
PIAZZA QUATTRO GIORNATE
VENERDI’ 24 OTTOBRE 2008 DALLE ORE 19
I lavoratori del Liceo Classico Adolfo Pansini di Napoli, riuniti in assemblea sindacale il 16/10/2008,
manifestano la loro indignazione e la ferma protesta di fronte agli interventi del Governo in materia scolastica per:
· il grave attacco alla democrazia perpetrato con l’abuso del decreto legge e del ricorso sistematico alla fiducia;
· i ripetuti colpi inferti all’istruzione, alla cultura, alla ricerca, per motivazioni unicamente economiche, con provvedimenti miopi che isolano l’Italia dal contesto europeo;
· la gravissima e preordinata sottovalutazione del ruolo della scuola statale come spazio di uguaglianza, democrazia, crescita culturale di cittadini consapevoli;
· la drastica riduzione del tempo scuola e il blocco del turn over, con la conseguente soppressione di posti di lavoro, a danno soprattutto dei giovani e dei precari;
· il mancato coinvolgimento delle componenti della scuola nella discussione e nella programmazione degli interventi in materia scolastica;
· le strumentali accuse alla professionalità e all’impegno dei docenti, lesive della dignità di lavoratori, educatori e formatori, attraverso una sistematica e programmata campagna di disinformazione e denigrazione;
· la sottrazione di risorse alla scuola statale che, soprattutto in alcune zone del paese, rappresenta l’unico baluardo contro le infiltrazioni della criminalità tra i giovani;
Ø sottolineano come questi interventi mirino alla destrutturazione della scuola statale, anche a vantaggio della scuola privata, per la quale non si ipotizzano vincoli, limitazioni e tagli di sorta;
Ø evidenziano il tardivo intervento dei sindacati di fronte ad un attacco storico di inaudita gravità alla scuola e più in generale alla democrazia
INVITANO LA CITTADINANZA TUTTA A PARTECIPARE ALL’INIZIATIVA DI PROTESTA
“LA LUNGA NOTTE DELLA SCUOLA”
PIAZZA QUATTRO GIORNATE
VENERDI’ 24 OTTOBRE 2008 DALLE ORE 19
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