mercoledì 25 febbraio 2009

-- “La Controriforma Gelmini:quale futuro per l’istruzione”

Invio info sul convegno in oggetto.

Barbara Pianta Lopis

C E S P
Centro Studi per la Scuola Pubblica
Viale Manzoni 55, 00185 Roma – Tel. 06/70.452.452 fax 06/77.20.60.60
Sede di NAPOLI: vico Quercia 22, Tel/fax081/5519852
Corso nazionale di Formazione per il personale ISPETTIVO, DIRETTIVO, DOCENTE e ATA della scuola pubblica statale “La Controriforma Gelmini: quale futuro per l’istruzione”
Lunedì 2 Marzo 2009
Sala Gemito (di fronte al Museo Nazionale)
Piazza Museo NAPOLI
Ore 8.30 – 13.30


ORE 8,30 Registrazione partecipanti
ORE 9, 00 Inizio lavori
Relazioni
Teresa VICIDOMINI , insegnante elementare, esecutivo nazionale COBAS-scuola
Scuola dell’infanzia e primaria: modelli pedagogici e tempo scuola.
Liliana SANTOSPIRITO, docente di Scienze, La scuola media: l’anello mancante…
Massimo MONTELLA, docente Liceo classico “Vittorio Emanuele” Napoli - Licei, istruzione tecnica, professionale e nuove generazioni.
Collettivo PRECARI, NAPOLI, Precari e precarizzazione della scuola.
Anna Grazia STAMMATI, Presidente nazionale CESP.. Da Berlinguer a Gelmini: il completamento dell’Autonomia scolastica.

Coordina i lavori Francesco AMODIO,
già componente CNPI.

Seguirà confronto relatori-partecipanti

Il CESP è Ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (D.M. 25/07/06 prot.869)

Esonero dal servizio art. 64 CCNL 2006/2009
Sarà rilasciato ATTESTATO
Informazioni ed iscrizioni: 3387403243 – 3477740216

-- C'ERA UNA SCUOLA: MADONNA ASSUNTA.

C'ERA UNA SCUOLA: MADONNA ASSUNTA.
Storie di
ordinaria Politica e di ordinaria Amministrazione-Burocrazia a NAPOLI

C'era una scuola.
C'era una scuola di 570 bambini. Era una delle due sole scuole a tempo pieno sul erritorio cittadino.
C'era una scuola che si fondava sul metodo naturale di Freinet, che utilizzava una programmazione per sfondo integratore e per progetti, una metodologia laboratoriale, la biblioteca di classe in luogo dei libri di testo, il metodo di Le Bohec per l'apprendimento della letto-scrittura, le uscite sul territorio quindicinali, il campo scuola.
Era una scuola che accoglie i disabili con amore e professionalità.
C'era una scuola le cui docenti collaborano stabilmente con l'istituto di ricerca di
didattica della matematica della Federico II.
Una scuola in cui i miei figli ed io siamo cresciuti insieme alle maestre, agli altri bambini e agli altri genitori. Un luogo di condivisione, di passione civile, di amore per la scoperta e per il sapere.
C'era una scuola della quale i miei figli mi dicono con rammarico:
" A Madonna Assunta ci abituavano alla collaborazione, alla solidarietà. Adesso alle medie ci spingono alla competizione. Per loro l'unica cosa che conta è il voto"
oppure: "Mamma, ma le maestre devono proprio farlo losciopero di venerdì?"

C'era una scuola in cui sono stati spesi circa 600.000 euro per lavori di ristrutturazione e adeguamento alla 626 ed è una scuola con barriere architettoniche per i disabili, senza riscaldamenti, che si allaga quando piove, con un ascensore costato, appena due anni fa, 95.000 euro e che non si potrà mai più riparare, con l'acqua che scorre nei laboratori dai bagni sovrastanti, con i gabinetti che si allagano di acqua che sgorga da terra.

C'era una scuola che denunciò tutto questo alla Procura della Repubblica e alla
Corte dei Conti.

C'era una scuola nella quale, nonostante tutto questo, le maestre lavorano sempre oltre il loro orario di lavoro, moltiplicando "per enne" le quattro ore di compresenza, e nella quale i bambini amano andare e restare e che pone un problema quando è chiusa d'estate.

Questa scuola è il
plesso Madonna Assunta del 73° circolo didattico di Napoli.

C'era poi la cecità delle istituzioni, l'indifferenza e l'inettitudine della locale classe politica che, nei comizi e nelle occasioni pubbliche (anti-Gelmini e non),
riempie i propri discorsi di necessità di sostenere l'istruzione, il tempo
pieno (ancor più nelle aree deprivate), di salvare la scuola dagli attacchi e
dai tagli del governo, ma che da amministratrice non muove un dito per
realizzare ciò che dichiara e, talora, lavora per affossare quanto vi è di
eccellente.

C'era poi una prescrizione dei Vigili del fuoco del 6 febbraio che ingiunge alla Dirigente di limitare immediatamente il numero delle persone a 375 sullle attuali 620!

Il cuore ci si riempie d'angoscia.... C'era una scuola e ..... non ci sarà più.

Una mamma ed una cittadina.

-- La situazione campana dell'edilizia scolastica è ormai allo

La situazione campana dell'edilizia scolastica è ormai allo sfascio. Non possiamo pensare che ogni scuola autonomamente, possa risolvere da sola i propri guai. I tagli passano anche attraverso la riduzione dei plessi, perchè inagibili. Dal Pansini al Vico, dal Madonna Assunta, alla Maiuri, i soldi per la manutenzione ordinaria e straordinaria non ci sono. I ns. figli hanno diritto ad una scuola pubblica uguale su tutto il territorio, ambienti sani ed idonei, sicuri e belli. Non pretendiamo la scuola svedese, ci basterebbe quella bolognese. Facciamo una vertenza nazionale. Pretendiamo i ns. diritti.
Barbara Pianta Lopis

domenica 22 febbraio 2009

-- La scuola non vede i disabili

-perché aLL'aumento progressivo dei bambini disabili si assiste ad
una riduzione del numero di insegnanti di soslegno?
-quando la continuità didattica diventerà un valore pedagogico da
affermare nell'interesse dell'alunno disabile come previsto dalla
legge 104/92?
-come si pensa di realizzare la integrazione se si abroga [schema di
regolamento sugli organici e formazione delle classi legge 133
dicembre 2008) il limite massimo di alunni disabili per classe?
-quando si metteranno in condizione i docenti curricoLari di "formare
ed aggiornare" Le loro competenze sulla disabiLità che oggi [ricerca
Invalsi 2006) riguarda soLo il 30"/. di essi?
-quando il requisito della competenza diventerà obbligatorio per i
dirigenti scolastici che [ricerca Invalsi 2006) evidenzia come appena
i125% di essi sia in possesso di un titolo di specializzazione o di aver
frequentato corsi sulla integrazione dei disabili?
-quando la scuola potrà assicurare ai bambini disabili il supera mento
delle barriere architettoniche come previsto daLL'art, 24 delLa legge
104/92 e successivo DPR 503/96?
-perché nessun governo negli ultimi 15 anni ha ritenuto opportuno
risolvere la delicata questione delL'assistenza igienica dei bambini
disabili ?
-quando si renderanno obbligatori i corsi di formazione per i
collaboratori scolastici come "non previsto" dagli articoli 47 e 48 del
CCNL deI29/11/07?
-quando gli enti locali responsabiLi, comune e provincia attiveranno
,come previsto daLL' art. 13 comma 3 della legge 104/92 ,le figure
professionali degli assistenti aLL' autonom ia ed alla comunicazione?
WNW, tuttiascuola,org
335,8724337 -

mercoledì 18 febbraio 2009

-- Cgil: riprendere la battaglia per la laicità della scuola

Da www. Tuttoscuola.com


Si è svolto oggi il seminario della Cgil sul tema ''Quale laicità nella scuola pubblica?", organizzato nella sede della Confederazione.

"E' urgente riprendere la battaglia, politica e culturale, per la laicità della scuola pubblica", hanno detto il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini, e quello del sindacato di categoria, la Flc-Cgil, Domenico Pantaleo.

Di questa battaglia fa parte, secondo i sindacalisti, anche il ridimensionamento dell'insegnamento della religione cattolica (IRC). Questa è l'argomentazione: nella scuola primaria, come anche nella scuola per l'infanzia, sono previste due ore di Irc all'interno delle ore curricolari. "Appare evidente che mentre su un orario di 30 ore settimanali l'incidenza di questo insegnamento era pari al 6,7%, con i regolamenti proposti dal Ministro Gelmini, che prevedono 24 ore curriculari, la sua incidenza diventera' dell'8,3%. Ed e' anche cosi' che l'insegnamento della religione cattolica sara', oltre che tutelato, addirittura potenziato''.

Non è giusto, proseguono i sindacalisti, che in tempi di tagli e sacrifici per tutti, con la annunciata riduzione di 140.000 lavoratori della scuola in tre anni, non venga toccato nessuno dei 15.000 docenti di ruolo di religione cattolica o degli altri 10.000 docenti che insegnano religione con contratto a tempo determinato.

Ponendosi da un punto di vista più generale, inoltre, la Cgil auspica che aumenti il numero di coloro che non si avvalgono dell'IRC, anche per evitare che l'arrivo tra i banchi di un crescente numero di alunni immigrati possa suscitare conflitti di carattere etnico-religioso. ''All'immigrato di altra religione che oggi arriva nel nostro paese e va a iscrivere i figli a scuola, si pone davanti un elemento di ricatto oggettivo che, fatta salva la dignita' di chi riesce a rivendicare con coerenza il rispetto del diritto a una libera scelta, può avere - sostiene la Cgil - due derive: l'una costituita dall'accettazione, più o meno sincera, della religione maggioritaria come parte di una integrazione socio-culturale a cui si ambisce, e quindi, a maggior ragione, dell'Irc come elemento di non discriminazione per i figli secolarizzati, l'altra costituita dalla spinta a dar vita a gruppi religiosi propri e separati, con scuole proprie''.

In occasione del convegno la Cgil ha anche presentato un rapporto che si basa sulle interviste raccolte tra i genitori che, tendenzialmente, vorrebbero non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.

domenica 15 febbraio 2009

-- IL PARERE DEL CNPI sui voti nella primaria

CONCLUSIONI
Il CNPI critica fortemente la scelta di fondo sottesa al Regolamento in quanto non coerente con le prerogative delle istituzioni scolastiche autonome, lese sui principi che regolano l’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, di sperimentazione e sviluppo secondo quanto disposto dal DPR 275/99.
Il CNPI rileva come il Regolamento, nel prospettare un’ampia offerta di tempi scuola, possa alimentare nelle famiglie aspettative che, in assenza di congrue e correlate risorse, potranno difficilmente essere soddisfatte mettendo la scuola nella difficile situazione di dover riorientare le scelte e riorganizzare l’offerta.
Il CNPI ritiene, infine, che le criticità evidenziate compongono un quadro formativo che compromette l’efficacia dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione, lede la dignità dell’istituzione scolastica pubblica, non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta sull’intero territorio nazionale.
IL SEGRETARIO IL VICE PRESIDENTE
Maria Rosario Cocca Mario Guglietti

-- Le circolari sono atti non vincolanti

Scritto da Salvatore Pizzo* , cronista giudiziario in Parma docente di
scuola primaria statale
venerdì 13 febbraio 2009
Le norme che mancano, considerazioni
dopo i fatti della "Longhena"
di Bologna
Una norma per creare obblighi di fare o non fare dev'essere vigente,l'avvocato Mariastella Gelmini del Foro di Brescia, quale operatoredel diritto ce lo insegna. In merito alla valutazione in decimi, chesi vorrebbe considerare già pienamente reintrodotta nella scuoleprimarie e secondarie di primo grado, va ricordato la norma chedovrebbe disciplinare la fattispecie al momento manca, essa non èstata inserita nell'ordinamento: si tratta del regolamento attuativoprevisto dall'articolo 3 comma 5 della legge 30 ottobre 2008 n.169, lacosiddetta "Riforma Tremonti - Gelmini". Allo stato attuale ilregolamento è ancora al vaglio degli organi competenti, esso sarà
vigente solo se e quando saranno concluse le fasi di controllopreviste ed una volta promulgato con Decreto del Presidente dellaRepubblica. Ovviamente i funzionari del Ministero della PubblicaIstruzione, di fronte alla mancanza di norme, non hanno mai emessoatti autoritativi in merito alla reintroduzione della valutazionenumerica, esistono solo due circolari, entrambi firmate dal direttoregenerale dell'ufficio VI "per gli ordinamenti del sistema nazionale diistruzione e per l'autonomia scolastica" dottor Mario Giacomo Dutto,la Circolare n.100 dell'11 dicembre 2008, e la circolare n.10 del 23gennaio 2009. Trattandosi di circolari si tratta di atti meramenteesplicativi che non creano obblighi nei confronti dei destinatari, a
maggior ragione ciò non sussiste se esse sono relative a norme non
ancora vigenti. La Corte di Cassazione ha più volte chiarito che le
circolari non sono atti normativi, ciò anche in un recentepronunciamento, nella sentenza n. 237 del 2009 si legge che "lecircolari non vincolano gli uffici gerarchicamente subordinati (...) aiquali è data facoltà di disattendere il contenuto delle direttivesenza che tale comportamento possa essere invocato quale causa dinullità o vizio dell'atto impositivo per difformità rispetto allacircolare esplicativa" . Un orientamento che era stato già chiaritodalla stessa Corte di Cassazione, sezioni unite civili (Sentenza 2novembre 2007, n. 23031). Una giurisprudenza che dovrà esseresicuramente valutata alla luce della determinazione di sottoporre adispezione, le determinazioni di coloro che ricoprono il pubblico
ufficio di docente della scuola primaria "Longhena" di Bologna, i
quali pur attenendosi ad un preciso ordine di servizio adottato dlDirigente Scolastico, che reintroduceva la valutazione numerica solosulla base delle circolari e non di atti normativi vigenti, hannoinserito la valutazione in decimi esprimendola con il massimopunteggio "10". L'anno scolastico è iniziato quando nemmeno la legge
169/2008 era vigente, nei primi due mesi non esisteva la valutazionein decimi, ed i giudizi (non numerci) avevano una scala di valori didiversa: l'introduzione in itinere ha creato un'evidente impossibilitàdi procedere ad una conversione della valutazione in cifre numeriche.La valutazione intermedia (primo quadrimestre) è di fatto tecnicamenteimpossibile, quindi nel dubbio, esprimendo il massimo, i docenti dellascuola "Longhena" hanno adottato la decisione più favorevole al finedi non ledere legittimi interessi dell'utenza. Coloro, politici dialto livello, che sostengono la sussistenza di violazioni normative,sanno benissimo che nel caso di specie semplicemente esse non esistono.
Salvatore Pizzo*
Cronista giudiziario in Parma e docente di scuola primaria statale
Ultimo aggiornamento ( sabato 14 febbraio 2009 )

martedì 10 febbraio 2009

-- DISINNESCHIAMO SUBITO IL DDL APREA!!!

Gemma Gentile
7 febbaio 2009




SE CI VOGLIONO FRANTUMARE, NOI DOBBIAMO RICOMPORCI



Bisogna agire in fretta. Siamo obbligati a farlo dalla deriva autoritaria di questo Governo e dalla gravissima crisi istituzionale maturata mentre stendevo questo scritto. Gli esiti sono incerti e potrebbero sfociare anche in un “gelliano” colpo di Stato. E' la dimostrazione che l'attacco ai diritti mediante l'uso continuo dei decreti atti a sregolare ogni legge che disturbi i disegno governativi, l'attacco senza precedenti in questi mesi alla Magistratura e oggi anche alla figura del Presidente della Repubblica che per la prima volta non ha firmato, la minaccia del Presidente del Consiglio di un colpo di mano costituzionale per avere libertà piena sulla decretazione, l'uso arrogante come “buca della posta” del Parlamento (oltretutto debole e con un'opposizione ombra), riguarda tutti noi e in generale rende più chiaro che la Scuola non ha “chance” se combatte isolata. Siamo sull'orlo di un regime che colpisce lo Stato della Costituzione. Come persone di scuola dobbiamo fare la nostra parte.

Il silenzio sul DDL Aprea mi terrorizza. I tagli e le disposizioni gravissime contenuti in decreti vari, tramutati in leggi, regolamenti, circolari e note più o meno illegali rappresentano il tentativo di indebolire la scuola e di affamarla. E' giusto quindi rispondere ai singoli attacchi, difendendo la nostra dignità di insegnanti ed i nostri alunni. Non si può però ignorare che tutti questi bombardamenti sono il preludio al colpo di annientamento finale. E' il DDL Aprea la legge di sistema, volto a cancellare la scuola statale in modo definitivo, quello che la decostituzionalizza, laprivatizza e la ristruttura in tal senso. Il movimento delle segreterie della Buona Scuola, che raccoglie le iscrizioni contro l'impoverimento della scuola è forte e da apprezzare. Penso però che, al di là di questa giusta lotta, sferrata al Centro-Nord nelle scuole del primo ciclo (è di difficile realizzazione dove non c'è il tempo pieno), e a quella dei ricorsi giudiziari sulle leggi approvate, sia necessario subito mettere in campo le forme di protesta contro il disegno di legge Aprea che sta per approdare alla discussione parlamentare, che potrebbero coinvolgere anche il resto della scuola.

Nella scuola c'è lo stesso disorientamento che percorre tutta la società, che sembra non riesca a trovare gli anticorpi che l'aiutino a reagire agli attacchi gravissimi ai diritti che colpiscono i settori chiave della società.
Di fronte all'inadeguatezza della risposta del “popolo sull'acqua bollente”, sia che si tratti di persone appartenenti alla scuola oppure alle imprese o ai territori, ecc., e davanti ai continui attacchi finalizzati al nostro “annientamento”, mi chiedo come siamo arrivati a tanto e quali siano i motivi dell'odierna parziale afonia o incapacità di una congrua reazione.

Quando negli anni '60 partecipavo alle lotte per trasformare la scuola e l'università e per una maggiore giustizia sociale, non avrei mai immaginato di vivere agli albori del terzo millennio una situazione tanto drammatica. Tanti furono i limiti e gli errori di allora (e come poteva non essere!), ma ne conseguirono l'egualitarismo salariale (aumenti uguali per tutti), l'eliminazione delle gabbie salariali, lo Statuto dei diritti dei lavoratori, la chiusura dei mostruosi manicomi, l'eliminazione di quegli altri ghetti costituiti dalle scuole e dalle classi differenziate con la nuova legislazione a favore dei portatori di handicap, gli organi collegiali nella scuola, l'inizio di una ricerca di una didattica rinnovata, ecc. Era il tentativo di rifiutare la meritocrazia del mercato, nella consapevolezza che questa dà luogo ad una valutazione ingiusta in una società dove pochissimi uomini detengono la stragrande maggioranza delle ricchezze e quindi partono da situazioni di vantaggio imparagonabile.

Iniziò però quasi da subito l'inesorabile manovra del potere per riassorbire tutto. In un clima torbido creato dallo stragismo, cominciarono le ristrutturazioni delle imprese e la loro delocalizzazione, accompagnate alle continue chiusure e minacce, la richiesta unilaterale di sacrifici ai lavoratori per “sanare la crisi inflattiva” (ieri come oggi...), l'attacco alla scala mobile, i patti concertativi capestro, l'inizio susseguente della manomissione del testo costituzionale con la bicamerale, la riforma del Titolo V, le guerre camuffate da necessità di sicurezza, ecc.
Nel settore istruzione all'inizio emersero segnali contraddittori: mentre per la scuola la Falcucci, e poi Galloni (DC entrambi) riformarono in modo migliorativo le elementari, lo stesso Galloni e il socialista Ruberti aprirono le porte dell'università alla privatizzazione, contrastato dal movimento della Pantera , lasciato solo dai docenti di allora. Ci pensò Berlinguer a generalizzare la destrutturazione in senso privatistico dell'Istruzione investendo anche la scuola con la sua riforma che rispondeva al disegno europeo delineato nel 1998-99 dal Processo di Bologna e nel 2000 dal Convegno di Lisbona. Ma quello che è seguito è noto a tutti.

Era successo che, a fronte della tendenza alla ricomposizione in nome dei diritti, era iniziato a spirare il vento neoliberista che pretese dalla politica campo libero per sé per ottimizzare i profitti e neutralizzare a proprio favore gli effetti della crisi sistemica che stava avanzando già. L'economista liberista Milton Friedman della Scuola di Chicago, premio Nobel per l'Economia nel 1976 e allievo di Von Hayeck, fu tra i propugnatori del libero mercato planetario, a cominciare dal Cile di Pinochet di cui fu consigliere. Ma, a livello globale, tali teorie si fortificarono negli anni '90 con la fondazione del WTO (globalizzazione neo liberista dei mercati), a cui aderirono 136 Paesi. Così i potenti della Terra decisero la destrutturazione e l'annullamento delle salvaguardie e dei diritti, compresi i contratti di lavoro. Lo stato sociale andava ovunque abbattuto, perché era di ostacolo ai nuovi campi di penetrazione per l'impresa, costituiti dai settori pubblici, quali la Sanità, l'Istruzione statale, i Beni pubblici in generale, compreso il Patrimonio artistico, ecc. Cominciò lo smantellamento di tutto, in nome della modernità e della Ma siamo all'oggi.

Il liberismo economico necessita dell'ideologia del darwinismo sociale. Si è così aperta l'arena per i novelli gladiatori. Le gare consistono nelle scalate al “merito”; vince chi lecca più i superiori e obbedisce anche ad ordini ingiusti e chi offre la sua capacità lavorativa come merce meno costosa. Unica cosa importante è vincere sugli altri: pazienza se si tratta solo di una vittoria tra “schiavi”! E' un ritorno anche qui all'ideologia diffusa tra la borghesia dell'Ottocento e del primo Novecento, ma deve apparire come massima modernità, l'inveramento della massima libertà per tutti. Certo, negli ultimi tempi qualche scricchiolio più forte il sistema neoliberista comincia a provocarlo, ma è rischioso aspettare che imploda da sé, mentre nel frattempo continua a diffondere rovine e morti. E' necessario quindi che i gladiatori riconoscano di essere schiavi e non liberi oppure (se si preferisce) che quelli che sono “sull'acqua bollente” si rendano conto di essere nella pentola in procinto di essere cotti e sconfiggano chi li vuole cuocere.

Per contrastare un disegno che destruttura la Scuola, la Sanità, i rapporti di lavoro e altro, sregolando la stessa Costituzione e il sistema giudiziario non è sufficiente mobilitarsi dove si può, ognuno nel proprio settore, contrastando semmai solo giorno per giorno l'ultima tegola caduta sulla testa. E' indispensabile individuare anche i punti nodali su cui dare battaglia e cercare la ricomposizione dei soggetti colpiti, attraverso la maturazione di una coscienza comune e mediante la solidarietà nella lotta.

Se pensiamo alla Scuola, è dunque importante che la lotta ai tagli si generalizzi con la ribellione al disegno Aprea, che costituisce la soluzione finale di annientamento della scuola dello Stato.
Bisogna far presto. Continua l'opera di sfaldamento e di smantellamento: ogni giorno c'è un pezzo che cade. Solo negli ultimissimi giorni, leggiamo che il MIUR ha inviato una nota alle scuole per comunicare che non vi saranno soldi per il loro funzionamento; siamo al ricatto per fame. Credo che l'Aprea si avvicini. E che dire delfederalismo scolastico giudicato dalla Bastico ottima soluzione, in armonia con la politica dell'opposizione “ombra”?

Per vincere però una battaglia di tali proporzioni, ripeto, è necessario anchegeneralizzare gli obiettivi di lotta oltre la scuola, collegandoci all'Onda universitaria, ai precari dentro e fuori la scuola, agli operai cassintegrati e minacciati di licenziamento (Fiat, ecc.), ai lavoratori pubblici e della Sanità, alle reti territoriali che difendono dai continui attacchi i beni comuni e la democrazia ogni giorno. Bisogna trovare anche il modo di comunicare con tutti quelli che in Europa respingono le loro leggi di distruzione della scuola pubblica, in conformità con la politica neoliberista europea. Quando i mesi scorsi la nostra Onda infuriava, in tanti Paesi europei si sono svolte lotte di solidarietà. Anche noi dovremmo essere più aperti e lungimiranti. Qualche giorno fa milioni di francesi hanno scioperato e manifestato per la scuola.

La direttiva Bolkestein per quanto modificata e il liberismo contrattuale mettono in concorrenza i lavoratori europei, come emerge in questi giorni in Inghilterra nel triste scontro tra operai inglesi e italiani; nello stesso senso vanno la legge Aprea e la svalutazione dei contratti nazionali a favore di quelli aziendali: si vuole arrivare ad un nuovo corporativismo, caro alle dittature. Sono questi altri motivi che rendono indispensabile e urgente un'inversione di tendenza verso la ricomposizione, terreno abbandonato dalle rappresentanze.
Ma i movimenti non devono restare soli: sarebbe ora che i sindacati dimostrassero uno per uno di essere tali (penso essenzialmente ai non firmatari) e si assumessero le loro responsabilità senza cedimenti: oltretutto li vogliono stendere stecchiti!. Il loro compito è quello di difendere i lavoratori e non trovare soluzioni al Governo per togliere le castagne dal fuoco a chi vuole aumentare lo sfruttamento e svendere la scuola per guadagnare sulla crisi. Qualsiasi altra esitazione dimostrerà che di loro è rimasto solo un involucro vuoto e allora nessuno più sarà disposto a difenderli da chi li vuole distruggere.

Napoli, 07-02-2009

lunedì 9 febbraio 2009

-- L'APPELLO DI "LIBERTA' E GIUSTIZIA" AGLI ITALIANI

“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.
Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio

Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.

Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.

Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.

Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.

La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.

La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.

Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.

Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero.

Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno.

Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.

Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.

Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.

Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.

Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.

Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.

giovedì 29 gennaio 2009

-- "Onda su Onda":

Domenicaut - puntata 07

"Onda su Onda": una videonarrazione del movimento studentesco napoletano e nazionale realizzata in collaborazione da InsuTv e da Onda 2.0.
Trasmessa il 18 gennaio nei cieli di Napoli e sul web, puoi ora guardare e scaricare separatamente tutti i singoli video al link:

http://www.insutv. it/domenicaut/ numero-puntata/ 07

La video-documentazion e del movimento, la fiction, le interviste, il professore di gastronomia, la musica, il Tg-Onda...

-- Progetto di legge Aprea.

Inviato: Mercoledì 28 gennaio 2009, 12:39:39
Oggetto: [gelmini_no] CGIL Scuola e DDL Aprea

Fonte CGIL Scuola.


Progetto di legge Aprea. Audizione delle OO.SS. presso la VII Commissione Cultura della Camera 28-01-2009 | Scuola Si è tenuta ieri, presso la VII Commissione Cultura della Camera, l'audizione delle Organizzazioni sindacali di categoria sulle proposte di legge aventi per oggetto le norme di autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché la riforma dello stato giuridico dei docenti.
La Commissione cultura ha costituito un comitato ristretto con lo scopo di prendere in esame le varie proposte di legge sui citati argomenti, partendo dal testo base (PdL. n. 953) presentato al Parlamento dall'on. Aprea, presidente della VII Commissione, testo del quale abbiamo fornito informazioni e valutazioni fin dalla sua prima presentazione.

Intervenendo come FLC Cgil, abbiamo rilevato in premessa che siamo in presenza di un provvedimento che scardina alle radici il nostro sistema di istruzione e ciò richiede come non mai un confronto vero sia con il mondo della scuola che con la società.
Secondo la FLC, il testo Aprea interviene in modo sostanziale sull'impianto costituzionale ed è proprio per questo che c'è la necessità di un approfondimento vero delle tante questioni che la proposta di legge affronta. A questo proposito abbiamo ricordato la lettera unitaria, a firma dei segretari generali confederali e di categoria dello scorso 23 luglio, nella quale si denunciava l'intenzione, contenuta nella proposta di legge, di intervenire sulla formazione in servizio, inquadramenti, progressioni di carriera e sulla retribuzione, nonché sui diritti di rappresentanza e di tutela dei lavoratori della scuola, prefigurando in tal modo il ripristino del regime pubblicistico su tali materie, ora di competenza contrattuale..

Abbiamo, quindi, elencato i punti principali della proposta Aprea che vedono la netta contrarietà della FLC Cgil: la possibilità di trasformazione delle scuole in fondazioni – che mina alle radici la funzione pubblica della scuola della Repubblica, a favore di una sua soggezione agli interessi politici ed economici estranei alla scuola quale comunità educante; il ritorno allo stato giuridico dei docenti; la mancanza assoluta di ogni riferimento al personale ATA - che è soggetto importante della scuola autonoma il cui ruolo va riconosciuto e valorizzato; le forme di reclutamento del personale ed i percorsi della formazione iniziale.

Abbiamo rilevato la contraddizione, su questi ultimi aspetti, con quanto deciso, nel luglio scorso, dal Ministro dell'istruzione che, in attuazione della norma contenuta nella Finanziaria 2008, Legge 244/07 art. 3 comma 416, ha costituito un gruppo di lavoro con il compito di "…definire i requisiti e le modalità della formazione iniziale e della attività procedurale per il reclutamento del personale docente….". Peraltro, abbiamo rilevato, non si può parlare del futuro sistema di reclutamento, senza prefigurare contestualmente soluzioni per chi è inserito nelle attuali graduatorie ad esaurimento, che vedono circa 250.000 persone, in possesso di titoli, accademici e professionali, accumulati in anni di precarietà, che attendono di conoscere il proprio destino occupazionale. Oltretutto con i tagli imposti dall’Economia, in alcune realtà territoriali e per alcune classi di concorso, si profila lo spettro di un loro mancato esaurimento nei prossimi anni!

Il fatto, poi, che si prefiguri la costituzione di un’area contrattuale, ridotta nelle competenze ma riservata ai soli docenti, con la evidente conseguenza, sottintesa a questo disegno, di affidare i destini contrattuali del personale ATA ad altra area, è in palese contraddizione con le proposte del ministro Brunetta che tende, al contrario ad una riduzione delle aree contrattuali attraverso l’accorpamento di quelle esistenti.
Secco no è stato ribadito anche sulla proposta della separazione delle carriere dei docenti, che tende a rompere l'unitarietà della funzione docente, con la creazione di insegnanti di serie a e di serie b: per la FLC il possesso dei necessari titoli richiesti per l'insegnamento è la condizione che definisce l’essere insegnante.

Ma anche la proposta di ridefinizione degli organi di governo dell'istituzione scolastica, operazione senza dubbio necessaria, svela un'idea di scuola subalterna alle scelte ed agli interessi di soggetti, privati, che si intende far entrare nell’attività di indirizzo dell’istituzione scolastica, la cui autonomia progettuale e professionale subirebbe, contrariamente a quanto si proclama, un pesante vulnus.

Nel concludere il nostro intervento, abbiamo affermato che la scuola ha certo bisogno di interventi che la migliorino anche sotto l'aspetto organizzativo ma le norme contenute in questa proposta di legge ottengono solo un unico e certo risultato:lo smantellamento della scuola della Repubblica, come la Costituzione l’ha pensata e disegnata.
Abbiamo infine chiesto all'on. Aprea di prevedere altri momenti di confronto sull'andamento dei lavori in Commissione, dato che molte sono le proposte di legge in materia presentate sia da parlamentari della stessa maggioranza che dall’opposizione e non sappiamo quale sarà il testo di legge che sarà sottoposto all’esame del Parlamento.

Ribadendo che l'impianto della proposta mira a scardinare il sistema di istruzione, riteniamo sia doveroso non considerarla come ordinaria proposta di legge e abbiamo auspicato che la maggioranza non tenti, ancora una volta, di "distrarre" l'opinione pubblica con dibattiti su questioni marginali.
La posta in gioco è alta e vanno fornite puntuali informazioni e garantito un confronto ampio dentro e fuori la scuola, perché dirompente sarebbe l'effetto del provvedimento, se venissero approvate le norme contenute nel provvedimento Aprea, non solo sul nostro sistema di istruzione, ma anche sul ruolo della scuola in rapporto al modello sociale ed economico che si intende costruire.
L'on. Aprea, nel chiudere la riunione, ha preso l'impegno di programmare altri momenti di confronto primo del passaggio del testo finale in sede referente. ribadendo che il testo sul quale continuerà a lavorare la Commissione è quello da lei proposto.

Roma, 28 gennaio 2009

-- Il Miur comunica alle scuole di fare il bilancio senza soldi.

Fonte CGIL Scuola

Il Miur comunica alle scuole di fare il bilancio senza soldi.. Ma le scuole non sono ancora fondazioni e funzionano solo con i dovuti trasferimenti dello stato 28-01-2009 Con una nota del 26 gennaio 2009 il MIUR comunica alle scuole che debbono fare i bilanci annuali senza i soldi del funzionamento.
E lo si dice in una nota che riguarda altro, così, per caso.

Per la prima volta nella storia della scuola italiana non si danno soldi alle scuole per il funzionamento ordinario.

Finora si erano operati tagli, ora siamo alla soppressione dei fondi..
Semmai – dice la nota – farete una variazione di bilancio quando riceverete eventuali ulteriori assegnazioni.
Fonte CGIL Scuola

Il Miur comunica alle scuole di fare il bilancio senza soldi.. Ma le scuole non sono ancora fondazioni e funzionano solo con i dovuti trasferimenti dello stato 28-01-2009 Con una nota del 26 gennaio 2009 il MIUR comunica alle scuole che debbono fare i bilanci annuali senza i soldi del funzionamento.
E lo si dice in una nota che riguarda altro, così, per caso.

Per la prima volta nella storia della scuola italiana non si danno soldi alle scuole per il funzionamento ordinario.

Finora si erano operati tagli, ora siamo alla soppressione dei fondi..
Semmai – dice la nota – farete una variazione di bilancio quando riceverete eventuali ulteriori assegnazioni.

E’ la politica di chi vuole affamare le scuole italiane.

Non si danno i soldi per le supplenze, non si danno i soldi per le visite fiscali che le scuole sono obbligate a inviare anche quando non servono grazie al Ministro Brunetta e che le ASL non fanno più gratis, non si danno i soldi per le gratuità contrattuali di mensa al personale.
Peraltro è ormai certo che la manovra di bilancio ha mandato in fumo 37 milioni di euro per le attività di recupero del debito scolastico..

Ora siamo alla frutta: non si danno neppure più i fondi per il minimo funzionamento.
La ragione è che evidentemente non sono stati previsti nel bilancio dello Stato.

Ma forse pensano i nostri governanti che le scuole italiane siano già diventate fondazioni che si cercano i soldi sul mercato?

Non accetteremo questa politica che soffoca le scuole italiane.
Roma, 28 gennaio 2009

mercoledì 21 gennaio 2009

-- Proviamo a fare un po' di chiarezza sulla valutazione dal punto di vista legislativo

Milano , 15/01/2009
di Mario Piemontese

Per quanto riguarda la valutazione il disastro sarà totale se non facciamo qualcosa, in ogni caso per il momento non è cambiato nulla!

Cercherò di spiegarlo brevemente.

Le modifiche che il ministro Gelmini vuole introdurre a proposito di valutazione sono contenute negli articoli 2 e 3 del decreto legge n. 137/08 (Decreto Gelmini) convertito nella legge n. 169/08.

Il primo dei due articoli si occupa della "Valutazione del comportamento degli studenti" e riguarda la scuola secondaria di I e di II grado.

A proposito della valutazione del comportamento inferiore a sei decimi che comporta la non ammissione all'anno successivo o all'esame di fine ciclo, viene espressamente detto che verrà pubblicato un decreto ministeriale che specificherà "i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi, nonché eventuali modalità applicative del presente articolo".

Nella circolare ministeriale n. 100 dell'11 dicembre 2008 a tale proposito si legge:

"I criteri di riferimento per determinare la gravità del comportamento, e la conseguente insufficienza, saranno precisati con apposito decreto ministeriale. La bozza di decreto è stata già predisposta; ha costituito oggetto di un primo confronto con le associazioni dei genitori e degli studenti ed è in fase di stesura definitiva.".

Non ci sono dubbi, quanto previsto dall'art. 2 del decreto legge n.. 137/08 convertito nella legge n. 169/08, senza il citato decreto ministeriale non si può applicare, e per il momento il decreto ministeriale NON ESISTE!

Il secondo dei due articoli citati si occupa di "Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti" e riguarda sia la scuola primaria che la secondaria.

L'aspetto più rilevante dell'articolo è la sostituzione, nella scuola primaria e secondaria di I grado, dei giudizi con la valutazione in decimi.

L'articolo prevede per la sua stessa applicazione un regolamento cioè un Decreto del Presidente della Repubblica (DPR), che poi in sostanza non è altro che un regolamento del Governo, simile dal punto di vista legislativo ai 4 regolamenti, previsti dall'art. 64 del decreto legge n.112/08 convertito nella legge n. 133/08, a proposito di: rete scolastica e personale, scuola d'infanzia, primaria e secondaria di I grado, licei e istituti tecnici.

Il percorso che deve seguire un DPR che si occupa di scuola è il seguente.

Il DPR deve essere approvato preliminarmente dal Governo, ma a quel punto NON è ancora legge.

Sul testo approvato deve esprimersi sicuramente il Consiglio di Stato, quando previsto la Conferenza Unificata e per le parti di competenza il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI).

Al termine per diventare legge il regolamento deve essere approvato definitivamente dal Governo.

Per il momento lo stato dell'arte è il seguente.

I 4 regolamenti sopracitati sono stati approvati preliminarmente dal Governo il 18 dicembre, ma devono passare ancora dal Consiglio di Stato, dalla Conferenza Unificata, dal CNPI e essere poi approvati definitivamente dal Governo.

Il regolamento sulla valutazione è ancora più indietro nel percorso legislativo perché NON è ancora stato approvato preliminarmente dal Governo. Il CNPI si è espresso il 17 dicembre su un testo inviato dal Governo, ma dovrà esserci ancora il passaggio dal Consiglio di stato e l'approvazione definitiva da parte del Governo.

Nella circolare ministeriale n. 100 dell'11 dicembre 2008 a tale proposito si legge:

"Per dare sistematicità , coerenza e assetto funzionale alle norme in materia di valutazione degli studenti la legge n. 169/2008 prevede un apposito regolamento di coordinamento delle disposizioni normative e di applicazione dell’art. 3 della stessa legge. In tale prospettiva uno schema di regolamento di coordinamento delle norme per la valutazione degli studenti è stato definito ed inviato al Consiglio nazionale della pubblica istruzione per il previsto parere."

Anche in questo caso non ci sono dubbi, quanto previsto dall'art. 3 del decreto legge n. 137/08 convertito nella legge n. 169/08, senza il citato decreto del Presidente della Repubblica non si può applicare, e per il momento tale decreto ha appena iniziato il suo percorso legislativo.

I Collegi dei Docenti quindi possono e devono respingere qualsiasi pressione esercitata dai Dirigenti Scolastici a proposito di valutazione in decimi e 5 in condotta.

sabato 17 gennaio 2009

-- VI INOLTRO UN APPELLO:

vi.gallo@maildip.regione.campania.it
Subject: [R-esistiamo] Firmate e Diffondete

Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP di Modena( Federazione Italiana Medici Pediatri ) che ha promosso un appello per tentare di fermare la proposta della Lega Nord di abolire le cure primarie ed essenziali agli immigrati,compresi i bambini, sprovvisti di permesso di soggiorno(forse il più turpe dei provvedimenti che il governo sta prendendo).Per firmare, basta cliccare sull'indirizzo:

http://appelli.arcoiris.tv/salute
Vi propongo di firmare e di far girare l'appello a
sottoscrivere

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht, Berlino, 1932

venerdì 9 gennaio 2009

-- L'Eurostat dice che in Italia si spende poco per l'istruzione

da
tuttoscuola.com venerdì 9 gennaio 2009

Il 19 dicembre scorso l'Eurostat, l'Istituto statistico della Commissione europea, ha concluso un rapporto di 8 pagine riferito all'anno 2005 sulla spesa dell'Unione Europea e dei singoli Stati membri per l'istruzione, prelevabile a questo indirizzo (in lingua inglese), e i cui dati sono stati diffusi ieri.

Il dato rilevato da Eurostat considera tutti i livelli di spesa pubblica, locali, regionali e nazionali, e comprende non soltanto le istituzioni scolastiche e universitarie ma anche le altre istituzioni che garantiscono il funzionamento del sistema educativo nazionale: ministeri e dipartimenti della pubblica istruzione, servizi, ricerca.

Il rapporto si concentra sulle differenze tra le scelte di spesa dell'Unione Europea e quelle degli Stati Uniti, considerando le due entità come assimilabili: il rapporto nota come la media di spesa pubblica destinata dall’Unione europea all’istruzione sarebbe pari al 5% del Pil, e come i fondi destinati all'istruzione siano alimentati solo per il 12% da fondi privati (famiglie e istituzioni private), contro il 33% delle spese degli Stati Uniti derivanti da fondi privati.

Le due entità si distinguono soprattutto, in senso favorevole agli Stati Uniti, per la spesa educativa per allievo/studente, assumendo come unità di misura lo "Standard del potere d'acquisto" (Spa). Questa nell'Unione Europea ha un valore di 5657 Spa, contro i 10661 Spa degli Stati Uniti.

I giornali italiani preferiscono concentrare la loro attenzione sulle differenze tra la spesa nel nostro paese e in quella degli altri Stati membri dell'Unione Europea.

La rilevazione statistica penalizza l'Italia, che si situa al ventunesimo posto tra i paesi Eurostat e sotto la media di spesa nell'Unione Europea, con una spesa per l'istruzione pari al 4,4% del Pil. Meno dell'Italia spendono infatti soltanto Repubblica ceca (4,2%), Spagna (4,2%), Grecia (4%), Slovacchia (3,8%), Lussemburgo (3,8%, il cui dato però non è comparabile con gli altri) e Romania (3,5%). A ben figurare in questa classifica sono, come di consueto, i paesi nordici, dove la spesa pubblica per l'istruzione è mediamente molto più elevata che nel resto d'Europa: 8,3% del Pil in Danimarca, 7% in Svezia, 6,3% in Finlandia.

Se si prende a riferimento la sola scuola primaria, la posizione dell'Italia nella graduatoria Ue sale di 3 posti: non più ventunesima, ma diciannovesima. La spesa italiana per il primo grado dell'istruzione è pari infatti al 1,09% del Pil, come Ungheria e poco meno della Grecia. Irlanda, Portogallo e Polonia spendono oltre l'1,5%, Svezia, Danimarca, ed anche Cipro, quasi il 2%. Il Lussemburgo oltre il 2%, la Slovenia il 2,7%. Il livello di spesa italiano è al di sotto della media Ue, sia per la spesa totale sia per quella della scuola primaria.

Il nostro paese si posiziona meglio, invece, quando il calcolo riguarda la spesa affrontata per ogni alunno o studente sulla base del già menzionato Spa, ossia, nella graduatoria Ue, perfettamente a metà (in quattordicesima posizione). Molto lontana da paesi vicini ma più virtuosi nel formare i proprio giovani, come Austria e Danimarca che investono 8.000 Spa.

lunedì 5 gennaio 2009

-- ScuolaOggi: Non ci resta che...il T.A.R.

di Pippo Frisone
05-01-2009

Il 30 ottobre , 670mila lavoratori hanno aderito al più grande sciopero di categoria che il personale della scuola ricordi, dimostrando così la loro netta contrarietà ai provvedimenti del governo.
L’11 dicembre veniva stilato un verbale d’intesa sulla scuola tra le OO.SS. e metà governo, garante l’on.Letta.
Il 12 dicembre sciopero generale della CGIL .
Qualche giorno dopo, i primi Regolamenti attuativi del Piano programmatico che applicano al primo ciclo le misure di forti tagli della spesa pubblica, tenacemente voluti dal Ministro Tremonti.
A nulla sono valsi gli scioperi , le manifestazioni di piazza , le petizioni e le mobilitazioni di migliaia di docenti e genitori né le occupazioni di scuole e università.
Il governo ha tirato dritto per la sua strada, infischiandosene anche degli impegni da sé stesso sottoscritti l’11 dicembre.
Unico punto a favore delle OO.SS. è stato il rinvio di un anno dei tagli alla secondaria superiore.
Il resto è sotto gli occhi di tutti.
Con l’approvazione definitiva della manovra correttiva alla finanziaria 2009, restano inalterati i tagli sulla scuola predisposti prima dell’estate con il decreto-legge n.112/08, pari a 7, 8 miliardi di euro !
Temo che dopo quanto accaduto , alla ripresa dell’attività didattica, sconforto e smarrimento rischiano d’impossessarsi di quanti nella scuola vivono e lavorano.
Vedersi buttare a mare “il bambino con l’acqua sporca”, potrebbe risultare traumatico per le 250mila maestre.
Nè basteranno formazione e aggiornamento sulle novità della “riforma”, come ha già preannunciato il Ministro Gelmini, a tirar su il morale delle maestre, chiamate a misurarsi con il maestro unico-tuttologo, scippate delle compresenze, novità che non hanno risparmiato nemmeno il tempo pieno, ridotto sempre più ad una scatola vuota, ad un parcheggio custodito.
Sarà sufficiente, a questo punto, innalzare il vessillo dell’autonomia delle scuole per resistere all’imposizione di un modello pedagogico-didattic o-organizzativo calato dall’alto?
Penso proprio di no.
Fallito per il momento ogni tentativo “tradizionale” , dagli scioperi ai tavoli concertativi, di ottenere risultati apprezzabili e occupando tutti gli spazi che l’autonomia consente, credo sia inevitabile nell’immediato dare la parola alla magistratura.
Considerati i tempi lunghi che l’ipotesi referendaria comporta, non confidando molto su eventuali rilievi che potrebbe frapporre il Consiglio di Stato, non resta che impugnare i provvedimenti attuativi del Governo dinanzi al TAR, chiedendo magari subito una sospensiva.
Gli argomenti non mancano, visto che alcune contraddizioni furono sollevati già in sede di Commissioni parlamentari.
E magari, rinviando alcune questioni per conflitto d’attribuzione dinanzi alla stessa Corte Costituzionale !
Credo che, in attesa di riorganizzare le forze e le idee , sperando in una ripresa dell’unità d’azione sindacale, il ricorso alla magistratura amministrativa sia ,”sic stantibus rebus”, il primo e più urgente passo da fare.
Sindacati, meglio se congiuntamente, associazioni di genitori, enti locali, regioni devono costituirsi e farsi sentire, ora.
Se con questo governo lo sciopero paga poco , se il dialogo concertativo si è rivelato un bluff, proviamo invece a percorrere anche la strada del T.A.R..
Per adesso, credo sia questa l’unica che può darci nell’immediato qualche risultato utile .

venerdì 19 dicembre 2008

-- Regolamenti Gelmini: una sintesi dell'ANDIS



Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici

Approvati i regolamenti sul primo ciclo e sulla riorganizzazione della rete scolastica e per l’utilizzo delle risorse umane

E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri il regolamento inerente la “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione ai sensi dell’art. 64 del decreto legge 112, convertito con modificazioni dalla legge 133”. Il regolamento dovrà sottoposto, per i pareri obbligatori, al CNPI ed alla Conferenza Unificata Stato, Regioni ed Enti locali.

Viene confermato il piano programmatico con alcune delle modifiche richieste dalle Commissioni di Camera e Senato.

Scuola dell’Infanzia
□ L’orario di funzionamento non viene modificato
□ Viene reintrodotto l’anticipo per i bambini che compiono tre anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento, sulla base di alcune condizioni (disponibilità dei posti e dei locali, dotazioni idonee)

Scuola primaria
□ Sono iscritti i bambini nati entro il 31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento e possono essere accolti anche quelli che compiono i sei anni entro il 30 aprile.
□ “Il tempo scuola è svolto secondo il modello dell’insegnante unico o prevalente, che supera il precedente assetto del modulo e delle compresenze, e secondo le differenti articolazioni dell’orario settimanale a 24, 27, sino a 30 ore; è previsto altresì il modello delle 40 ore corrispondente al tempo pieno. Tali articolazioni riguardano a regime l’intero percorso della scuola primaria e, per l’anno scolastico 2009/2010, solo per le classi prime.”
□ Le classi successive alle prime per l’anno scolastico 2009/2010 funzioneranno secondo i modelli orari 27 e 30 ore, senza compresenze e nei limiti dell’organico assegnato per l’a.s. 2008/2009; le 40 ore corrispondenti al tempo pieno, nei limiti dell’organico assegnato per l’a.s. 2008/2009.
□ Per il tempo pieno sono confermati i due insegnanti. A livello nazionale rimane confermato il numero dei posti attivati per l’a.s. 2008/2009. Incrementi di posti saranno attivati sulla base delle economie realizzate.

Scuola secondaria di primo grado
□ L’orario annuale obbligatorio è di 990 ore, corrispondente a 29 ore settimanali, a cui vengono aggiunte “33 ore annuali da destinare ad attività di approfondimento di materie letterarie”.
□ Il quadro orario delle discipline (per l’orario obbligatorio) resta invariato, tranne che per italiano, storia, geografia (9 ore) + 1 ora di approfondimento in materie letterarie.
□ Nel tempo prolungato il monte ore va da 36 a 40 ore comprensive delle ore destinate agli insegnamenti e alle attività e al tempo dedicato alla mensa.
□ Le classi a tempo prolungato sono autorizzate nei limiti della dotazione organica dell’a.s. 2008/2009.
□ Le classi funzionanti a tempo prolungato devono svolgere attività in fasce orarie pomeridiane e devono garantire il funzionamento di un corso intero
□ Il quadro orario del tempo prolungato
Italiano, Storia, Geografia 15
Matematica e Scienze 9
Tecnologia 2
Inglese 3
Seconda lingua comunitaria 2
Arte e immagine 2
Scienze motorie e sportive 2
Musica 2
Religione cattolica 1
Approfondimenti a scelta delle scuole nelle discipline presenti nel quadro orario 1 o 2


Il regolamento sulla “Riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane” conferma sostanzialmente gli accordi presi in Conferenza unificata per quanto riguarda i criteri e parametri per il dimensionamento delle istituzioni autonome

□ Le istituzioni mantengono l’autonomia in presenza di un numero di alunni che nell’ultimo quinquennio sia stato tra le 500 e le 900 unità, fino a 300 nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità etniche e/o linguistiche. Il limite massimo di 900 non si applica agli istituti delle aree ad alta densità demografica
□ I parametri per la riorganizzazione dei punti di erogazione del servizio sono i seguenti:
o Plessi di scuola dell’Infanzia almeno 30 bambini
o Plessi di scuola primaria, almeno 50 alunni. Nei centri urbani, almeno 2 corsi completi
o Scuola secondaria di primo grado, almeno 45 alunni.
o Scuola secondaria di secondo grado, almeno 20 alluni per classe, con previsione di corso intero (per ogni indirizzo di studio o di specializzazione)
o Vengono considerate possibili deroghe per le situazioni disagiate

L’Andis approfondirà la parte del regolamento che interviene sulle modalità, sui criteri e sui parametri per la determinazione dell’organico e sulla costituzione delle classi e quindi sulla conseguente ricaduta per i modelli di scuola e per le proposte del Piano dell’Offerta Formativa, nonché su quanto resta dell’autonomia scolastica.

A cura di Loredana Leoni
18 dic. 08

giovedì 18 dicembre 2008

-- Un intervento dal "Vittorio Emanuele II" di Napoli

Penso che questa volta berlusca abbia proprio ragione: non è cambiato niente! A parte la scuola materna, che si è salvata dalla completa distruzione, alle elementari c'è ancora il maestro unico: infatti solo per il modello a 40 ore si prevedono due insegnanti ( e non uno/una che faccia otto ore al giorno!) ma comunque, per quel che capisco , il modulo è sparito: è cioè sparita l' articolazione delle competenze - sbaglio? Quanto alle superiori non è stata rimandata , se non in minimissima parte, la ridefinizione degli assetti orari (cioè delle competenze) - cosa che avrebbe fatto sperare - ma solo l' applicazione: ovviamente! perchè, direi, sarebbe stato impossibile realizzare un tale gigantesco rimaneggiamento in tempi così 'scannati' - la cosa fondamentale non è stata rimandata nè ripensata: il taglio dei fondi alle scuole pubbliche ( non alle paritarie), che a me sembra (che volete fa', il vizio della dietrologia!) il presupposto per la completa privatizzazione: cosa faranno le scuole senza soldi? cercheranno finanziamenti privati, che saranno amministrati in privato: il d.d. l. Aprea è alla Camera, e prevede la trasformazione dei Consigli di Istituto in Consigli d' amministrazione, la possibilità per le scuole di trasformarsi in Fondazioni, la completa LOCALIZZAZIONE E PRIVATIZZAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO DEI DOCENTI con una radicale modifica dello stato giuridico (faremo proprio un altro mestiere!) - Cose già sognate e progettate dalla riforma Moratti - penso che questa volta ci riusciranno, anche perchè non c'è dibattito su questo, e in Italia il sogno della scuola privata è di molti - Ma anche se è di molti, io continuo a pensare che la scuola pubblica (veramente pubblica, cioè gestita dalla collettività) è il fondamentale presidio della civiltà e della democrazia - invio queste osservazioni ma non so bene a chi perchè non so come funziona questo sistema di gruppo -ciao a tutti - Mariarosaria Marino del Classico 'V. Emanuele II'

domenica 14 dicembre 2008

-- L'ANDIS: bene lo slittamento

In ordine allo lo slittamento dei provvedimenti governativi riguardanti la scuola al successivo anno scolastico, l'ANDIS (Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici) esprime il suo giudizio favorevole, in quanto si evita una affannosa
rincorsa al nuovo, rischiando di peggiorare l'attuale sistema, che pur con
tutti i suoi problemi, consente il miglior funzionamento oggi possibile della
scuola italiana.

-- Slitta di un anno la riforma del 2° ciclo


di R.P.
Da fonti attendibili si è appreso che la riforma per le scuole superiori slitterà di un anno. A quanto pare hanno vinto le regioni che avevano chiesto al Ministro Gelmini di soprassedere riguardo al piano programmatico e alla attuazione dei nuovi quadri orari.
Alla fine il braccio di ferro fra Stato e Regioni si è concluso con la vittoria di queste ultime: la riforma del secondo ciclo sarà rinviata di un anno, i regolamenti si faranno ma con molta cautela, dopo aver consultato accuratamente tutte le parti in causa.
La notizia è trapelata nelle prime ore della giornata: pare che la decisione sia stata assunta proprio in prossimità del previsto incontro fra Ministro e sindacati, a seguito di una riunione politica ai massimi livelli.
Non è molto contento dell’esito della vicenda il ministro Tremonti che a questo punto incomincia ad avere seri problemi nel far quadrare i conti.
Il risparmio previsto per il 2009 (poco più di 450 milioni) dovrà derivare tutto dal riordino del I ciclo e quindi dalla introduzione del “maestro unico” e dalla riduzione oraria della secondaria di primo grado.
Qualche risparmio arriverà anche dalle operazioni di dimensionamento, ma si tratterà di pochi spiccioli al confronto delle cifre previste dalla legge 133.
La situazione, insomma, è paradossale: il movimento di protesta contro il “maestro unico” che per due mesi ha sconvolto le scuole e le piazze di molte città italiane (persino gli studenti universitari hanno bloccato le attività per sostenere il tempo pieno e per chiedere il blocco dei tagli di cattedre) ha conseguito il risultato di fermare la riforma del secondo ciclo ma non quella del primo !
La prossima settima, infatti, il Governo dovrebbe emanare lo schema definitivo di almeno due regolamenti, quello per il primo ciclo e quello per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche.
Dopo di che ci vorranno almeno tre mesi perché si arrivi al testo finale che dovrà essere recepito da un decreto del Presidente della repubblica.
I regolamenti sul secondo ciclo saranno rinviati forse al nuovo anno: d’altronde a termini di legge basta che venga approvati entro il prossimo giugno.
Il rinvio delle iscrizioni di un mese appare dunque superfluo, ma per capire meglio la questione è bene attendere almeno il testo del regolamento del I ciclo.
Intanto le scuole che hanno articolato l’anno scolastico in trimestri sono in difficoltà perché non sanno come debbano essere applicate le nuove norme contenute nella legge 169.
Su questa materia è atteso un decreto ministeriale di cui però non c’è ancora nessuna notizia, né ufficiale né ufficiosa.
11/12/2008

Slitta al 2010 la riforma dei licei e dei tecnici

I regolamenti per i nuovi licei, già previsti dalla riforma Moratti, e per i nuovi istituti tecnici definiti dalla legge 40/2007 sono pronti, ma una serie di ragioni politiche e organizzative hanno indotto il governo, su proposta del ministro Gelmini, a rinviarne l'applicazione al 2010-2011, anziché dal prossimo anno scolastico come prevedeva specificamente una disposizione legislativa.

I regolamenti, a quanto sembra, seguiranno ugualmente la procedura consultiva per la loro definizione (con approvazione degli schemi in prima lettura da parte del Consiglio dei Ministri il prossimo 19 dicembre) ma, anche se definiti probabilmente a gennaio-febbraio, andranno in attuazione un anno dopo, consentendo alle famiglie di orientarsi meglio nelle scelte, e ai docenti e alle scuole di prepararne adeguatamente l'applicazione.

Sarà anche l'occasione per aprire un ampio dibattito su una riforma attesa da almeno quarant'anni, sperando che non vi siano altre ragioni e interessi corporativi a frenare il cambiamento.

domenica 7 dicembre 2008

-- PIATTAFORMA DELLA RETE NAZIONALE PRECARI della SCUOLA.

Il movimento insegnanti precari rifiuta ogni tentativo di ridimensionamento della gestione statale dell’istruzione pubblica, che snatura la scuola statale nella sua funzione costituzionale del superamento delle differenze di sesso, religione, lingua, condizioni psico-fisiche e sociali.
Il sistema pubblico è il solo ad essere aperto a tutti, caratterizzato dalla libertà di insegnamento e dal pluralismo; esso è il solo modello che, se ben finanziato, può rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono l'eguaglianza dei cittadini. Questa funzione di emancipazione della scuola è stata notevolmente ridimensionata dalle politiche di tagli alle risorse destinate all’istruzione pubblica negli ultimi anni, in particolare con l’ultima manovra finanziaria della legge 133 (articolo 64). La piena attuazione dell’uguaglianza sostanziale richiede che sia assicurato a tutti i cittadini il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo personale e della partecipazione sociale, e ha come passaggio obbligato e ineliminabile la tutela di quanti abbiano minori possibilità culturali ed economiche.
La funzione principale che la scuola è chiamata a svolgere dalla Costituzione non è semplicemente quella di valorizzare gli alunni più meritevoli, ma di rendere possibile a tutti, compresi gli alunni più svantaggiati, la partecipazione attiva alla vita della scuola e successivamente della società. Invece, operazioni quali la reintroduzione del maestro unico, figura superata da decenni, cancellano anni di sperimentazione didattica e pedagogica basati sulla condivisione di responsabilità tra docenti e sugli approfondimenti disciplinari a favore del potenziamento, del recupero e dell’integrazione degli alunni.
“La promozione di una piena concorrenza tra istituzioni scolastiche” (PDL Aprea) che vede in competizione scuole pubbliche tra loro e scuole pubbliche con scuole private è alla base di un processo di destrutturazione del sistema dell’istruzione statale, che si sta evidenziando in maniera crescente. Il ridimensionamento del corpo docenti, l’aumento degli alunni per classe, la riduzione dell’orario d’insegnamento, l’accorpamento delle classi di concorso, la proposta di nuove forme di reclutamento (chiamate dirette dei dirigenti scolastici) e il ritorno del maestro unico, il taglio degli insegnanti di sostegno, vanno di pari passo con una politica di attribuzione delle risorse modulate in funzione della capacità di ogni scuola di attrarre il maggior numero di studenti. La funzione emancipatrice della scuola viene condizionata da una logica prevalentemente mercantile dove il preside da primus inter pares, sottoposto alla volontà collettiva degli organi collegiali, diviene come dirigente scolastico un amministratore completamente assorbito dalla spasmodica ricerca di finanziamenti esterni tendenzialmente ridotti nel numero e nell’entità. La proposta d’introduzione delle fondazioni di diritto privato all’interno del consiglio d’amministrazione delle scuole e la conseguente riduzione della rappresentanza dei docenti non è altro che una conseguenza della riduzione dei fondi pubblici e della loro diseguale distribuzione. La paventata competizione tra scuola pubblica e privata si riduce, nei fatti, in una “privatizzazione” della scuola pubblica e dei rapporti di lavoro che in essa si esplicano.
Come insegnanti precari siamo direttamente sottoposti alla mannaia dei tagli. Qualora mantenessimo saltuariamente il nostro posto di lavoro ci troveremmo ad operare in una scuola nella quale i nostri diritti verrebbero ancor più calpestati: l’assunzione diretta da parte dei dirigenti scolastici alimenta quelle tendenze all’arbitrio ed alla mancanza di regole nell’assunzione che già oggi, in alcuni casi appaiono latenti. Quale libertà d’insegnamento ci potrà essere in una scuola nella quale un dirigente scolastico, rafforzato nel suo potere rispetto ad organi collegiali ridimensionati, viene pesantemente condizionato dalle direttive indicate dalle fondazioni private?
La combinazione di autoritarismo all’interno e di mercantilismo e subalternità verso le fondazioni all’esterno sviliscono la qualità della didattica, la scuola come fattore di partecipazione collettiva e di elaborazione di un sapere critico e, quindi, di uno sviluppo sociale ed intersoggettivo della persona.
La modificazione dello stato giuridico del docente, accompagnato dalla riduzione del livello della contrattazione nazionale rispetto a quella regionale e d’istituto elimineranno, di fatto, una reale rappresentanza delle RSU nelle scuole. A ciò si accompagna una stratificazione gerarchica delle varie figure di docente (iniziale, ordinario, esperto) la quale fa presagire una futura condizione di cannibalismo e di progressiva erosione di diritti e la ricattabilità continua nei confronti dell’intero corpo docente. La nostra condizione di precarietà verrà, di fatto, estesa all’insieme dei lavoratori della scuola, eliminando la condizione di pariteticità e cooperazione tra insegnanti, che è la migliore garanzia di qualità ed efficienza nel sistema dell’istruzione.
Dietro le roboanti proclamazioni di meritocrazia e lotta ai fannulloni si nasconde un modello di società fondato sulla miope esaltazione dell’individuo decontestualizzato che si traduce, nei fatti, nella svalutazione delle qualità personali e nella conseguente valorizzazione del servilismo, della continua ricerca dell’ambizione individuale e del clientelismo. L’attacco che riceviamo immediatamente come insegnanti precari si connette, quindi, organicamente con l’attacco che stanno subendo gli insegnanti di ruolo, il personale ATA, gli studenti medi ed universitari e, più in generale, l’intero comparto dell’istruzione e del complessivo mondo del lavoro. L’alleanza tra noi è posta nei fatti.
La lotta in difesa della scuola pubblica e della qualità dell’insegnamento, la capacità di emancipazione sociale che la contraddistingue sono direttamente collegate con la difesa dei diritti dei lavoratori che in essa operano, con l’estensione del principio di collegialità tra le sue componenti contro ogni logica di autoritarismo. Contrastiamo radicalmente la logica che scaturisce dall’articolo 64 della legge 133, dalla legge 169 e dal PDL Aprea e, soprattutto in virtù della nostra condizione di precari, rifiutiamo l’impianto complessivo della riforma della scuola e dell’Università.
La possibilità di ottenere dei risultati passa attraverso la nostra autorganizzazione, la costruzione di un movimento unitario di insegnanti precari all’interno del più ampio movimento in difesa dell’istruzione pubblica.
Le nostre richieste più immediate, che sottoponiamo alla discussione di tutte le componenti del precariato della scuola e dell’università, sono le seguenti:

- Abrogazione dell’ articolo 64 e 66 della legge 133 e della legge 169
- ABROGAZIONE DEI COMMI: 411 punto d) 413, 414 dell'art.2 della L.244/07
- Ritiro della Proposta di legge “Aprea”
- Aumento dei fondi destinati all’istruzione statale.
- Ripristino della pluralità docente e attuazione integrale del tempo pieno e modulare garantito nello stesso modo in tutte le regioni e finanziato dalla fiscalità generale
- Difesa dell’organico esistente docente e personale ATA
- Stabilizzazione dei 142.000 posti assegnati a livello nazionale dai vari CSA provinciali attraverso la trasformazione dell’organico di fatto in ruolo
- Stabilizzazione dell’organico di fatto del personale.
- aumento del numero minimo di alunni per classe, ma non di quello massimo, nel rispetto dei parametri stabiliti per legge, condizionanti l’agibilità delle aule e dei laboratori scolastici, e in considerazione della presenza di alunni disabili, così come espresso nel Parere della VII Commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati sul Piano programmatico, approvato il 27/11/2008.
- Sblocco del turn over sostituendo tutti gli insegnanti in pensionamento.
- “ripulire” le graduatorie ad esaurimento di tutti i docenti assunti in ruolo (quindi, non più precari) al fine di capire il reale numero dei precari storici;
- Abrogazione della modifica del Titolo V della Costituzione che trasferendo le competenze dallo Stato alle regioni, province e comuni nega il principio costituzionale secondo il quale la scuola privata e confessionale è garantita senza oneri per lo Stato (nel rispetto dell’articolo 33 della costituzione).
- Applicazione nelle scuole private e paritarie delle condizioni contrattuali e delle modalità di reclutamento vigenti per i lavoratori delle scuole statali.
- Rafforzamento del potere degli organi collegiali all’interno della scuola e della loro funzione decisionale.
- parità di diritti e doveri tra personale a tempo indeterminato e personale a tempo determinato.
- Assegnazione di tutte le cattedre intere e frazionate tramite graduatorie ad esaurimento.
- No al ridimensionamento dei Centri Territoriali Permanenti, che comporta una riduzione delle cattedre con la conseguente congestione delle graduatorie.


Allegati alla piattaforma.

Vengono qui raccolte le principali proposte di articolazione della piattaforma, emerse durante il dibattito dell’assemblea del 30 novembre e sostanzialmente condivise.

· l’assunzione a tempo indeterminato dei precari della scuola, come richiesta della piattaforma, impedisce qualunque prolungamento degli incarichi annuali a tempo determinato. Specificamente si fa riferimento alle proposte di triennalizzazione dei contratti a tempo determinato.
· l’attuazione completa del Piano programmatico di stabilizzazione triennale dei docenti precari, approvato dal precedente governo;
· l’equiparazione tra docenti di ruolo e docenti precari del punteggio derivante da servizio effettivamente prestato e dei diritti sul luogo di lavoro;
· graduatoria ad esaurimento unica regionale con inserimento a pettine delle singole posizioni provinciali con lo scopo di ampliare il ventaglio delle scuole di preferenza: ruolo e supplenze annuali;
· la revisione dei criteri di formazione e di utilizzazione delle graduatorie di circolo e di istituto, per ottenere un ampliamento del numero di scuole disponibili, secondo due possibilità: graduatoria di circolo e di istituto unica provinciale, divisa in tre fasce; oppure, secondo il modello tuttora vigente, la scelta delle scuole potrebbe essere lasciata ai docenti (ma in numero più elevato rispetto a oggi - minimo 30) e ogni istituto, una volta esaurita la propria graduatoria di prima fascia, dovrebbe essere obbligato a utilizzare le graduatorie di prima fascia di tutti i circoli e gli istituti della provincia, per poi passare, secondo le stesse modalità, alla seconda e terza fascia.
· esaurire le graduatorie di prima fascia (docenti inseriti nella graduatoria ad esaurimento provinciale) di tutti i circoli ed istituti della provincia per poi convocare i docenti inseriti nelle graduatorie di seconda (abilitati) e terza fascia (non abilitati); dunque, tutte le istituzioni scolastiche, una volta esaurita la graduatoria interna di prima fascia dovranno attingere alle stesse dei circoli e/o istituti viciniori;
· “ripulire” le graduatorie ad esaurimento di tutti i docenti assunti in ruolo, compresi i docenti delle scuole private, al fine di capire il reale numero dei precari storici;
· vietare ai docenti già di ruolo di inserirsi nelle graduatorie ad esaurimento in altre province (alternativa per loro in mancanza di trasferimento e danno per i precari).
· rispettare il numero di 20 alunni per classe laddove vi è iscritto un alunno diversamente abile.

Si prega dare massima diffusione.

Grazie

Prof. Vincenzo Terracino

venerdì 5 dicembre 2008

-- Pacco di Natale 2. Non abbiamo ancora perso.


Salvatore Lucchese
La nostra lotta in difesa della scuola pubblica e di una società aperta, democratica e pluralista non è ancora persa. L'approvazione dei regolamenti potrebbe slittare anche a marzo 2009, rinviando l'attuazione della riforma all'anno scolastico 2010/2011. Per dare corpo a questa ipotesi sarà fondamentale aderire allo sciopero del 12 dicembre indetto dai Sindacati di base e dalla CGIL.
Non abbiamo ancora perso del tutto la partita!
Di seguito un articolo tratto da "La Tecnica della Scuola", che avalla l'ipotesi di uno slittamento dei regolamenti attuativi a marzo 2009.

Iscrizioni rinviate di un mese
di R.P.
La decisione del Ministro dovuta alla mancanza dei regolamenti attuativi che però, difficilmente, potranno essere emanati prima del mese di marzo. Intanto al Senato prosegue l'esame del Piano Programmatico.
Secondo una nota di agenzia di poche ore fa il Ministero avrebbe deciso di rinviare le operazioni di iscrizione degli alunni per il 2009/2010 che dovrebbero chiudersi a questo punto entro la fine di febbraio.
La decisione sarebbe stata presa anche a seguito della esplicita richiesta contenuta nel parere sul Piano programmatico approvato qualche giorno fa dalla Commissione Cultura della Camera.
Resta però il fatto che molto difficilmente per fine gennaio ci saranno già tutti i regolamenti attuativi previsti dall’articolo 64 della legge 133 e quindi il rinvio di un mese potrebbe non essere sufficiente.
Al momento attuale, infatti, non esiste ancora neppure una prima bozza ufficiale dei regolamenti che, per essere approvati formalmente con apposito decreto del Presidente della Repubblica, necessitano di tempi piuttosto lunghi.
Per quanto riguarda la scuola primaria è molto probabile che il tempo pieno non venga messo in discussione, tenuto anche conto di quanto approvato dalla Commissione Cultura della Camera e di quanto sta emergendo dal dibattito in corso al Senato.
Proprio nel pomeriggio del 2 dicembre, in Commissione Cultura del Senato, è stata la senatrice Aderenti della Lega ad invitare il Governo "a semplificare l'offerta delle scuole a partire dal modello dell'insegnante prevalente a 24 ore nella prima elementare cui affiancare l'insegnante di inglese e quello di religione, con un'articolazione differente fino alla quinta elementare in modo da garantire comunque un totale di 27 ore, fermo restando il tempo pieno su richiesta delle famiglie".
In settimana comunque il dibatttito al Senato dovrebbe concludersi e a quel punto si dovrebbe capire qualcosa di più sulle reali intenzioni del Ministro Gelmini in fatto di iscrizioni.
03/12/2008

domenica 30 novembre 2008

-- 2 dicembre, FIACCOLATA DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITA’


2 DICEMBRE fiaccolata del mondo dell'istruzione dalla materna all'Università con partenza alle 17,30 da P.zza del Gesù ed arrivo a P.zza Plebiscito.

TUTTI INSIEME…E' MEGLIO!

Tutti contro la legge che distrugge il mondo dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
Dal Napoli giunge la proposta di una fiaccolata, per rendere visibile e costante la nostra preoccupazione, dalla scuola dell’infanzia, all’università.
Lanciamo insieme, a tutto il Paese, un messaggio LUMINOSO:
L’ISTRUZIONE PUBBLICA E’ UN BENE DI TUTTI!
Portiamo candele, torce, pile, lumini, fonti di luce di ogni tipo per essere luminosi".
A NAPOLI, MARTEDI’ 2 DICEMBRE
ALLE ORE 17,30
FIACCOLATA DEL MONDO DELL’ISTRUZIONE,
PARTENZA DA PIAZZA DEL GESU’.
Veglieremo sull’istruzione pubblica,
finché gli studenti, i ricercatori,
i docenti, i genitori, i cittadini tutti arriveranno a portare la loro LUCE.
NOI CI SAREMO, PIU’ LUMINOSI CHE MAI!
ASSEMBLEA DOCENTI – GENITORI - ATA IN LOTTA - MOVIMENTO PRECARI - RETE DOTTORANDI E RICERCATORI DELLE UNIVERSITA’ DI NAPOLI - MOVIMENTO STUDENTESCO NAPOLETANO - STUDENTI NAPOLETANI (MEDI) - COBAS SCUOLA

-- Documento del GALILEI di Napoli

Il collegio docenti dell’I.S.S. “G. Galilei” di Napoli, riunitosi in data 26/11/08, approva all’unanimità il seguente documento relativo alla legge del Ministro Gelmini :


• è palesemente “sfidato” ogni principio democratico nell’iter di approvazione di un DL che, destinato al mondo della scuola e della formazione, parte dal ministero delle finanze

• il richiamo dell’art.1 su Cittadinanza e Costituzione “distrae” dallo spirito fortemente anticostituzionale e contraddittorio di un provvedimento che lede alla base il diritto allo studio; inoltre, senza aumento del monte ore, l’approfondimento di una disciplina come l’educazione civica, già faticosamente “ritagliato” dai docenti nel curricolo, è risibile in un contesto di tagli del tempo scuola

• il taglio dei finanziamenti e la conseguente riduzione del tempo-scuola si rivela comunque inconciliabile con qualsiasi forma di approfondimento curricolare

• la valutazione del comportamento degli studenti nei termini previsti dalla legge rappresenta uno strumento di stigmatizzazione di atteggiamenti anomici senza programmare azioni di recupero oltre alla non ammissione alla classe successiva in caso di valutazione insufficiente

• il “taglio dei docenti” nella scuola pubblica nasconde la reale possibilità di un impoverimento culturale della società e della coscienza critica, nonché un eventuale dirottamento verso la scuola privata

• il ritorno al maestro “unico” non è motivato da alcun modello psico-pedagogico e didattico valido ed è improponibile nella complessa realtà sociale; inoltre il principio di unicità contrasta con quello di pluralità previsto dalla continuità didattica (medie e superiori)

• riconosciamo che la scuola e l’università necessitino oggi di una trasformazione che riveda gli sprechi ed aggiorni i contenuti e le modalità didattiche, non attraverso una superficiale ed indiscriminata politica dei tagli bensì un’accorta razionalizzazione delle risorse, discussa e condivisa con le componenti tutte del mondo dell’istruzione e della ricerca

• la svalutazione della professionalità docente di ogni ordine e grado smaschera la volontà di affossare il vero progetto educativo e formativo di cui la scuola è sempre stata artefice.



I docenti, una volta esaurita la fase di protesta e manifestazione sotto forma di occupazione dell’istituto da parte degli studenti, dichiarano la propria disponibilità a partecipare ad ogni momento di confronto, di dialogo ed elaborazione nel merito dei temi affrontati dal movimento degli studenti nonché a manifestazioni pubbliche comuni.

sabato 29 novembre 2008

-- I pubblici dipendenti non possono tutelare la loro salute



I pubblici dipendenti non possono tutelare la loro salute
La FP Cgil (Funzione Pubblica) e la FLC Cgil hanno predisposto un appello per sensibilizzare l'opinione pubblica contro la grave discriminazione operata dalla legge 133/08 nei confronti dei dipendenti pubblici che non possono esercitare il diritto alla salute costituzionalmente garantito per tutti i cittadini.
La legge 133/08 all'art. 71 introduce norme che colpiscono la malattia dei pubblici dipendenti.
In questa restrizione il Ministro ha inteso fare rientrare:
le visite mediche e gli esami clinici effettuati per la prevenzione dei tumori, anche se si è inseriti nei programmi di prevenzione previsti dalle regioni.
le visite di controllo e gli esami clinici effettuati durante la gravidanza, infatti la legge tutela solo i cinque mesi di congedo per maternità obbligatori, le ravidanze a rischio, i parti prematuri.
Chiediamo che il governo intervenga immediatamente ponendo riparo ad una scelta iniqua e gravemente lesiva della salute dei pubblici dipendenti,contraria ai diritti costituzionali di ogni singolo cittadino.
L'appello è stato inviato alle associazioni per la prevenzione e la cura dei tumori per denunciare questa grave discriminazione e chiedere il loro appoggio.
Le firme dovranno essere raccolte entro il 16 dicembre e saranno inviate al Governo.
Una volta stampato, firmare e far firmare a quante più persone possibili il modulo allegato all'appello e farlo giungere alla FLC Cgil nazionale ad uno di questi recapiti:

FLC Cgil Sede nazionale
Via Leopoldo Serra, 31 - 00153 Roma
Fax 0039 06 58.54.84.34 - 06 58.54.84.31
e-mail:
organizzazione@flcgil.it

Testo dell'appello e modulo raccolta firme
http://www.flcgil.it/content/download/63663/409918/version/1/file/Appello+FP+e+FLC+Cgil+I+pubblici+dipendenti+non+possono+tutelare+la+loro+salute+-+novembre+2008.pdf

mercoledì 26 novembre 2008

-- Da Arzano per il 27 novembre

Noi studenti del liceo scientifico di Arzano, dopo aver occupato il nostro Istituto per una settimana per protesta contro il decreto Gelmini e dopo aver partecipato alle manifestazioni di piazza compresa quella del 30 ottobre a Roma, abbiamo ripreso a seguire regolarmente le lezioni, consapevoli che altri dovevano essere i momenti di incontro e di protesta contro i tagli alla scuola pubblica. Sicuri di volere più istruzione e non meno ore, meno attività, meno qualità nella scuola, nei nostri incontri pomeridiani, con l’aiuto di alcuni docenti, abbiamo preparato una manifestazione che si terrà nella Villa comunale di Arzano giovedì 27 novembre dalle ore 17.00 alle 22.00 per informare il territorio sulle ragioni della protesta e confrontarci con tutti su ciò che sta accadendo. Sono previste molte attività di musica, canto, ballo e altro, vi aspettiamo numerosi.

STUDENTI E DOCENTI LICEO SCIENTIFICO DI ARZANO
IN DIFESA DELLA “SCUOLA PUBBLICA BENE COMUNE”
INVITANO ALLA
MANIFESTAZIONE IN VILLA COMUNALE ARZANO
GIOVEDI 27 NOVEMBRE DALLE ORE 17.00 ALLE 22.00
PER SPIEGARE E CONDIVIDERE LE RAGIONI DELLA PROTESTA
AL DECRETO GELMINI

INTERVERRA’ PADRE ALEX ZANOTELLI
RELIGIOSO E MISSIONARIO ITALIANO

-- APPELLO . no alle classi di inserimento

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia
Al Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati
Al Presidente della Commissione Istruzione del Senato della Repubblica

In relazione alla mozione approvata il 14 ottobre 2008 dalla Camera dei Deputati nell’ambito del Decreto di Legge n.137 del 1° settembre 2008, i Firmatari dell’Appello esprimono una categorica contrarietà a qualsiasi forma di separazione fra gli alunni della scuola pubblica italiana su base etnica, sia che questa separazione avvenga in “classi di inserimento”, sia che si espliciti sotto qualsiasi altra forma di discriminazione, anche se definita “positiva e transitoria”.
Tale mozione è, infatti, in assoluta controtendenza con la cultura d’integrazione della scuola italiana, la quale ha nel tempo maturato metodi, strategie e supporti che la rendono unica nel panorama europeo e mondiale nel campo della formazione e della istruzione.
Nelle “classi di inserimento”, o comunque le si voglia definire, l’aggregazione di alunni di diversa provenienza culturale e di diversa età anagrafica rischia di fatto di “segregare” gruppi di bambini ed adolescenti, tra l’altro per periodi di tempo indefiniti. Come sarà possibile integrare in contesto di apprendimento alunni che, pur avendo imparato tecnicamente la lingua italiana, nulla hanno vissuto dell’aspetto relazionale-affettivo che è sempre implicito in un percorso di apprendimento/insegnamento? Di fatto, l’acquisizione della lingua avviene nel contesto della relazione interpersonale e di gruppo che caratterizza una classe scolastica.
La ferma contrarietà dei Firmatari si estende anche alla possibilità, anch’essa prevista dalla suddetta mozione, di non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ogni anno. Si tratta di una scelta che va contro la Convenzione dei diritti dell’infanzia e la Costituzione Italiana, che sanciscono il diritto soggettivo dei minori presenti sul territorio nazionale a frequentare la scuola pubblica.
Un fermo no è espresso anche riguardo alla previsione di insegnamenti speciali per gli alunni stranieri, i corsi di “educazione alla legalità e alla cittadinanza”, considerato che non vi è motivo di pensare che i bambini stranieri ne abbiano maggiore necessità rispetto a quelli italiani, poiché non si può presupporre che i primi siano “naturalmente” più propensi alla devianza rispetto ai secondi.

Nel ribadire la ferma disapprovazione sui contenuti della mozione i Firmatari propongono alcuni elementi utili ad avviare o consolidare nella scuola una piena integrazione; si tratta infatti di:
- distinguere e semmai differenziare gli interventi nella Scuola Primaria e Media Inferiore da quelli delle Scuole Superiori e Licei;
- considerare le sperimentazioni già in atto (sostenute tra l’altro da Amministrazioni Comunali e Regionali) nell’ambito delle quali il problema della lingua viene affrontato e risolto, senza privare gli alunni di un processo di apprendimento significativo;
- monitorare tali esperienze per diffonderle più estesamente, facendo attenzione a rispettare i diversi contesti ambientali;
- distribuire le presenze straniere nelle classi, rispettando la territorialità in modo da non creare gruppi in cui la presenza di italiani sia minoritaria;
- recuperare e valorizzare il percorso scolastico pregresso dell’allievo straniero (anche se non parla italiano, non vuol dire che non capisce niente e non sa niente);
- usare le discipline scolastiche come strumento per un’educazione alla conoscenza che tenga conto dell’ampiezza e dell’estensione dei saperi, nonché delle interconnessioni che esistono in tutti i campi delle attività umane;
- attivare concretamente l’inserimento e il successo scolastico di tutti gli allievi creando allo stesso tempo spazi di coesistenza educativa, mettendo in grado tutto il personale della scuola, in particolare i docenti, di far ricorso a nuovi strumenti professionali e di apprendere, attraverso un’adeguata formazione, modalità metodologiche/comunicative che tengano conto di tutte le diversità presenti nelle classi;
- attivare laboratori di sostegno linguistico anche fuori orario di scuola, ma ad essa organicamente agganciabili, in collaborazione con organismi e strutture dell’extrascuola specializzati;
- mettere a disposizione delle scuole le risorse finanziarie necessarie per attuare tali percorsi.

seguono numerose firme. per aderire: palumbo.maria@fastwebnet.it

lunedì 24 novembre 2008

--Lavoratori disperati

Sono una dipendente statale di PALERMO (personale ATA – assistente tecnico –dell’istituto Liceo Scientifico Cannizzaro)"precario" da 9 anni, assunta ogni anno dal 01/09 al 31/08 dell’annosuccessivo (supplente annuale), inserita in una regolare graduatoria grazieai requisiti richiesti al momento del bando di concorso. Come me, in questagraduatoria siamo oltre 250 persone tutti assistenti tecnici quindi conspecifiche qualifiche (informatici, chimici, meccanici, e via dicendo).Chiedo il Vostro prezioso aiuto perché stiamo vivendo un momento DRAMMATICOche sta mettendo a repentaglio il nostro futuro lavorativo.Per cominciare premetto che la situazione che sto per raccontare èesclusivamente palermitana.A causa di una cattiva gestione amministrativa e politica della Provincia,della Regione, del Comune e non so che altro nel 2000, quasi un migliaio didipendenti degli enti locali, è stato dirottato allo Stato; cioè ex-bidellidel Comune e della Provincia sono “passati” nella Pubblica Istruzione, comecollaboratori scolastici.Questo personale nel loro ente di appartenenza, pochi giorni prima delpassaggio, aveva ottenuto il quarto livello in maniera “automatica”. Ilquarto livello nel loro ente corrispondeva alla qualifica di bidello (o comesi chiami nel loro ente), ma nella Scuola il collaboratore scolastico obidello (ai tempi) rientra nel terzo livello, quindi per una questioneeconomica (circa 150-200 € mensili) hanno cominciato a fare causa allo Statoper avere riconosciuto il quarto livello.Nella Scuola il quarto livello equivale alla qualifica di assistentiamministrativi e assistenti tecnici, dove come titolo di accesso occorre ildiploma di scuola superiore o, fino a qualche anno fa, la terza media ed unattestato di qualifica professionale.In breve le loro battaglie legali accompagnate sicuramente da buoni politiciora hanno avuto i loro frutti.Una sentenza gli ha dato il quarto livello (ma la cosa drammatica e assurdanon è questa) EQUIPARANDOLI AD ASSISTENTI TECNICI. Queste persone dovrannofare assistenza tecnica in laboratori degli istituti superiori,prevalentemente di informatica, ma non conoscono neanche che forma hanno icomputers, cosa sia un software e soprattutto quali siano le problematicheda risolvere. La cosa più grave è che l’Avvocatura di Stato non vuole piùricorrere contro queste sentenze in quanto , dicono, che non ne vale lapena; il giudice del lavoro fa orecchie di mercante.In sintesi da gennaio oltre 250 persone saremo in mezzo ad una strada perchéloro hanno ottenuto i loro 150-200 € IN PIU’ al mese e un lavoro più“professionale”, in cambio dei nostri posti di lavoro, senza aver un titolodi studio adeguato, senza aver partecipato ad un concorso interno e/oesterno, soltanto conoscendo il politico o i politici di turno.E noi che abbiamo partecipato e vinto un concorso, noi che da otto anniabbiamo lavorato facendo funzionare i laboratori delle scuole nonostantetutti i tagli che si sono succeduti nella scuola negli ultimi anni, noi cheabbiamo fatto acquisire quella professionalità alle scuole che fino aqualche anno fa mancava proprio a causa della mancanza degli assistentitecnici nei laboratori, noi che abbiamo acquisito professionalità edesperienza frequentando corsi di formazione per tenerci aggiornati sulleproblematiche tecniche dei laboratori, noi che ci siamo fatti una famiglia,noi che abbiamo avuto figli, noi che ABIAMO PRESO L’IMPEGNO di pagarel’affitto o un mutuo e di mandare avanti una famiglia, proprio noi dagennaio saremo SENZA LAVORO!Possibile che i dipendenti dello Stato non siano tutelati e venganoscavalcati così ? E’ possibile che nessuno ci dia voce ?La mia è una PREGHIERA: DATECI VOCE PERCHE’ FINO AD ORA SIAMO STATIINVISIBILI, FATE SAPERE A TUTTA L’ITALIA LA VERGOGNA CHE NOI QUI A PALERMO ESOLO QUI STIAMO SUBENDO.DA GENNAIO I NOSTRI ED ANCHE I VOSTRI FIGLI (PALERMITANI) FREQUENTERANNOSCUOLE SUPERIORI NELLE QUALI GLI ASSISTENTI TECNICI DEI LABORATORI (exEE.LL.) NON SAPRANNO DOVE METTERE LE MANI, PERCHE’ NON HANNO E NON AVRANNOLE COMPETENZE GIUSTE.UN GRAZIE VA AI SINDACATI CHE DIFENDONO ALCUNI LAVORATORI E ALTRI LI LASCIANEI GUAI.GRAZIE ALLA GIUSTIZIA ITALIANA CHE “AIUTA” SOLO CHI HA I SOLDI O CONOSCEQUALCHE POLITICO.SIETE LA NOSTRA SPERANZA FATECI SAPERE AL PIU’ PRESTO!!!!21/11/2008 Palermo
In fede
Giovanni Sireti