lunedì 11 maggio 2009
BOCCIATA DAL TAR LA CIRCOLARE SUI LIBRI DI TESTO di Gianni Gandola
Inoltro intervento su www.retescuole. net.
Ciao a tutti/tutte
Barbara
Milano , 08/05/2009
da www.scuolaoggi. org del 8.5.2009
La III sezione del TAR del Lazio, con ordinanza del 7 maggio 2009 ha accolto il ricorso presentato da una ventina di insegnanti di scuola primaria della provincia di Milano, in accordo con la Flc Cgil milanese, disponendo la sospensione in via cautelare della Circolare ministeriale n.16 del 10.2.2009 relativa all'adozione dei libri di testo. Vediamo di ricostruire la vicenda nel suo insieme facendo direttamente riferimento al testo stesso del ricorso presentato dall'avv. Isetta Barsanti Mauceri e all'ordinanza del TAR.
I ricorrenti, tutti docenti a tempo indeterminato che attualmente prestano servizio presso le istituzioni scolastiche della provincia di Milano, contestano il fatto che le disposizioni contenute nella CM impugnata sono lesive della loro professionalità sotto il profilo della lesione alla libertà di insegnamento ed al principio dell'autonomia delle istituzioni scolastiche.
Con la legge n. 169/08 infatti è stata modificata la disciplina relativa all'adozione dei libri di testo nelle istituzioni scolastiche statali ed è stata prevista una disciplina volta a contenere la spesa libraria assegnando una durata maggiore alla scelta dei libri di testo operata dagli Organi Collegiali di ciascuna istituzione scolastica. Il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, quindi, in esecuzione della nuova normativa, avrebbe dovuto con riferimento all'adozione dei libri di testo per il prossimo anno scolastico 2009/2010 dettare specifiche istruzioni.
Tuttavia, con il provvedimento impugnato, il Miur, anziché limitarsi a spiegare ciò che la nuova normativa prevede, dopo aver richiamato le funzioni dei libri di testo, le modalità ed i tempi di adozione, ha disatteso la normativa vigente introducendo nuovi limiti e restrizioni. La CM impugnata, infatti, prevede espressamente "le funzioni dei libri di testo (1), se ne indicano le tipologie in un'ottica di diversificazione delle proposte editoriali (2), se ne precisano modalità e tempi di adozione (3), si richiamano le soluzioni organizzative previste dalla normativa (4), si definiscono le misure e gli aspetti di natura finanziaria (5) nonché gli interventi di vigilanza e di monitoraggio (6) ". Ed ancora: "Gli insegnanti attualmente impegnati nelle classi quinte della scuola primaria hanno cura di proporre al collegio dei docenti la scelta dei libri di testo per le classi I, II, III, mentre gli insegnanti impegnati nelle classi terze, i libri di testo per le classi IV e V. In ugual misura nella scuola secondaria la scelta sarà effettuata dai docenti delle classi terminali."
Ora, le modalità che i docenti devono seguire, e che il Ministero ha indicato con la CM impugnata, violano palesemente i principi dell'autonomia delle singole istituzioni scolastiche oltre che della libertà di insegnamento cui il momento dell'adozione del libro di testo è una delle espressioni tipiche.
Nella CM impugnata, infatti, il Miur, affermando di voler evitare alle famiglie i costi eccessivi per l'acquisto dei libri di testo, interpreta in modo errato anche la recente normativa (L. 169/2008) e stabilisce vincoli e prescrizioni, quali la non modificabilità delle scelte da parte degli insegnanti e della scuola nell'arco dei due periodi previsti, palesemente illegittimi che non possono trovare alcuna giustificazione, neppure sotto il profilo di un risparmio economico per le famiglie, tanto meno nella scuola primaria ove, come è noto, è sancita la gratuità dei libri di testo.
Il legislatore, secondo i ricorrenti, ha previsto una cadenza quinquennale dell'adozione dei libri di testo, "salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze che giustifichino un'anticipazione della scadenza; detta disposizione normativa, volta a contenere la spesa libraria, prevede una situazione di normalità, ma prevede anche circostanze eccezionali, quali ad esempio il cambio del docente, che possono motivare una diversa scelta da parte del docente subentrato ad inizio a.s. e che in base alla propria libertà di insegnamento decida di perseguire gli obiettivi educativi preparando i propri allievi su di un diverso testo scolastico.
Il Miur, tuttavia, non sembra aver accolto questa lettura della norma quando con la CM n.16/2009 detta le istruzioni per l'adozione dei libri di testo stabilendo i vincoli che devono essere seguiti:
"Le adozioni secondo i criteri e le procedure sopra indicate devono rispettare i seguenti vincoli, oltre i tetti di spesa di cui si dirà più oltre:
a) la cadenza pluriennale (ogni cinque anni per la scuola primaria e ogni sei per la scuola secondaria di I e di II grado) per l'adozione dei libri di testo;
b) la non modificabilità delle scelte da parte degli insegnanti e della scuola nell'arco dei due periodi previsti;
c) la restrizione della scelta ai libri di testo a stampa per i quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto per un quinquennio, fatta salva la possibilità per l'editore di trasformare il medesimo libro di testo nella versione on line scaricabile da internet o mista. Il vincolo della non modificabilità del libro di testo da parte dell'editore per il periodo indicato non può avere decorrenza anteriore alla data di emanazione della legge 30 ottobre 2008, n. 169.
[.. ]I vincoli indicati si applicano per le nuove adozioni di libri di testo per l'anno scolastico 2009-2010, non per le conferme. L'assegnazione di altro docente nella classe, a decorrere dal 1° settembre 2009, non consente in alcun modo una diversa scelta di libri di testo già effettuata. In proposito, il dirigente scolastico è tenuto ad esercitare una scrupolosa vigilanza sul rispetto di tale divieto" (C.M. n.16/2009)
La CM impugnata, prevedendo che i docenti debbano individuare i testi scolastici da adottare nelle classi per la durata di n. 5 anni, senza possibilità di poter valutare, come invece prevede la legge, eventuali alternative giustificate anche da particolari necessità, comprime l'autonomia didattica degli stessi nonché le prerogative previste dagli organi collegiali con particolare riferimento al Collegio dei docenti, la cui competenza in tema di adozione dei libri di testo è espressamente prevista dal Tu 297/94.
Peraltro, l'art. 3 del DPR 275/99, prevede, all'ultimo comma che all'atto dell'iscrizione la scuola consegni alle famiglie il POF (Piano dell'offerta formativa) in precedenza adottato e conseguentemente, sulla base di detto POF che i medesimi siano anche edotti sul percorso educativo che i docenti intendono seguire, comprensivo anche della scelta del libro di testo adottato.
E' di tutta evidenza, quindi, che la scelta del libro di testo debba essere fatta dagli organi collegiali competenti sulla base della proposta del docente che non può essere costretto a proporre quanto deciso tre o quattro anni prima da altro docente.
Da quanto sopra – recita testualmente il testo del ricorso - appare assolutamente evidente come il provvedimento adottato sia palesemente illegittimo e pertanto debba essere annullato.
Il TAR del Lazio ha accolto nella sostanza queste motivazioni rilevando che, come dedotto in ricorso, con una norma di rango sub secondario non possono essere introdotti criteri più restrittivi di quelli stabiliti dalla norma di rango primario. L'Amministrazione dell'Istruzione quindi, secondo quanto disposto dal TAR, dovrà riesaminare la predetta Circolare n.16 nella parte in cui non ha previsto che la cadenza di rinnovo dei libri di testo per le scuole primarie e secondarie stabilita dal D.L. n.137/2008 conosce l'eccezione della "ricorrenza di specifiche e motivate esigenze" quali possono essere il cambio del docente.
Gianni Gandola
Ciao a tutti/tutte
Barbara
Milano , 08/05/2009
da www.scuolaoggi. org del 8.5.2009
La III sezione del TAR del Lazio, con ordinanza del 7 maggio 2009 ha accolto il ricorso presentato da una ventina di insegnanti di scuola primaria della provincia di Milano, in accordo con la Flc Cgil milanese, disponendo la sospensione in via cautelare della Circolare ministeriale n.16 del 10.2.2009 relativa all'adozione dei libri di testo. Vediamo di ricostruire la vicenda nel suo insieme facendo direttamente riferimento al testo stesso del ricorso presentato dall'avv. Isetta Barsanti Mauceri e all'ordinanza del TAR.
I ricorrenti, tutti docenti a tempo indeterminato che attualmente prestano servizio presso le istituzioni scolastiche della provincia di Milano, contestano il fatto che le disposizioni contenute nella CM impugnata sono lesive della loro professionalità sotto il profilo della lesione alla libertà di insegnamento ed al principio dell'autonomia delle istituzioni scolastiche.
Con la legge n. 169/08 infatti è stata modificata la disciplina relativa all'adozione dei libri di testo nelle istituzioni scolastiche statali ed è stata prevista una disciplina volta a contenere la spesa libraria assegnando una durata maggiore alla scelta dei libri di testo operata dagli Organi Collegiali di ciascuna istituzione scolastica. Il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, quindi, in esecuzione della nuova normativa, avrebbe dovuto con riferimento all'adozione dei libri di testo per il prossimo anno scolastico 2009/2010 dettare specifiche istruzioni.
Tuttavia, con il provvedimento impugnato, il Miur, anziché limitarsi a spiegare ciò che la nuova normativa prevede, dopo aver richiamato le funzioni dei libri di testo, le modalità ed i tempi di adozione, ha disatteso la normativa vigente introducendo nuovi limiti e restrizioni. La CM impugnata, infatti, prevede espressamente "le funzioni dei libri di testo (1), se ne indicano le tipologie in un'ottica di diversificazione delle proposte editoriali (2), se ne precisano modalità e tempi di adozione (3), si richiamano le soluzioni organizzative previste dalla normativa (4), si definiscono le misure e gli aspetti di natura finanziaria (5) nonché gli interventi di vigilanza e di monitoraggio (6) ". Ed ancora: "Gli insegnanti attualmente impegnati nelle classi quinte della scuola primaria hanno cura di proporre al collegio dei docenti la scelta dei libri di testo per le classi I, II, III, mentre gli insegnanti impegnati nelle classi terze, i libri di testo per le classi IV e V. In ugual misura nella scuola secondaria la scelta sarà effettuata dai docenti delle classi terminali."
Ora, le modalità che i docenti devono seguire, e che il Ministero ha indicato con la CM impugnata, violano palesemente i principi dell'autonomia delle singole istituzioni scolastiche oltre che della libertà di insegnamento cui il momento dell'adozione del libro di testo è una delle espressioni tipiche.
Nella CM impugnata, infatti, il Miur, affermando di voler evitare alle famiglie i costi eccessivi per l'acquisto dei libri di testo, interpreta in modo errato anche la recente normativa (L. 169/2008) e stabilisce vincoli e prescrizioni, quali la non modificabilità delle scelte da parte degli insegnanti e della scuola nell'arco dei due periodi previsti, palesemente illegittimi che non possono trovare alcuna giustificazione, neppure sotto il profilo di un risparmio economico per le famiglie, tanto meno nella scuola primaria ove, come è noto, è sancita la gratuità dei libri di testo.
Il legislatore, secondo i ricorrenti, ha previsto una cadenza quinquennale dell'adozione dei libri di testo, "salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze che giustifichino un'anticipazione della scadenza; detta disposizione normativa, volta a contenere la spesa libraria, prevede una situazione di normalità, ma prevede anche circostanze eccezionali, quali ad esempio il cambio del docente, che possono motivare una diversa scelta da parte del docente subentrato ad inizio a.s. e che in base alla propria libertà di insegnamento decida di perseguire gli obiettivi educativi preparando i propri allievi su di un diverso testo scolastico.
Il Miur, tuttavia, non sembra aver accolto questa lettura della norma quando con la CM n.16/2009 detta le istruzioni per l'adozione dei libri di testo stabilendo i vincoli che devono essere seguiti:
"Le adozioni secondo i criteri e le procedure sopra indicate devono rispettare i seguenti vincoli, oltre i tetti di spesa di cui si dirà più oltre:
a) la cadenza pluriennale (ogni cinque anni per la scuola primaria e ogni sei per la scuola secondaria di I e di II grado) per l'adozione dei libri di testo;
b) la non modificabilità delle scelte da parte degli insegnanti e della scuola nell'arco dei due periodi previsti;
c) la restrizione della scelta ai libri di testo a stampa per i quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto per un quinquennio, fatta salva la possibilità per l'editore di trasformare il medesimo libro di testo nella versione on line scaricabile da internet o mista. Il vincolo della non modificabilità del libro di testo da parte dell'editore per il periodo indicato non può avere decorrenza anteriore alla data di emanazione della legge 30 ottobre 2008, n. 169.
[.. ]I vincoli indicati si applicano per le nuove adozioni di libri di testo per l'anno scolastico 2009-2010, non per le conferme. L'assegnazione di altro docente nella classe, a decorrere dal 1° settembre 2009, non consente in alcun modo una diversa scelta di libri di testo già effettuata. In proposito, il dirigente scolastico è tenuto ad esercitare una scrupolosa vigilanza sul rispetto di tale divieto" (C.M. n.16/2009)
La CM impugnata, prevedendo che i docenti debbano individuare i testi scolastici da adottare nelle classi per la durata di n. 5 anni, senza possibilità di poter valutare, come invece prevede la legge, eventuali alternative giustificate anche da particolari necessità, comprime l'autonomia didattica degli stessi nonché le prerogative previste dagli organi collegiali con particolare riferimento al Collegio dei docenti, la cui competenza in tema di adozione dei libri di testo è espressamente prevista dal Tu 297/94.
Peraltro, l'art. 3 del DPR 275/99, prevede, all'ultimo comma che all'atto dell'iscrizione la scuola consegni alle famiglie il POF (Piano dell'offerta formativa) in precedenza adottato e conseguentemente, sulla base di detto POF che i medesimi siano anche edotti sul percorso educativo che i docenti intendono seguire, comprensivo anche della scelta del libro di testo adottato.
E' di tutta evidenza, quindi, che la scelta del libro di testo debba essere fatta dagli organi collegiali competenti sulla base della proposta del docente che non può essere costretto a proporre quanto deciso tre o quattro anni prima da altro docente.
Da quanto sopra – recita testualmente il testo del ricorso - appare assolutamente evidente come il provvedimento adottato sia palesemente illegittimo e pertanto debba essere annullato.
Il TAR del Lazio ha accolto nella sostanza queste motivazioni rilevando che, come dedotto in ricorso, con una norma di rango sub secondario non possono essere introdotti criteri più restrittivi di quelli stabiliti dalla norma di rango primario. L'Amministrazione dell'Istruzione quindi, secondo quanto disposto dal TAR, dovrà riesaminare la predetta Circolare n.16 nella parte in cui non ha previsto che la cadenza di rinnovo dei libri di testo per le scuole primarie e secondarie stabilita dal D.L. n.137/2008 conosce l'eccezione della "ricorrenza di specifiche e motivate esigenze" quali possono essere il cambio del docente.
Gianni Gandola
lunedì 13 aprile 2009
-- Quel minor fabbisogno di prof di lettere che lascia perplessi
www.tuttoscuola.com venerdì 10 aprile 2009
Fino ad oggi nella scuola secondaria di I grado gli insegnanti di lettere assicuravano ad ogni classe undici ore settimanali di insegnamento tra italiano, storia e geografia. Su due corsi completi (sei classi), per assicurare complessivamente 66 ore di insegnamento (11 x 6 = 66) si avvicendavano quattro docenti di lettere, due dei quali, ad anni alterni, insegnavano soltanto per 15 ore su 18, rimettendo le tre residue alla disponibilità per attività varie e supplenze.
Per ogni classe, secondo la riforma Gelmini, saranno invece previste da settembre soltanto 9 ore di lettere che dovranno servire per insegnare italiano, storia e geografia. Su due corsi completi di sei classi, basteranno tre docenti di lettere, senza che residuino ore di disponibilità.
Ogni sei classi, dunque, si riduce di una unità il numero dei docenti di lettere.
Se si considera che attualmente le classi a orario normale sono circa 58 mila e sono poco meno di 20 mila quelle a tempo prolungato è facile calcolare che le cattedre di lettere da togliere saranno diverse migliaia.
L'Uil-scuola ha calcolato che potrebbero essere circa 9.500. E potrebbero essere un dato stimato per difetto.
C'è l'incognita dell'aiutino della risorsa oraria (un'ora a settimana) di "approfondimento in materie letterarie" che tuttavia non costituisce cattedra, ma contribuisce alla formazione di cattedra interne in fase residuale.
Oltre al dato di organico che esce fortemente ridimensionato dalla manovra, le perplessità riguardano anche la contrazione di questo insegnamento di base su cui si continuano a spendere parole di impegno per il suo potenziamento (vista anche la diffusa carenza formativa dei nostri ragazzi e della stessa popolazione adulta del nostro paese), a cui non seguono sempre azioni coerenti.
Fino ad oggi nella scuola secondaria di I grado gli insegnanti di lettere assicuravano ad ogni classe undici ore settimanali di insegnamento tra italiano, storia e geografia. Su due corsi completi (sei classi), per assicurare complessivamente 66 ore di insegnamento (11 x 6 = 66) si avvicendavano quattro docenti di lettere, due dei quali, ad anni alterni, insegnavano soltanto per 15 ore su 18, rimettendo le tre residue alla disponibilità per attività varie e supplenze.
Per ogni classe, secondo la riforma Gelmini, saranno invece previste da settembre soltanto 9 ore di lettere che dovranno servire per insegnare italiano, storia e geografia. Su due corsi completi di sei classi, basteranno tre docenti di lettere, senza che residuino ore di disponibilità.
Ogni sei classi, dunque, si riduce di una unità il numero dei docenti di lettere.
Se si considera che attualmente le classi a orario normale sono circa 58 mila e sono poco meno di 20 mila quelle a tempo prolungato è facile calcolare che le cattedre di lettere da togliere saranno diverse migliaia.
L'Uil-scuola ha calcolato che potrebbero essere circa 9.500. E potrebbero essere un dato stimato per difetto.
C'è l'incognita dell'aiutino della risorsa oraria (un'ora a settimana) di "approfondimento in materie letterarie" che tuttavia non costituisce cattedra, ma contribuisce alla formazione di cattedra interne in fase residuale.
Oltre al dato di organico che esce fortemente ridimensionato dalla manovra, le perplessità riguardano anche la contrazione di questo insegnamento di base su cui si continuano a spendere parole di impegno per il suo potenziamento (vista anche la diffusa carenza formativa dei nostri ragazzi e della stessa popolazione adulta del nostro paese), a cui non seguono sempre azioni coerenti.
sabato 4 aprile 2009
-- Organici: per la Uil impossibile ricollocare i perdenti posto nelle medie
www.tuttoscuola.com venerdì 3 aprile 2009
Uno studio della Uil scuola sostiene che saranno soprattutto i docenti di lettere delle medie a pagare lo scotto dei tagli.
Dalla circolare sugli organici appena emanata dal ministero dell'Istruzione emerge infatti che mentre alle superiori l'operazione riguarderà i docenti di quasi tutte le discipline, alle medie i tagli cadranno soprattutto sulle cattedre di lettere (9.500 posti in meno) e di tecnologia (2.500).
Per gli insegnanti di italiano, secondo il sindacato, sarà anche difficile la ricollocazione: il numero delle cattedre viene infatti calcolato riportando a 18 ore il totale delle ore frontali di lezione di ciascun docente. "Fino ad oggi l'orario di lezione dell'insegnante era sempre questo, ma, a volte, una parte di queste ore era spesa in attività progettuali o per le supplenze. Ora dovranno tutte essere di lezione. Di qui i 9.500 posti in meno".
Un numero enorme, che secondo il sindacato creerà forti problemi di ricollocazione per chi perde il posto. "Il perdente posto- spiega il segretario Massimo Di Menna- dovrebbe essere spostato in un'altra scuola, ma ovunque ci saranno docenti in più, quindi non si capisce dove saranno mandati". Alcuni potranno occupare i posti precedentemente coperti dai precari, ma non ci sarà posto per tutti. La richiesta del sindacato è perciò quella di lasciarli nel loro istituto magari per altre attività.
La Uil scuola è critica anche sul nodo del tempo scuola: "non viene data una risposta certa e chiara alla scelta delle famiglie. Soprattutto, nella scuola primaria, non è scritto nero su bianco che sarà garantita la scelta delle 30 ore". Per quanto concerne i precari, Di Menna chiede "un monitoraggio preciso e concreto", e l'emanazione della direttiva, più volte annunciata, riguardante l'autonomia didattica e organizzativa alle scuole nell'utilizzo degli insegnanti.
La circolare sugli organici, osserva infine Di Menna, determina poi "la sostanziale eliminazione dell'inglese potenziato, tanto sbandierato,".
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Uno studio della Uil scuola sostiene che saranno soprattutto i docenti di lettere delle medie a pagare lo scotto dei tagli.
Dalla circolare sugli organici appena emanata dal ministero dell'Istruzione emerge infatti che mentre alle superiori l'operazione riguarderà i docenti di quasi tutte le discipline, alle medie i tagli cadranno soprattutto sulle cattedre di lettere (9.500 posti in meno) e di tecnologia (2.500).
Per gli insegnanti di italiano, secondo il sindacato, sarà anche difficile la ricollocazione: il numero delle cattedre viene infatti calcolato riportando a 18 ore il totale delle ore frontali di lezione di ciascun docente. "Fino ad oggi l'orario di lezione dell'insegnante era sempre questo, ma, a volte, una parte di queste ore era spesa in attività progettuali o per le supplenze. Ora dovranno tutte essere di lezione. Di qui i 9.500 posti in meno".
Un numero enorme, che secondo il sindacato creerà forti problemi di ricollocazione per chi perde il posto. "Il perdente posto- spiega il segretario Massimo Di Menna- dovrebbe essere spostato in un'altra scuola, ma ovunque ci saranno docenti in più, quindi non si capisce dove saranno mandati". Alcuni potranno occupare i posti precedentemente coperti dai precari, ma non ci sarà posto per tutti. La richiesta del sindacato è perciò quella di lasciarli nel loro istituto magari per altre attività.
La Uil scuola è critica anche sul nodo del tempo scuola: "non viene data una risposta certa e chiara alla scelta delle famiglie. Soprattutto, nella scuola primaria, non è scritto nero su bianco che sarà garantita la scelta delle 30 ore". Per quanto concerne i precari, Di Menna chiede "un monitoraggio preciso e concreto", e l'emanazione della direttiva, più volte annunciata, riguardante l'autonomia didattica e organizzativa alle scuole nell'utilizzo degli insegnanti.
La circolare sugli organici, osserva infine Di Menna, determina poi "la sostanziale eliminazione dell'inglese potenziato, tanto sbandierato,".
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mercoledì 1 aprile 2009
-- Stop ai recuperi per pagare i supplenti
Si invia per conoscenza,
il documento approvato dal consiglio d'istituto del Liceo di Luino, il quale denuncia di essere stato costretto a tagliare i corsi di recupero per poter pagare le supplenze e il funzionamento che non vengono finanziati.
Con preghiera di massima diffusione.
R.P.
DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO D'ISTITUTO IN DATA 25.03.2009
In merito alla situazione determinatasi nel nostro Istituto, a causa di una carenza di fondi necessari per il pagamento degli stipendi ai supplenti brevi e della conseguente decisione di sospendere i corsi di recupero degli alunni per stornare il corrispettivo a favore degli stipendi di cui sopra, il Consiglio d'Istituto dichiara quanto segue:
Già in passato questo Consiglio aveva espresso il proprio disappunto per il mancato accreditamento al Liceo di Luino dei finanziamenti spettanti per il pagamento degli stipendi ai supplenti brevi e dei compensi per gli Esami di Stato relativi all'anno 2006, per un totale di EUR 122.901,67.Anche i finanziamenti relativi all'anno 2008 per spese obbligatorie (stipendi, Esami di Stato e fondo d'istituto) sono pervenuti solo in parte: ad oggi mancano EUR 47.807,00. In totale la nostra scuola è creditrice dallo Stato di una cifra pari a EUR 170.708,67.
Nel corrente anno scolastico 2008/2009, il nostro Liceo si è trovato nella necessità di dover nominare otto supplenti per assenze di lungo periodo, per assicurare agli utenti il regolare svolgimento dell'attività didattica. L'onere del pagamento degli stipendi dei docenti in questione è a carico del bilancio della scuola. Lo stanziamento spettante per l'anno finanziario 2009, secondo i rigidi parametri fissati dalla notaministeriale protocollo n. 3338 del 25.11.2008, sono appena sufficienti per garantire la copertura stipendiale per il mese di gennaio.
Si evidenzia altresì che nell'anno in corso il Ministero ha completamente azzerato il finanziamento per il funzionamento amministrativo e didattico. Lo stesso, negli anni precedenti, era andato progressivamente diminuendo, rendendo pertanto necessario un incremento della quota d'iscrizione a carico degli utenti. Peraltro per consentire lo svolgimento delle attività pomeridiane di ampliamento dell'offerta formativa siamo stati costretti a chiedere un ulteriore contributo alle famiglie.
In tali condizioni la scuola non è in grado di mantenere adeguati standard educativi e di qualità, a scapito degli studenti, delle loro famiglie e anche degli stessi docenti.
Per sollecitare un intervento risolutore, il nostro Istituto, come altre scuole, ha inviato una richiesta al Ministero, alla Direzione Generale Regionale e all'Ufficio Scolastico Provinciale, senza ottenere purtroppo alcun riscontro.
Il Consiglio d'Istituto pertanto, ancora una volta, è costretto a fare appello alle forze politiche, alle rappresentanze sindacali, agli organi di stampa e all'opinione pubblica affinché il nostro Liceo possa corrispondere alle legittime aspettative dell'utenza.
il documento approvato dal consiglio d'istituto del Liceo di Luino, il quale denuncia di essere stato costretto a tagliare i corsi di recupero per poter pagare le supplenze e il funzionamento che non vengono finanziati.
Con preghiera di massima diffusione.
R.P.
DOCUMENTO APPROVATO DAL CONSIGLIO D'ISTITUTO IN DATA 25.03.2009
In merito alla situazione determinatasi nel nostro Istituto, a causa di una carenza di fondi necessari per il pagamento degli stipendi ai supplenti brevi e della conseguente decisione di sospendere i corsi di recupero degli alunni per stornare il corrispettivo a favore degli stipendi di cui sopra, il Consiglio d'Istituto dichiara quanto segue:
Già in passato questo Consiglio aveva espresso il proprio disappunto per il mancato accreditamento al Liceo di Luino dei finanziamenti spettanti per il pagamento degli stipendi ai supplenti brevi e dei compensi per gli Esami di Stato relativi all'anno 2006, per un totale di EUR 122.901,67.Anche i finanziamenti relativi all'anno 2008 per spese obbligatorie (stipendi, Esami di Stato e fondo d'istituto) sono pervenuti solo in parte: ad oggi mancano EUR 47.807,00. In totale la nostra scuola è creditrice dallo Stato di una cifra pari a EUR 170.708,67.
Nel corrente anno scolastico 2008/2009, il nostro Liceo si è trovato nella necessità di dover nominare otto supplenti per assenze di lungo periodo, per assicurare agli utenti il regolare svolgimento dell'attività didattica. L'onere del pagamento degli stipendi dei docenti in questione è a carico del bilancio della scuola. Lo stanziamento spettante per l'anno finanziario 2009, secondo i rigidi parametri fissati dalla notaministeriale protocollo n. 3338 del 25.11.2008, sono appena sufficienti per garantire la copertura stipendiale per il mese di gennaio.
Si evidenzia altresì che nell'anno in corso il Ministero ha completamente azzerato il finanziamento per il funzionamento amministrativo e didattico. Lo stesso, negli anni precedenti, era andato progressivamente diminuendo, rendendo pertanto necessario un incremento della quota d'iscrizione a carico degli utenti. Peraltro per consentire lo svolgimento delle attività pomeridiane di ampliamento dell'offerta formativa siamo stati costretti a chiedere un ulteriore contributo alle famiglie.
In tali condizioni la scuola non è in grado di mantenere adeguati standard educativi e di qualità, a scapito degli studenti, delle loro famiglie e anche degli stessi docenti.
Per sollecitare un intervento risolutore, il nostro Istituto, come altre scuole, ha inviato una richiesta al Ministero, alla Direzione Generale Regionale e all'Ufficio Scolastico Provinciale, senza ottenere purtroppo alcun riscontro.
Il Consiglio d'Istituto pertanto, ancora una volta, è costretto a fare appello alle forze politiche, alle rappresentanze sindacali, agli organi di stampa e all'opinione pubblica affinché il nostro Liceo possa corrispondere alle legittime aspettative dell'utenza.
martedì 31 marzo 2009
-- E Di Pietro raccoglie firme contro la non riforma
da TuttoscuolaFOCUS martedì 31 marzo 2009 - www.tuttoscuola.com
Il partito di Antonio Di Pietro, l'Italia dei Valori, ha avviato in tutta Italia una raccolta di firme contro la riforma della scuola varata recentemente dal governo Berlusconi. Anzi, contro la "non riforma" Gelmini, che "in realtà non riforma nulla" perché "toglie spazio alla scuola pubblica per quella privata, toglie il tempo pieno, toglie la pluralità di insegnanti, toglie risorse".
Per il momento si tratta di una petizione - non quindi dell'avvio di una procedura referendaria, di cui pure si era parlato nelle scorse settimane - con la quale il partito di Di Pietro denuncia "questa deriva che non aiuta i giovani e gli studenti a prepararsi per affrontare al meglio la propria vita. Per non parlare delle persone che vengono mandate a casa. Persone usa e getta. Persone qualificate che possono aiutare molto il mondo della scuola alle quali il Governo dice 'arrivederci e grazie' trasformando il precariato in una vera e propria tortura".
Con il linguaggio diretto che è una sua caratteristica, anche Di Pietro si schiera a favore dei precari della scuola. Lo fa probabilmente (ma non è il solo) con un occhio rivolto alle prossime scadenze elettorali. Le elezioni europee sono alle porte, e la concorrenza tra le forze politiche cresce, favorita dalle caratteristiche del sistema con il quale si voterà, un proporzionale con soglia di sbarramento al 4%. Ma ai precari della scuola, e al superamento della soglia, guarda anche la nuova formazione politica di Ferrero e Diliberto, erede di Rifondazione comunista e del Partito dei Comunisti Italiani, due partiti della cosiddetta sinistra radicale che nella scorsa legislatura si batterono con determinazione e con successo proprio a favore dei precari.
Il partito di Antonio Di Pietro, l'Italia dei Valori, ha avviato in tutta Italia una raccolta di firme contro la riforma della scuola varata recentemente dal governo Berlusconi. Anzi, contro la "non riforma" Gelmini, che "in realtà non riforma nulla" perché "toglie spazio alla scuola pubblica per quella privata, toglie il tempo pieno, toglie la pluralità di insegnanti, toglie risorse".
Per il momento si tratta di una petizione - non quindi dell'avvio di una procedura referendaria, di cui pure si era parlato nelle scorse settimane - con la quale il partito di Di Pietro denuncia "questa deriva che non aiuta i giovani e gli studenti a prepararsi per affrontare al meglio la propria vita. Per non parlare delle persone che vengono mandate a casa. Persone usa e getta. Persone qualificate che possono aiutare molto il mondo della scuola alle quali il Governo dice 'arrivederci e grazie' trasformando il precariato in una vera e propria tortura".
Con il linguaggio diretto che è una sua caratteristica, anche Di Pietro si schiera a favore dei precari della scuola. Lo fa probabilmente (ma non è il solo) con un occhio rivolto alle prossime scadenze elettorali. Le elezioni europee sono alle porte, e la concorrenza tra le forze politiche cresce, favorita dalle caratteristiche del sistema con il quale si voterà, un proporzionale con soglia di sbarramento al 4%. Ma ai precari della scuola, e al superamento della soglia, guarda anche la nuova formazione politica di Ferrero e Diliberto, erede di Rifondazione comunista e del Partito dei Comunisti Italiani, due partiti della cosiddetta sinistra radicale che nella scorsa legislatura si batterono con determinazione e con successo proprio a favore dei precari.
-- LICEO ARTISTICO - Una riforma da riscrivere
CONVEGNO
RIFORMA DA RISCRIVERE
L'attuazione dell'art.64 della legge 133 del 06/08/2008 e il Dl 226 del 17/10/2005, sviliscono la ragion d'essere dei licei artistici e degli Istituti d'arte
• QUALE LICEO D'ARTE PER IL FUTURO ?
• QUALE DESTINO PER LE SPECIFICITA' TERRITORIALI ?
• QUALE FUTURO PER GLI OPERATORI ?
lunedi 6 aprile2009 dalle ore 15 alle 20
aula magna del LICEO ARTISTICO STATALE DI NAPOLI largo SS Apostoli 8/A Napoli
(nelle vicinanze della Curia)
Accoglienza- Prof. Renato Botte - DS del liceo artistico statale di Napoli
presentazione ed introduzione - Prof.Michelangelo Riemma Docente LAS Napoli
-“ Per una proposta alternativa unitaria del LAS e ISA “
Prof.ssa Fidalma Malfera' - Docente LAS NapolI
-“ saperi e formazione artistica nell'attuale ordinamento”
Dott. Corrado Gabriele - Ass. all' istruzione della Regione Campania
“ fra riforma e autonomia degli enti locali, quale futuro per l'istruzione artistica, e per
gli operatori del settore in campania “
Dott.ssa Angela Cortese - Ass.alle politiche scolstiche e formative della Provincia di Napoli
“ gli effetti delle norme legislative in materia della popolazione scolastica nelle scuole campane “
Dott.ssa Giovanna Cassese - Direttore dell' Accademia di Belle Arti di Napoli
-” l'alta formazione artistica post-diploma e inserimenti professionali sul territorio “
Prof. Salvatore Maglione - componente del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione
-” valutazioni e riflessioni del CNPI inerente alla riforma gelmini “
sono invitati ad itervenire:
i rappresentanti e i DS degli ISA e LAS della Campania
i delegati territoriali delle sigle di tutti i sindacati confederali e non
seguira' dibattito
LICEO ARTISTICO STATALE
NAPOLI
alla Direzione Scolastica Regionale per la Campania
all’Ufficio Scolastico Provinciale
ai L.A.S. ed Istituti Statali d’Arte della Campania
alla Direzione dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli
al mondo dell'Arte e della Cultura cittadina
alla Regione Campania, al Comune e alla provincia di Napoli
alle OO.Sindacali del comparto scuola
Agli organi di stampa
Agli studenti e ai loro genitori
I docenti del Liceo Artistico Statale di Napoli esprimono costernazione e sfiducia nei confronti dello
Schema di Piano Programmatico del M.I.U.R di concerto con il Ministero dell’Economia e delle
Finanze, in attuazione dell’art. 64 della legge 6 agosto 2008, n. 133.
In tale Schema di Piano - a pag. 8 - nella parte riservata alla revisione degli ordinamenti scolastici,
revisione che sarà attuata per via amministrativa e senza passare per il dibattito parlamentare, si
dice: “Per i licei artistici e i licei musicali e coreutici l’orario obbligatorio di lezione sarà di 32 ore
settimanali, con conseguente revisione dei quadri orario previsti dagli allegati al decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226”.
Attualmente il Liceo Artistico di Napoli con la sua Maxisperimentazione di cinque anni, articolato
in un Biennio di orientamento e in un triennio con tre indirizzi, concorre ad una preparazione
storico-umanistica e di conoscenze e competenze tecnico-artistiche e di progettazione grazie ad un
monte ore settimanali di 40.
Il Collegio dei docenti, in quanto organo competente per l’elaborazione del Piano dell’Offerta
Formativa dell’istituzione scolastica, che dovrà essere esplicitato ai genitori dei futuri allievi delle
prime classi del prossimo anno scolastico 2008/2009 esprime il più totale dissenso verso questo
progetto che per fini economici di risparmio e non per motivi didattico - educativi e pedagogici,
svilisce la ragion d’essere della formazione artistica a cui il nostro istituto e la nostra
professionalità sono deputati.
Infatti il monte ore settimanale verrà ridotto a 32 ore, con il taglio straordinario presumibilmente
delle ore delle Discipline Pittoriche, Plastiche e Geometriche ,come già era previsto dal Decreto
Legislativo n. 226/2005 legge Moratti, che sono le aree di indirizzo del liceo, si va verso la
mortificazione del fare artistico, impedendo la formazione di giovani pronti ad operare con
competenze nel mondo dell’arte e del lavoro.
Si evidenzia che il decreto di legge n.133 colpisce tutti i licei artistici sia di corso tradizionale,sia di
progetto Michelangelo, Leonardo e Brocca e tutti gli istituti d’arte presenti sul territorio nazionale,
inoltre, questi ultimi saranno ancor più penalizzati e colpiti nella peculiarità formativa dei piani di
studio rivolti a specifici settori del fare artistico e si paventa una loro regionalizzazione..
Il nuovo disegno di legge prevede ancora l’accorpamento con altre istituzioni scolastiche di diverso
indirizzo, l’accorpamento delle classi di concorso con dequalificazione dell’insegnamento,
l’aumento del numero di alunni per classe previsto in unità di 30 ed oltre.
Si invitano pertanto le autorità competenti a rivedere tale piano e ad iniziare una consultazione del
mondo della scuola ed accademico, per elaborare una qualificata e condivisa riforma dell’istruzione
artistica.
Votato all'unanimità
Napoli, 02/02/2008
RIFORMA DA RISCRIVERE
L'attuazione dell'art.64 della legge 133 del 06/08/2008 e il Dl 226 del 17/10/2005, sviliscono la ragion d'essere dei licei artistici e degli Istituti d'arte
• QUALE LICEO D'ARTE PER IL FUTURO ?
• QUALE DESTINO PER LE SPECIFICITA' TERRITORIALI ?
• QUALE FUTURO PER GLI OPERATORI ?
lunedi 6 aprile2009 dalle ore 15 alle 20
aula magna del LICEO ARTISTICO STATALE DI NAPOLI largo SS Apostoli 8/A Napoli
(nelle vicinanze della Curia)
Accoglienza- Prof. Renato Botte - DS del liceo artistico statale di Napoli
presentazione ed introduzione - Prof.Michelangelo Riemma Docente LAS Napoli
-“ Per una proposta alternativa unitaria del LAS e ISA “
Prof.ssa Fidalma Malfera' - Docente LAS NapolI
-“ saperi e formazione artistica nell'attuale ordinamento”
Dott. Corrado Gabriele - Ass. all' istruzione della Regione Campania
“ fra riforma e autonomia degli enti locali, quale futuro per l'istruzione artistica, e per
gli operatori del settore in campania “
Dott.ssa Angela Cortese - Ass.alle politiche scolstiche e formative della Provincia di Napoli
“ gli effetti delle norme legislative in materia della popolazione scolastica nelle scuole campane “
Dott.ssa Giovanna Cassese - Direttore dell' Accademia di Belle Arti di Napoli
-” l'alta formazione artistica post-diploma e inserimenti professionali sul territorio “
Prof. Salvatore Maglione - componente del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione
-” valutazioni e riflessioni del CNPI inerente alla riforma gelmini “
sono invitati ad itervenire:
i rappresentanti e i DS degli ISA e LAS della Campania
i delegati territoriali delle sigle di tutti i sindacati confederali e non
seguira' dibattito
LICEO ARTISTICO STATALE
NAPOLI
alla Direzione Scolastica Regionale per la Campania
all’Ufficio Scolastico Provinciale
ai L.A.S. ed Istituti Statali d’Arte della Campania
alla Direzione dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli
al mondo dell'Arte e della Cultura cittadina
alla Regione Campania, al Comune e alla provincia di Napoli
alle OO.Sindacali del comparto scuola
Agli organi di stampa
Agli studenti e ai loro genitori
I docenti del Liceo Artistico Statale di Napoli esprimono costernazione e sfiducia nei confronti dello
Schema di Piano Programmatico del M.I.U.R di concerto con il Ministero dell’Economia e delle
Finanze, in attuazione dell’art. 64 della legge 6 agosto 2008, n. 133.
In tale Schema di Piano - a pag. 8 - nella parte riservata alla revisione degli ordinamenti scolastici,
revisione che sarà attuata per via amministrativa e senza passare per il dibattito parlamentare, si
dice: “Per i licei artistici e i licei musicali e coreutici l’orario obbligatorio di lezione sarà di 32 ore
settimanali, con conseguente revisione dei quadri orario previsti dagli allegati al decreto
legislativo 17 ottobre 2005, n. 226”.
Attualmente il Liceo Artistico di Napoli con la sua Maxisperimentazione di cinque anni, articolato
in un Biennio di orientamento e in un triennio con tre indirizzi, concorre ad una preparazione
storico-umanistica e di conoscenze e competenze tecnico-artistiche e di progettazione grazie ad un
monte ore settimanali di 40.
Il Collegio dei docenti, in quanto organo competente per l’elaborazione del Piano dell’Offerta
Formativa dell’istituzione scolastica, che dovrà essere esplicitato ai genitori dei futuri allievi delle
prime classi del prossimo anno scolastico 2008/2009 esprime il più totale dissenso verso questo
progetto che per fini economici di risparmio e non per motivi didattico - educativi e pedagogici,
svilisce la ragion d’essere della formazione artistica a cui il nostro istituto e la nostra
professionalità sono deputati.
Infatti il monte ore settimanale verrà ridotto a 32 ore, con il taglio straordinario presumibilmente
delle ore delle Discipline Pittoriche, Plastiche e Geometriche ,come già era previsto dal Decreto
Legislativo n. 226/2005 legge Moratti, che sono le aree di indirizzo del liceo, si va verso la
mortificazione del fare artistico, impedendo la formazione di giovani pronti ad operare con
competenze nel mondo dell’arte e del lavoro.
Si evidenzia che il decreto di legge n.133 colpisce tutti i licei artistici sia di corso tradizionale,sia di
progetto Michelangelo, Leonardo e Brocca e tutti gli istituti d’arte presenti sul territorio nazionale,
inoltre, questi ultimi saranno ancor più penalizzati e colpiti nella peculiarità formativa dei piani di
studio rivolti a specifici settori del fare artistico e si paventa una loro regionalizzazione..
Il nuovo disegno di legge prevede ancora l’accorpamento con altre istituzioni scolastiche di diverso
indirizzo, l’accorpamento delle classi di concorso con dequalificazione dell’insegnamento,
l’aumento del numero di alunni per classe previsto in unità di 30 ed oltre.
Si invitano pertanto le autorità competenti a rivedere tale piano e ad iniziare una consultazione del
mondo della scuola ed accademico, per elaborare una qualificata e condivisa riforma dell’istruzione
artistica.
Votato all'unanimità
Napoli, 02/02/2008
giovedì 26 marzo 2009
-- IL CNPI SULLE ABILITAZIONI E LE INDICAZIONI
IL CNPI si é riunito oggi, 26 marzo 2009, a Roma per esprimere il parere sulla revisione delle abilitazioni e delle cattedre della scuola secondaria di primo grado e
sulle indicazioni provinciali per le scuole primarie e secondarie di primo
grado in lingua tedesca.
I pareri espressi saranno presenti sul nostro sito www.andis.it
Gregorio Iannaccone
Presidente Nazionale ANDIS
337 547263 - presidenza@andis.it
www.andis.it
sulle indicazioni provinciali per le scuole primarie e secondarie di primo
grado in lingua tedesca.
I pareri espressi saranno presenti sul nostro sito www.andis.it
Gregorio Iannaccone
Presidente Nazionale ANDIS
337 547263 - presidenza@andis.it
www.andis.it
mercoledì 25 marzo 2009
-- Il disastro
Da: lsalvio@libero.it
Oggetto: Il disastro
Data: Martedì 24 marzo 2009, 07:32
Con preghiera di massima diffusione.
24 marzo 2009 - comunicato CGIL
Ecco le cifre del disastro: meno 9.968 posti nella primaria, 15.542 nella scuola di primo grado, 11.347 nella scuola secondaria, meno 245 dirigenti scolastici. Pesanti tagli ovunque, penalizzate soprattutto le regioni del Sud.
Si è concluso nella serata di lunedì 23 marzo l'incontro tra sindacati scuola e Miur preannunciato la scorsa settimana sul prossimo Decreto Interministeriale per gli organici 2009-2010 nella scuola. Confermati integralmente i tagli previsti dalla manovra finanziaria, ripartiti tra organico di diritto 37.101 e organico di fatto, ulteriori 5.000 posti.
L'informativa del Miur
Il Miur ha illustrato i criteri che sono stati utilizzati per ripartire i posti dei docenti alle varie regioni, inferiori di 42.100 unità rispetto a quelli complessivamente assegnati nello scorso anno, spostando una parte della riduzione, 5000 posti, in organico di fatto, pena l'attivazione della clausola di salvaguardia così come con chiarezza riporta la stessa bozza di circolare.
Questo nonostante una sostanziale stabilità nel numero degli alunni da un lato, un aumento della richiesta del tempo scuola da parte delle famiglie, in particolare per il tempo pieno e per il modello orario a 30 ore nel tempo normale nella scuola primaria.
Le regioni del Sud sono drammaticamente colpite : il 40% dei tagli si realizzerà in quattro regioni, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.
La posizione della FLC Cgil
La FLC Cgil ha ribadito ancora una volta tutto quanto aveva già espresso nel corso di questi mesi rispetto alla scelta di ridurre 87.000 docenti, di cui 42.100, quasi la metà, già dal prossimo anno scolastico.
Un taglio enorme su primaria e secondaria di primo e secondo grado , che mortifica la scuola pubblica, toglie risorse alla qualità della didattica e per la stessa funzionalità del servizio. Un colpo mortale all'autonomia organizzativa delle stesse istituzioni scolastiche strette nella morsa dei tagli all'organico e dall'azzeramento dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo.
Inaccettabile la forte penalizzazione di alcune regioni , in particolare del sud, e di tutti quei territori, spesso all'interno anche della stessa regione, che già oggi sono disagiati e carenti dal punto di vista delle strutture e dei servizi di supporto (trasporti, mensa, edilizia scolastica). La manovra colpisce soprattutto chi già oggi è maggiormente privato di risorse rispetto ad altri. E questo comporterà un inevitabile peggioramento della qualità dell'istruzione e del diritto allo studio. Insomma, chi già poco ha, ancora di meno avrà!
Tutto questo, per la FLC Cgil, è inaccettabile!
Sul merito delle disposizioni operative per le scuole, la FLC Cgil ha ribadito ancora una volta che queste devono garantire alcuni punti fermi:
rispettare e garantire con organico certo le scelte delle famiglie in particolare per quanto riguarda il tempo scuola (30 ore e tempo pieno nella scuola primaria);
riconoscere la piena autonomia didattica e organizzativa, come del resto prevista dal DPR 275/1999;
garantire i modelli orari e organizzativi esistenti nelle classi successive alla prima della scuola primaria e nel tempo prolungato della media.
Sia dal testo della bozza di circolare, che, soprattutto, dalle tabelle allegate al Decreto, non ci sono tali assicurazioni e garanzie . Al contrario si lasciano le scuole nella difficoltà di gestire queste complesse procedure senza alcuna certezza e trasparenza e con la responsabilità di dover rispondere alle richieste delle famiglie senza avere l'organico sufficiente.
La FLC ha chiesto l'apertura urgente di un confronto specifico sul precariato per trovare soluzioni certe e positive per tale personale.
Scuola dell'infanzia
In tema di anticipi, nella bozza di circolare va riportato quanto previsto dal Regolamento sulla “Revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione” che prevede tra le condizioni di fattibilità anche la valutazione pedagogica e didattica, da parte del collegio dei docenti, dei tempi e delle modalità dell'assistenza.
Scuola primaria
Va ribadito chiaramente quanto previsto dal DPR 275/98 in tema di autonomia organizzativa e didattica, eliminando qualsiasi indicazione su come utilizzare le risorse in organico. Questo vale anche per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle ore di compresenza sul tempo pieno che diventano organico di istituto.
E' necessario dare risposte certe alle famiglie rispetto al tempo scuola scelto al momento delle iscrizioni e ai modelli orari e organizzativi delle classi successive alla prima, cosi come il Ministro e il Presidente del Consiglio si erano impegnati a fare. Gravissima la previsione della circolare che fa affidamento, al contrario, sulle ore di insegnamento recuperate a seguito dell'istituzione di classi a 24 ore per quanto riguarda il tempo scuola (quali, se le famiglie non le hanno scelte?), dalle compresenze derivanti dall'insegnamento esterno della religione cattolica o della L2, evidenziando quindi soluzioni occasionali e disomogenee sul territorio nazionale e finanche nella stessa istituzione scolastica.
Altrettanto inaccettabile che per le classi successive alle prime si indichino come prescrittivi modelli orari senza tenere conto della situazione reale e del tempo scuola attualmente praticato nelle scuole, ivi incluso il tempo mensa in presenza di rientri pomeridiani. Il tempo mensa deve essere calcolato come scuola a tutti gli effetti in quanto momento educativo e non essere rubricato quale tempo non scolastico e dipendere per la sua copertura da situazioni meramente eventuali.
Inoltre, va rispettata la normativa vigente in tema di insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria, rispetto alle diverse modalità di intervento nelle classi delle figure dello specializzato e dello specialista.
Scuola secondaria di primo grado
Vanno confermati i previgenti quadri orari e modelli organizzativi non solo per le classi terze, come si afferma nella bozza di circolare, ma anche per le seconde classi. Inoltre, sempre per le classi a tempo prolungato e nel caso del tempo scuola a 40 ore settimanali, le 2 ore aggiuntive (da 38 a 40) debbono essere in organico di diritto e dunque stabili. Inaccettabile quanto prevede la bozza di DM sulla costituzione delle classi nella scuola secondaria di primo grado per l'insegnamento di Italiano, storia e geografia all'interno del modello organizzativo del tempo prolungato, modalità che ne snaturano il ruolo producendo, fra l'altro, una frammentazione eccessiva della cattedra con conseguenze gravi dal punto di vista didattico, oltre a rendere ingestibile l'organizzazione degli orari. Infine, per quanto riguarda l'ora di approfondimento che non costituisce cattedra se non in fase residuale, va esplicitato cosa accade se non ci sono altre ore curricolari in fase residuale da abbinare. E' pensabile la costituzione di cattedra in organico di fatto con un solo insegnante che si troverebbe ad operare su 18 classi diverse?
Scuola secondaria di secondo grado
In merito alla riconduzione a 18 ore delle cattedre va prevista espressamente, oltre alla salvaguardia dell'unitarietà dell'insegnamento, un riferimento alla salvaguardia della continuità didattica e di la previsione esplicita, per l'anno prossimo, della costituzione di cattedre anche a meno di 18 ore, ad esempio nel caso di discipline che prevedono l'insegnamento di 4 ore per classe.
Inoltre, l'aumento da 20 a 25 alunni nelle prime classi di sezioni staccate, scuole coordinate, sezioni di diverso indirizzo funzionanti con un solo corso, rischia la cancellazione di molti indirizzi ancor prima dell'emanazione dei nuovi regolamenti.
Istruzione degli adulti
I CPIA vanno dotati di un organico stabile già nel diritto. La bozza di circolare al contrario prevede che le dotazioni organiche di tali centri siano determinate in organico di fatto.
Sostegno
Va evitata la formazione di classi con un alto numero di alunni, in presenza di alunni con disabilità, per garantirne il loro diritto alla formazione e all'integrazione. A questo fine vanno precisate meglio le norme di riferimento. Infatti, l'articolo 5, comma 2 del regolamento afferma che: «le classi frequentate da alunni con disabilità non possono avere, di norma, più di 20 alunni». Poi però nel successivo comma 3 si afferma, in contrasto con quanto sopra, che: «Le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dal comma 2».
E' evidente come le previsioni del comma 3 vanifichino quanto stabilito dal precedente comma 2, in quanto risulta in maniera chiara la assoluta discrezionalità attribuita all'amministrazione scolastica nell'aumentare il numero di alunni anche nelle classi con al loro interno uno studente con disabilità.
Personale educativo
Nella circolare va fatto un riferimento esplicito al personale educativo. Per l'anno prossimo ci sarà una riduzione di posti pesante, non inferiore al 30% circa, a parità di alunni, rispetto all'attuale dotazione. Secondo le nostre valutazioni sarà veramente difficile organizzare l'attività e il servizio per l'intero arco della giornata, con particolare riferimento al servizio notturno.
Edilizia scolastica
La FLC Cgil ha espresso una forte preoccupazione per l'aumento degli alunni per classe, in particolare in relazione alla capienza degli ambienti scolastici. Infatti, le vigenti deroghe relative alla capienza delle aule saranno applicate indipendentemente dall'inserimento delle scuole stesse nel piano di riqualificazione edilizia. I nuovi parametri, che aumentano gli alunni per classe, non possono essere applicati a tutte le istituzioni scolastiche a prescindere dalle reali condizioni delle aule in termini di capienza e/o in termini di rispetto della normativa antincendio e sulla sicurezza. In questa logica appare del tutto superfluo e inopportuno il richiamo nella circolare alla responsabilità dei dirigenti scolastici.
Oggetto: Il disastro
Data: Martedì 24 marzo 2009, 07:32
Con preghiera di massima diffusione.
24 marzo 2009 - comunicato CGIL
Ecco le cifre del disastro: meno 9.968 posti nella primaria, 15.542 nella scuola di primo grado, 11.347 nella scuola secondaria, meno 245 dirigenti scolastici. Pesanti tagli ovunque, penalizzate soprattutto le regioni del Sud.
Si è concluso nella serata di lunedì 23 marzo l'incontro tra sindacati scuola e Miur preannunciato la scorsa settimana sul prossimo Decreto Interministeriale per gli organici 2009-2010 nella scuola. Confermati integralmente i tagli previsti dalla manovra finanziaria, ripartiti tra organico di diritto 37.101 e organico di fatto, ulteriori 5.000 posti.
L'informativa del Miur
Il Miur ha illustrato i criteri che sono stati utilizzati per ripartire i posti dei docenti alle varie regioni, inferiori di 42.100 unità rispetto a quelli complessivamente assegnati nello scorso anno, spostando una parte della riduzione, 5000 posti, in organico di fatto, pena l'attivazione della clausola di salvaguardia così come con chiarezza riporta la stessa bozza di circolare.
Questo nonostante una sostanziale stabilità nel numero degli alunni da un lato, un aumento della richiesta del tempo scuola da parte delle famiglie, in particolare per il tempo pieno e per il modello orario a 30 ore nel tempo normale nella scuola primaria.
Le regioni del Sud sono drammaticamente colpite : il 40% dei tagli si realizzerà in quattro regioni, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria.
La posizione della FLC Cgil
La FLC Cgil ha ribadito ancora una volta tutto quanto aveva già espresso nel corso di questi mesi rispetto alla scelta di ridurre 87.000 docenti, di cui 42.100, quasi la metà, già dal prossimo anno scolastico.
Un taglio enorme su primaria e secondaria di primo e secondo grado , che mortifica la scuola pubblica, toglie risorse alla qualità della didattica e per la stessa funzionalità del servizio. Un colpo mortale all'autonomia organizzativa delle stesse istituzioni scolastiche strette nella morsa dei tagli all'organico e dall'azzeramento dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo.
Inaccettabile la forte penalizzazione di alcune regioni , in particolare del sud, e di tutti quei territori, spesso all'interno anche della stessa regione, che già oggi sono disagiati e carenti dal punto di vista delle strutture e dei servizi di supporto (trasporti, mensa, edilizia scolastica). La manovra colpisce soprattutto chi già oggi è maggiormente privato di risorse rispetto ad altri. E questo comporterà un inevitabile peggioramento della qualità dell'istruzione e del diritto allo studio. Insomma, chi già poco ha, ancora di meno avrà!
Tutto questo, per la FLC Cgil, è inaccettabile!
Sul merito delle disposizioni operative per le scuole, la FLC Cgil ha ribadito ancora una volta che queste devono garantire alcuni punti fermi:
rispettare e garantire con organico certo le scelte delle famiglie in particolare per quanto riguarda il tempo scuola (30 ore e tempo pieno nella scuola primaria);
riconoscere la piena autonomia didattica e organizzativa, come del resto prevista dal DPR 275/1999;
garantire i modelli orari e organizzativi esistenti nelle classi successive alla prima della scuola primaria e nel tempo prolungato della media.
Sia dal testo della bozza di circolare, che, soprattutto, dalle tabelle allegate al Decreto, non ci sono tali assicurazioni e garanzie . Al contrario si lasciano le scuole nella difficoltà di gestire queste complesse procedure senza alcuna certezza e trasparenza e con la responsabilità di dover rispondere alle richieste delle famiglie senza avere l'organico sufficiente.
La FLC ha chiesto l'apertura urgente di un confronto specifico sul precariato per trovare soluzioni certe e positive per tale personale.
Scuola dell'infanzia
In tema di anticipi, nella bozza di circolare va riportato quanto previsto dal Regolamento sulla “Revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione” che prevede tra le condizioni di fattibilità anche la valutazione pedagogica e didattica, da parte del collegio dei docenti, dei tempi e delle modalità dell'assistenza.
Scuola primaria
Va ribadito chiaramente quanto previsto dal DPR 275/98 in tema di autonomia organizzativa e didattica, eliminando qualsiasi indicazione su come utilizzare le risorse in organico. Questo vale anche per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle ore di compresenza sul tempo pieno che diventano organico di istituto.
E' necessario dare risposte certe alle famiglie rispetto al tempo scuola scelto al momento delle iscrizioni e ai modelli orari e organizzativi delle classi successive alla prima, cosi come il Ministro e il Presidente del Consiglio si erano impegnati a fare. Gravissima la previsione della circolare che fa affidamento, al contrario, sulle ore di insegnamento recuperate a seguito dell'istituzione di classi a 24 ore per quanto riguarda il tempo scuola (quali, se le famiglie non le hanno scelte?), dalle compresenze derivanti dall'insegnamento esterno della religione cattolica o della L2, evidenziando quindi soluzioni occasionali e disomogenee sul territorio nazionale e finanche nella stessa istituzione scolastica.
Altrettanto inaccettabile che per le classi successive alle prime si indichino come prescrittivi modelli orari senza tenere conto della situazione reale e del tempo scuola attualmente praticato nelle scuole, ivi incluso il tempo mensa in presenza di rientri pomeridiani. Il tempo mensa deve essere calcolato come scuola a tutti gli effetti in quanto momento educativo e non essere rubricato quale tempo non scolastico e dipendere per la sua copertura da situazioni meramente eventuali.
Inoltre, va rispettata la normativa vigente in tema di insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria, rispetto alle diverse modalità di intervento nelle classi delle figure dello specializzato e dello specialista.
Scuola secondaria di primo grado
Vanno confermati i previgenti quadri orari e modelli organizzativi non solo per le classi terze, come si afferma nella bozza di circolare, ma anche per le seconde classi. Inoltre, sempre per le classi a tempo prolungato e nel caso del tempo scuola a 40 ore settimanali, le 2 ore aggiuntive (da 38 a 40) debbono essere in organico di diritto e dunque stabili. Inaccettabile quanto prevede la bozza di DM sulla costituzione delle classi nella scuola secondaria di primo grado per l'insegnamento di Italiano, storia e geografia all'interno del modello organizzativo del tempo prolungato, modalità che ne snaturano il ruolo producendo, fra l'altro, una frammentazione eccessiva della cattedra con conseguenze gravi dal punto di vista didattico, oltre a rendere ingestibile l'organizzazione degli orari. Infine, per quanto riguarda l'ora di approfondimento che non costituisce cattedra se non in fase residuale, va esplicitato cosa accade se non ci sono altre ore curricolari in fase residuale da abbinare. E' pensabile la costituzione di cattedra in organico di fatto con un solo insegnante che si troverebbe ad operare su 18 classi diverse?
Scuola secondaria di secondo grado
In merito alla riconduzione a 18 ore delle cattedre va prevista espressamente, oltre alla salvaguardia dell'unitarietà dell'insegnamento, un riferimento alla salvaguardia della continuità didattica e di la previsione esplicita, per l'anno prossimo, della costituzione di cattedre anche a meno di 18 ore, ad esempio nel caso di discipline che prevedono l'insegnamento di 4 ore per classe.
Inoltre, l'aumento da 20 a 25 alunni nelle prime classi di sezioni staccate, scuole coordinate, sezioni di diverso indirizzo funzionanti con un solo corso, rischia la cancellazione di molti indirizzi ancor prima dell'emanazione dei nuovi regolamenti.
Istruzione degli adulti
I CPIA vanno dotati di un organico stabile già nel diritto. La bozza di circolare al contrario prevede che le dotazioni organiche di tali centri siano determinate in organico di fatto.
Sostegno
Va evitata la formazione di classi con un alto numero di alunni, in presenza di alunni con disabilità, per garantirne il loro diritto alla formazione e all'integrazione. A questo fine vanno precisate meglio le norme di riferimento. Infatti, l'articolo 5, comma 2 del regolamento afferma che: «le classi frequentate da alunni con disabilità non possono avere, di norma, più di 20 alunni». Poi però nel successivo comma 3 si afferma, in contrasto con quanto sopra, che: «Le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dal comma 2».
E' evidente come le previsioni del comma 3 vanifichino quanto stabilito dal precedente comma 2, in quanto risulta in maniera chiara la assoluta discrezionalità attribuita all'amministrazione scolastica nell'aumentare il numero di alunni anche nelle classi con al loro interno uno studente con disabilità.
Personale educativo
Nella circolare va fatto un riferimento esplicito al personale educativo. Per l'anno prossimo ci sarà una riduzione di posti pesante, non inferiore al 30% circa, a parità di alunni, rispetto all'attuale dotazione. Secondo le nostre valutazioni sarà veramente difficile organizzare l'attività e il servizio per l'intero arco della giornata, con particolare riferimento al servizio notturno.
Edilizia scolastica
La FLC Cgil ha espresso una forte preoccupazione per l'aumento degli alunni per classe, in particolare in relazione alla capienza degli ambienti scolastici. Infatti, le vigenti deroghe relative alla capienza delle aule saranno applicate indipendentemente dall'inserimento delle scuole stesse nel piano di riqualificazione edilizia. I nuovi parametri, che aumentano gli alunni per classe, non possono essere applicati a tutte le istituzioni scolastiche a prescindere dalle reali condizioni delle aule in termini di capienza e/o in termini di rispetto della normativa antincendio e sulla sicurezza. In questa logica appare del tutto superfluo e inopportuno il richiamo nella circolare alla responsabilità dei dirigenti scolastici.
-- Disegno di legge 1387 per l'università
Manfredi Mangano,
Responsabile Scuola e Università
Federazione dei Giovani
Socialisti
E' incredibile
cosa possa regalarci l'immaginazione umana.
A firma di 9 solerti senatori del PD; in arrivo infatti una proposta di legge che mira a modificare
fortemente tre aspetti chiave della vita universitaria: la governance degli atenei, il
loro finanziamento, l'accesso in ruolo e l'assunzione dei docenti.
Parto dall'ultimo punto, sul quale mi soffermerò molto in fretta, per
carenza di approfondimento della normativa vigente: sostanzialmente, la stabilizzazione
del personale è affidata all'iniziativa dei singoli CdA, se si insegna mentre se si è ricercatori si ottiene lo status di professore aggregato (il che *potrebbe* essere positivo, se a questo status si accompagna della vera *ciccia*, come stipendi più alti e possibilità di passaggio di
carriera), e le commissioni esaminatrici saranno "sorteggiate da una lista di eletti" (il
che lascia già più perplessi, rimango convinto che sarebbe più positivo sorteggiare
direttamente le commissioni, e integrarle con una rigorosa peer review
svolta anche da docenti stranieri). Comunque, niente né di rivoluzionario
né di eccessivamente dannoso. C'è anche una norma anti-parentopoli, di cui
a mio avviso non si sente eccessivamente il bisogno : si impedisce a parenti di
vario grado l'accesso al medesimo campo di insegnamento, come se fosse una regola
che i figli di professori che diventano anch'essi professori siano di default
capre raccomandate ...
Passiamo al punto sulla governance degli Atenei: qui si incomincia a ridere. Il dualismo tra Consiglio di Amministrazione e Senato Accademico viene pesantemente rafforzato, riducendo quest'ultimo a mero estensore di pareri sul bilancio e alla compilazione dei programmi. Tutte le
vere mansioni (in coerenza col disegno della ddl 953 Aprea, incentrata
però sulla Scuola Superiore) spettano al CdA. Assunzione docenti, bilancio,
scelte di indirizzo ...
Come si forma questo CdA ? prendiamo ad esempio quello odierno dell'Università di Udine. Ne fanno parte ben 12 rappresentanti eletti dalle varie categorie universitarie, più un numero più o meno equivalente tra amministratori locali, responsabili di enti di ricerca e dirigenti
dell'Università.
Nel nuovo modello, massimo 9 membri compreso il rettore : di questi, uno solo eletto dagli studenti, un altro è il rettore stesso, ben 7 sono nominati dal rettore medesimo (di cui al massimo 3 nella medesima università), senza alcun criterio reale tranne il non rivestire incarichi
politici. E la "dittatura del rettore", corrispettivo della dittatura del Preside di memoria morattiana rinforzata fortemente dal ddl Aprea, si concretizza.
Il peggio del peggio si tocca però nei criteri di finanziamento e incentivazione: senza sfiorare minimamente il problema della concorrenza tra atenei e della valutazione del merito, si dà la possibilità di stipulare contratti "tailor-made" su criteri decisi dalla singola università (o
meglio, dal singolo CdA, come sbagliarsi?) aggiuntivi rispetto a quelli di categoria,
per "incentivare il merito". A questo fine si istituiscono alcuni fondi di finanziamento, per un totale di circa 450 milioni di euro, ricavati da aumenti delle accise su alcol e tabacchi. Tra i criteri menzionati per accedere ai contratti personalizzati di incentivo, c'è anche la capacità
di attrarre investimenti esterni, supponiamo nel nome della libertà della ricerca
scientifica da condizionamenti privati.
Ma -e qui il ddl tocca veramente il fondo - per finanziare i servizi agli studenti si dà la
possibilità agli Atenei ... rullo di tamburi ... di aumentare le tasse, eliminando l'assurdo divieto
che le vincola al 20% massimo di entrate dell'università! Magari garantendo al contempo più borse di studio?
No, troppo semplice (anzi, negativo secondo il relatore del ddl) : il Governo della Libertà dà agli atenei la possibilità di prelevare in automatico, dagli stipendi degli studenti passati, una somma
non superiore alla retta totale, come COMPENSAZIONE DELLE COMPETENZE ACQUISITE
GRAZIE ALL'UNIVERSITA' (ma è previsto uno sconto per chi ha la media più alta,
bontà loro).
Ora, sono io ad essere strabico, o l'Università italiana era fino a pochi mesi fa apostrofata come distruttiva per la formazione personale dei ragazzi, e totalmente inadeguata a inserirli nel mondo del lavoro, da parte della Ministra Gelmini? La soluzione a questo sarebbe costringere gli
studenti a pagare l'Università due volte: la prima tramite una retta che spesso, pur essendo tendenzialmente più bassa che nel resto del mondo occidentale, resta spaventosamente regressiva in quanto o sempre uguale o basata su livelli di progressività del contributo molto ravvicinati. La seconda estorcendo ai propri studenti, nel mezzo di mutui crisi mondiali e lavori precari, una ulteriore somma, magari per continuare a finanziare gli stipendi dei docenti dell'Università di Lecce, quella, se non sbaglio, in cui si possono recuperare esami interi con test a crocette di 30 domande, con la soglia dell'accettabile fissata a ben 8 punti?
Va bene essere definiti fannulloni, guerriglieri, teppisti, conservatori, ideologizzati.
Ma almeno non prendeteci per imbecilli.
Responsabile Scuola e Università
Federazione dei Giovani
Socialisti
E' incredibile
cosa possa regalarci l'immaginazione umana.
A firma di 9 solerti senatori del PD; in arrivo infatti una proposta di legge che mira a modificare
fortemente tre aspetti chiave della vita universitaria: la governance degli atenei, il
loro finanziamento, l'accesso in ruolo e l'assunzione dei docenti.
Parto dall'ultimo punto, sul quale mi soffermerò molto in fretta, per
carenza di approfondimento della normativa vigente: sostanzialmente, la stabilizzazione
del personale è affidata all'iniziativa dei singoli CdA, se si insegna mentre se si è ricercatori si ottiene lo status di professore aggregato (il che *potrebbe* essere positivo, se a questo status si accompagna della vera *ciccia*, come stipendi più alti e possibilità di passaggio di
carriera), e le commissioni esaminatrici saranno "sorteggiate da una lista di eletti" (il
che lascia già più perplessi, rimango convinto che sarebbe più positivo sorteggiare
direttamente le commissioni, e integrarle con una rigorosa peer review
svolta anche da docenti stranieri). Comunque, niente né di rivoluzionario
né di eccessivamente dannoso. C'è anche una norma anti-parentopoli, di cui
a mio avviso non si sente eccessivamente il bisogno : si impedisce a parenti di
vario grado l'accesso al medesimo campo di insegnamento, come se fosse una regola
che i figli di professori che diventano anch'essi professori siano di default
capre raccomandate ...
Passiamo al punto sulla governance degli Atenei: qui si incomincia a ridere. Il dualismo tra Consiglio di Amministrazione e Senato Accademico viene pesantemente rafforzato, riducendo quest'ultimo a mero estensore di pareri sul bilancio e alla compilazione dei programmi. Tutte le
vere mansioni (in coerenza col disegno della ddl 953 Aprea, incentrata
però sulla Scuola Superiore) spettano al CdA. Assunzione docenti, bilancio,
scelte di indirizzo ...
Come si forma questo CdA ? prendiamo ad esempio quello odierno dell'Università di Udine. Ne fanno parte ben 12 rappresentanti eletti dalle varie categorie universitarie, più un numero più o meno equivalente tra amministratori locali, responsabili di enti di ricerca e dirigenti
dell'Università.
Nel nuovo modello, massimo 9 membri compreso il rettore : di questi, uno solo eletto dagli studenti, un altro è il rettore stesso, ben 7 sono nominati dal rettore medesimo (di cui al massimo 3 nella medesima università), senza alcun criterio reale tranne il non rivestire incarichi
politici. E la "dittatura del rettore", corrispettivo della dittatura del Preside di memoria morattiana rinforzata fortemente dal ddl Aprea, si concretizza.
Il peggio del peggio si tocca però nei criteri di finanziamento e incentivazione: senza sfiorare minimamente il problema della concorrenza tra atenei e della valutazione del merito, si dà la possibilità di stipulare contratti "tailor-made" su criteri decisi dalla singola università (o
meglio, dal singolo CdA, come sbagliarsi?) aggiuntivi rispetto a quelli di categoria,
per "incentivare il merito". A questo fine si istituiscono alcuni fondi di finanziamento, per un totale di circa 450 milioni di euro, ricavati da aumenti delle accise su alcol e tabacchi. Tra i criteri menzionati per accedere ai contratti personalizzati di incentivo, c'è anche la capacità
di attrarre investimenti esterni, supponiamo nel nome della libertà della ricerca
scientifica da condizionamenti privati.
Ma -e qui il ddl tocca veramente il fondo - per finanziare i servizi agli studenti si dà la
possibilità agli Atenei ... rullo di tamburi ... di aumentare le tasse, eliminando l'assurdo divieto
che le vincola al 20% massimo di entrate dell'università! Magari garantendo al contempo più borse di studio?
No, troppo semplice (anzi, negativo secondo il relatore del ddl) : il Governo della Libertà dà agli atenei la possibilità di prelevare in automatico, dagli stipendi degli studenti passati, una somma
non superiore alla retta totale, come COMPENSAZIONE DELLE COMPETENZE ACQUISITE
GRAZIE ALL'UNIVERSITA' (ma è previsto uno sconto per chi ha la media più alta,
bontà loro).
Ora, sono io ad essere strabico, o l'Università italiana era fino a pochi mesi fa apostrofata come distruttiva per la formazione personale dei ragazzi, e totalmente inadeguata a inserirli nel mondo del lavoro, da parte della Ministra Gelmini? La soluzione a questo sarebbe costringere gli
studenti a pagare l'Università due volte: la prima tramite una retta che spesso, pur essendo tendenzialmente più bassa che nel resto del mondo occidentale, resta spaventosamente regressiva in quanto o sempre uguale o basata su livelli di progressività del contributo molto ravvicinati. La seconda estorcendo ai propri studenti, nel mezzo di mutui crisi mondiali e lavori precari, una ulteriore somma, magari per continuare a finanziare gli stipendi dei docenti dell'Università di Lecce, quella, se non sbaglio, in cui si possono recuperare esami interi con test a crocette di 30 domande, con la soglia dell'accettabile fissata a ben 8 punti?
Va bene essere definiti fannulloni, guerriglieri, teppisti, conservatori, ideologizzati.
Ma almeno non prendeteci per imbecilli.
-- Salteranno 37 mila cattedre più della metà nel Meridione
Non ci sono altri commenti da fare. Le mie opinioni a rigurardo già le conoscete. Non c'è piu minestra, e tra poco mancherà anche il piatto ((DDL Aprea, e mettiamoci pure il federalismo fiscale!).
Barbara
creato da La Repubblica, SALVO INTRAVAIA
Ultima modifica 25/03/2009 08:24
I numeri ufficializzati dal ministero dell'Istruzione: al Sud spariranno due posti su tre. La più penalizzata è la scuola ex media, che avrà 15.541 docenti in meno pari al 10%
Dopo un tam tam durato settimane, il ministero dell'Istruzione rende ufficiali i tagli agli organici del personale docente. Ed è il Sud che, soprattutto nella scuola primaria, viene penalizzato due volte: per la mancanza di servizi e per i posti che perde. Il tutto a prescindere dal calo degli alunni, che pure c'è.
Ma andiamo con ordine. Più di metà degli oltre 37 mila posti che svaniranno dal prossimo settembre verranno tagliati nelle regioni meridionali. Il dato diventa imbarazzante nella scuola elementare, dove due cattedre su tre salteranno proprio al Sud. Da mesi i sindacati parlavano di accanimento verso la scuola nel Sud.
Il taglio all'organico nella scuola primaria, che incide per quasi un terzo del taglio complessivo, colpirà soprattutto il cosiddetto tempo normale: le 24, 27 e 30 ore settimanali. Il tempo pieno di 40 ore viene risparmiato. A pagarne le conseguenze saranno quindi le realtà del Paese dove le lezioni pomeridiane alle elementari sono una specie di miraggio. Gli addetti ai lavori sapevano già che le classi di scuola elementare a tempo pieno al Sud sono soltanto otto su 100 mentre al Nord sono il 36 per cento. Stornare dai tagli le classi a tempo normale sarebbe equivalso a penalizzare le regioni del Sud. Ed è proprio quello che è avvenuto.
I numeri, del resto, dicono tutto. Su 9.967 cattedre di scuola primaria che salteranno 6.141 (pari al 62 per cento) si perderanno nelle otto regioni meridionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. L'effetto si attenua se si considera il taglio complessivo (su scuola primaria, media e superiore): su 36.854 cattedre tagliate 20.311 salteranno al Sud. Un effetto che la Flc Cgil considera "disastroso" .
Il taglio più consistente si abbatterà sulla scuola secondaria di primo grado (l'ex scuola media) che, soprattutto per effetto del calo delle ore di lezione, vedrà svanire di botto 15.541 cattedre: una su dieci. Saranno i docenti di Italiano e Tecnologia i più tartassati. Segue la scuola secondaria di secondo grado che, attraverso la formazione di classi più affollate, perderà 11.346 cattedre.
E per comprendere che, riguardo alla primaria, il calo della popolazione scolastica non c'entra nulla basta citare un paio di numeri. Secondo le previsioni di viale Trastevere sul cosiddetto organico di diritto, il prossimo anno le regioni meridionali perderanno 6.718 alunni (pari allo 0,66 per cento) e i posti tagliati saranno quasi altrettanti. In sostanza, le regioni del Sud perderanno un posto per ogni alunno in meno. Complessivamente, la regione che dovrà subire il taglio maggiore sarà la Campania: 5.628 cattedre in meno. La Lombardia, che per numero di alunni supera tutte le altre regioni, perderà poco meno di 4.000 cattedre (3.998 in tutto).
Barbara
creato da La Repubblica, SALVO INTRAVAIA
Ultima modifica 25/03/2009 08:24
I numeri ufficializzati dal ministero dell'Istruzione: al Sud spariranno due posti su tre. La più penalizzata è la scuola ex media, che avrà 15.541 docenti in meno pari al 10%
Dopo un tam tam durato settimane, il ministero dell'Istruzione rende ufficiali i tagli agli organici del personale docente. Ed è il Sud che, soprattutto nella scuola primaria, viene penalizzato due volte: per la mancanza di servizi e per i posti che perde. Il tutto a prescindere dal calo degli alunni, che pure c'è.
Ma andiamo con ordine. Più di metà degli oltre 37 mila posti che svaniranno dal prossimo settembre verranno tagliati nelle regioni meridionali. Il dato diventa imbarazzante nella scuola elementare, dove due cattedre su tre salteranno proprio al Sud. Da mesi i sindacati parlavano di accanimento verso la scuola nel Sud.
Il taglio all'organico nella scuola primaria, che incide per quasi un terzo del taglio complessivo, colpirà soprattutto il cosiddetto tempo normale: le 24, 27 e 30 ore settimanali. Il tempo pieno di 40 ore viene risparmiato. A pagarne le conseguenze saranno quindi le realtà del Paese dove le lezioni pomeridiane alle elementari sono una specie di miraggio. Gli addetti ai lavori sapevano già che le classi di scuola elementare a tempo pieno al Sud sono soltanto otto su 100 mentre al Nord sono il 36 per cento. Stornare dai tagli le classi a tempo normale sarebbe equivalso a penalizzare le regioni del Sud. Ed è proprio quello che è avvenuto.
I numeri, del resto, dicono tutto. Su 9.967 cattedre di scuola primaria che salteranno 6.141 (pari al 62 per cento) si perderanno nelle otto regioni meridionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. L'effetto si attenua se si considera il taglio complessivo (su scuola primaria, media e superiore): su 36.854 cattedre tagliate 20.311 salteranno al Sud. Un effetto che la Flc Cgil considera "disastroso" .
Il taglio più consistente si abbatterà sulla scuola secondaria di primo grado (l'ex scuola media) che, soprattutto per effetto del calo delle ore di lezione, vedrà svanire di botto 15.541 cattedre: una su dieci. Saranno i docenti di Italiano e Tecnologia i più tartassati. Segue la scuola secondaria di secondo grado che, attraverso la formazione di classi più affollate, perderà 11.346 cattedre.
E per comprendere che, riguardo alla primaria, il calo della popolazione scolastica non c'entra nulla basta citare un paio di numeri. Secondo le previsioni di viale Trastevere sul cosiddetto organico di diritto, il prossimo anno le regioni meridionali perderanno 6.718 alunni (pari allo 0,66 per cento) e i posti tagliati saranno quasi altrettanti. In sostanza, le regioni del Sud perderanno un posto per ogni alunno in meno. Complessivamente, la regione che dovrà subire il taglio maggiore sarà la Campania: 5.628 cattedre in meno. La Lombardia, che per numero di alunni supera tutte le altre regioni, perderà poco meno di 4.000 cattedre (3.998 in tutto).
-- Il sud nel mirino della Gelmini
ItaliaOggi:
24-03-2009
Alessandra Ricciardi
A differenza del passato, non ci saranno deroghe sul personale
È il provvedimento centrale dell'operazione tagliacattedre. Il decreto sugli organici, su cui ieri sera c'è stato il vertice con i sindacati e che è ora è alla firma del ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, prevede per il 2009/2010 una riduzione delle piante organiche di circa 37 mila cattedre, tra riforma della scuola, riorganizzazione della rete scolastica e innalzamento del numero di alunni per classi. I restanti 5 mila posti, necessari a raggiungere gli obiettivi di risparmio di spesa previsti dalla manovra finanziaria estiva, saranno defalcati in un secondo momento e in organico di fatto. La riduzione di organico è così articolata: 9900 alle elementari, 15.500 alle medie e 11 mila alle superiori. A pagare di più, in termini di assegnazioni di personale, saranno le scuole delle regioni del Sud. Basti l'esempio della piccola Basilicata, dove su un organico di poco più di 7 mila insegnanti ne spariranno 600, il 9%. A differenza di quanto avvenuto in passato, la Gelmini è decisa a non fare sconti. Da oltre un decennio, il Sud e le Isole perdono alunni iscritti eppure, in proporzione, hanno perso meno cattedre di quanto sarebbe stato logico. In senso opposto a quanto avvenuto al Nord, dove a fronte di un numero crescente di iscritti e di richieste di maggiore tempo scuola il contingente dei docenti non solo non è cresciuto, ma si è via via ridotto. Un controsenso spiegato dalla necessità di dare maggiori tutele, anche occupazionali, al Meridione che vive in un contesto sociale ed economico indubbiamente più difficile. Ma ora non c'è più deroga che tenga e la Gelmini-costretta a fare uso abbondante delle forbici- vuole rimettere i piatti della bilancia in pareggio. Nel decreto di prossimo arrivo, infatti, nell'attribuire per esempio la dotazione organica delle elementari per l'anno scolastico 2009/2010- su cui sarà possibile fare le assunzioni a tempo indeterminato e le nomine dei supplenti-il ministero ha tenuto conto in maniera piuttosto ferrea del numero di studenti iscritti e delle richieste di tempo scuola avanzate dalle famiglie. Le regioni con molto tempo pieno sono collocate in larga misura al Nord (regioni come l'Emilia Romagna o il Piemonte) e non subiranno forti riduzioni di organico. Le zone dove più consistente, per tradizione, è invece l'orario normale sono al Sud e questa volta, con l'introduzione del maestro unico al posto del modulo di tre insegnanti su due classi, perderanno più docenti. Ed è vero che il Meridione invece ha più tempo prolungato alle medie, ma dal prossimo anno sarà possibile concederlo solo in presenza di mensa e locali adeguati. Il che servirà, ancora una volta, a tagliare di più nel Mezzogiorno. Tenendo conto di tutti i gradi di scuola, questo il bollettino di guerra degli organici: le perdite maggiori le avranno la Campania (-5645) e la Sicilia (-5020). La Calabria dovrà rinunciare a circa 2500 cattedre, il Lazio a quasi 2800 posti. L'Emilia Romagna ha contenuto il taglio a 1359 posti, peggio è andato al Piemonte con 2175 cattedre in meno. La Basilicata ne perde 600, la Sardegna 1670. La Puglia 3600. Per la Lombardia la decurtazione sarà di 4 mila cattedre.
24-03-2009
Alessandra Ricciardi
A differenza del passato, non ci saranno deroghe sul personale
È il provvedimento centrale dell'operazione tagliacattedre. Il decreto sugli organici, su cui ieri sera c'è stato il vertice con i sindacati e che è ora è alla firma del ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, prevede per il 2009/2010 una riduzione delle piante organiche di circa 37 mila cattedre, tra riforma della scuola, riorganizzazione della rete scolastica e innalzamento del numero di alunni per classi. I restanti 5 mila posti, necessari a raggiungere gli obiettivi di risparmio di spesa previsti dalla manovra finanziaria estiva, saranno defalcati in un secondo momento e in organico di fatto. La riduzione di organico è così articolata: 9900 alle elementari, 15.500 alle medie e 11 mila alle superiori. A pagare di più, in termini di assegnazioni di personale, saranno le scuole delle regioni del Sud. Basti l'esempio della piccola Basilicata, dove su un organico di poco più di 7 mila insegnanti ne spariranno 600, il 9%. A differenza di quanto avvenuto in passato, la Gelmini è decisa a non fare sconti. Da oltre un decennio, il Sud e le Isole perdono alunni iscritti eppure, in proporzione, hanno perso meno cattedre di quanto sarebbe stato logico. In senso opposto a quanto avvenuto al Nord, dove a fronte di un numero crescente di iscritti e di richieste di maggiore tempo scuola il contingente dei docenti non solo non è cresciuto, ma si è via via ridotto. Un controsenso spiegato dalla necessità di dare maggiori tutele, anche occupazionali, al Meridione che vive in un contesto sociale ed economico indubbiamente più difficile. Ma ora non c'è più deroga che tenga e la Gelmini-costretta a fare uso abbondante delle forbici- vuole rimettere i piatti della bilancia in pareggio. Nel decreto di prossimo arrivo, infatti, nell'attribuire per esempio la dotazione organica delle elementari per l'anno scolastico 2009/2010- su cui sarà possibile fare le assunzioni a tempo indeterminato e le nomine dei supplenti-il ministero ha tenuto conto in maniera piuttosto ferrea del numero di studenti iscritti e delle richieste di tempo scuola avanzate dalle famiglie. Le regioni con molto tempo pieno sono collocate in larga misura al Nord (regioni come l'Emilia Romagna o il Piemonte) e non subiranno forti riduzioni di organico. Le zone dove più consistente, per tradizione, è invece l'orario normale sono al Sud e questa volta, con l'introduzione del maestro unico al posto del modulo di tre insegnanti su due classi, perderanno più docenti. Ed è vero che il Meridione invece ha più tempo prolungato alle medie, ma dal prossimo anno sarà possibile concederlo solo in presenza di mensa e locali adeguati. Il che servirà, ancora una volta, a tagliare di più nel Mezzogiorno. Tenendo conto di tutti i gradi di scuola, questo il bollettino di guerra degli organici: le perdite maggiori le avranno la Campania (-5645) e la Sicilia (-5020). La Calabria dovrà rinunciare a circa 2500 cattedre, il Lazio a quasi 2800 posti. L'Emilia Romagna ha contenuto il taglio a 1359 posti, peggio è andato al Piemonte con 2175 cattedre in meno. La Basilicata ne perde 600, la Sardegna 1670. La Puglia 3600. Per la Lombardia la decurtazione sarà di 4 mila cattedre.
martedì 24 marzo 2009
La strategia vincente del governo
da www.tuttoscuola.com
Gli iscritti alla scuola pubblica diminuiscono, quelli alla privata aumentano
Il quotidiano "La Stampa" di oggi 23 marzo 2009 dedica due articoli alla tendenza da parte delle famiglie a trasferire i propri figli dalle scuole pubbliche alle scuole private.
Il primo dei due articoli, La grande fuga verso le private, di Flavia Amabile, ricorda che "gli ultimi dati ufficiali disponibili mostrano 700.118 iscritti alle scuole non statali con un aumento dello 0,8% e 952.571 iscritti alle scuole statali, pari ad un calo dell`1,5%".
Per la giornalista del quotidiano torinese, le ragioni di questa tendenza sono sostanzialmente due: "In parte gli aiuti finanziari che hanno reso meno onerosa la retta, in parte le incertezze legate ai cambiamenti introdotti dal ministro Gelmini che hanno creato molto disorientamento fra i genitori".
Il secondo articolo de La Stampa è un'intervista ("Iscritti in crescita ma senza aiuti statali si chiude", di Giacomo Galeazzi) al cardinale Renato Raffaele Martino, ministro vaticano degli Affari Sociali, che spiega come "a forza di tagli agli istituti paritari si impedisce ai genitori di decidere i percorso formativi per i loro ragazzi" e che "in Germania gli istituti vengono finanziati al 100% sulle persone e al 95% sulla gestione, mentre in Italia i pregiudizi ideologici del laicismo sono ancora un ostacolo".
Il porporato elenca i vantaggi delle scuole cattoliche: sono serie, "non si fanno scioperi e funzionano meglio", ma non si tratta di aspetti favorevoli ai soli iscritti, bensì all'intera collettività. Infatti, conclude Martino, gli istituti privati "offrono un servizio e il loro finanziamento pubblico sarebbe un enorme risparmio per lo Stato perché nelle scuole cattoliche il costo medio per alunno è molto inferiore rispetto a quelle statali".
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Gli iscritti alla scuola pubblica diminuiscono, quelli alla privata aumentano
Il quotidiano "La Stampa" di oggi 23 marzo 2009 dedica due articoli alla tendenza da parte delle famiglie a trasferire i propri figli dalle scuole pubbliche alle scuole private.
Il primo dei due articoli, La grande fuga verso le private, di Flavia Amabile, ricorda che "gli ultimi dati ufficiali disponibili mostrano 700.118 iscritti alle scuole non statali con un aumento dello 0,8% e 952.571 iscritti alle scuole statali, pari ad un calo dell`1,5%".
Per la giornalista del quotidiano torinese, le ragioni di questa tendenza sono sostanzialmente due: "In parte gli aiuti finanziari che hanno reso meno onerosa la retta, in parte le incertezze legate ai cambiamenti introdotti dal ministro Gelmini che hanno creato molto disorientamento fra i genitori".
Il secondo articolo de La Stampa è un'intervista ("Iscritti in crescita ma senza aiuti statali si chiude", di Giacomo Galeazzi) al cardinale Renato Raffaele Martino, ministro vaticano degli Affari Sociali, che spiega come "a forza di tagli agli istituti paritari si impedisce ai genitori di decidere i percorso formativi per i loro ragazzi" e che "in Germania gli istituti vengono finanziati al 100% sulle persone e al 95% sulla gestione, mentre in Italia i pregiudizi ideologici del laicismo sono ancora un ostacolo".
Il porporato elenca i vantaggi delle scuole cattoliche: sono serie, "non si fanno scioperi e funzionano meglio", ma non si tratta di aspetti favorevoli ai soli iscritti, bensì all'intera collettività. Infatti, conclude Martino, gli istituti privati "offrono un servizio e il loro finanziamento pubblico sarebbe un enorme risparmio per lo Stato perché nelle scuole cattoliche il costo medio per alunno è molto inferiore rispetto a quelle statali".
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giovedì 19 marzo 2009
-- DECRETO BRUNETTA: AL VIA INIZIATIVA LEGALE IN TUTTA ITALIA
La Gilda degli Insegnanti dichiara guerra al decreto Brunetta che impone la reperibilità obbligatoria per 11 ore al proprio domicilio ai dipendenti pubblici assenti dal luogo di lavoro per motivi di malattia e sottoposti alla visita fiscale. Quando fu emanata la normativa, la Gilda si dichiarò subito contraria, giudicandola una misura liberticida che pone i docenti agli arresti domiciliari. E adesso il sindacato torna all'attacco lanciando un'iniziativa legale su tutto il territorio nazionale.
Secondo i recenti orientamenti della giurisprudenza comunitaria, infatti, è da considerarsi tempo di lavoro tutto quello che il dipendente mette a disposizione del datore di lavoro. Alla luce di ciò, e in seguito a un qualificato parere legale richiesto dalla Gilda, il sindacato invita i docenti a presentare ricorso contro il decreto del ministro della Funzione pubblica, chiedendo che vengano pagate tutte le ore in più di lavoro passivo imposte con l'obbligo di reperibilità a casa.
Praticamente - spiega il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio chiediamo che la libertà di cui vengono privati i docenti venga retribuita, così come già avviene per altre categorie di lavoratori, ad esempio i medici e gli infermieri che sono disponibili anche fuori dall'orario di servizio in ospedale e per questo vengono remunerati. Il decreto Brunetta è fortemente discriminatorio nei confronti dei dipendenti pubblici conclude Di Meglio - e il nostro obiettivo è che i controlli sugli ammalati vengano fatti in fasce orarie accettabili, esattamente come avviene per i dipendenti privati.
Roma, 13 marzo 2009
Uficio Stampa Gilda Insegnanti
Secondo i recenti orientamenti della giurisprudenza comunitaria, infatti, è da considerarsi tempo di lavoro tutto quello che il dipendente mette a disposizione del datore di lavoro. Alla luce di ciò, e in seguito a un qualificato parere legale richiesto dalla Gilda, il sindacato invita i docenti a presentare ricorso contro il decreto del ministro della Funzione pubblica, chiedendo che vengano pagate tutte le ore in più di lavoro passivo imposte con l'obbligo di reperibilità a casa.
Praticamente - spiega il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino Di Meglio chiediamo che la libertà di cui vengono privati i docenti venga retribuita, così come già avviene per altre categorie di lavoratori, ad esempio i medici e gli infermieri che sono disponibili anche fuori dall'orario di servizio in ospedale e per questo vengono remunerati. Il decreto Brunetta è fortemente discriminatorio nei confronti dei dipendenti pubblici conclude Di Meglio - e il nostro obiettivo è che i controlli sugli ammalati vengano fatti in fasce orarie accettabili, esattamente come avviene per i dipendenti privati.
Roma, 13 marzo 2009
Uficio Stampa Gilda Insegnanti
__ Scusate, ho un quesito sui nuovi regolamenti per la valutazione.
Leggo nello Schema di regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e per ulteriori modalità applicative dell’articolo 3 del decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, convertito dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169
Articolo 6 – Valutazione degli alunni della scuola secondaria di II grado
Ai fini della validità dell'anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione di ciascun studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale, ai sensi dell’art. 13, comma 2, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.
Ma, mi domando, “ciascun studente” può ricorrere se chi decide le norme per bocciarlo andrebbe a sua volta bocciato?
Scusate la perdita di tempo.
Salvatore Pace
Articolo 6 – Valutazione degli alunni della scuola secondaria di II grado
Ai fini della validità dell'anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione di ciascun studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale, ai sensi dell’art. 13, comma 2, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.
Ma, mi domando, “ciascun studente” può ricorrere se chi decide le norme per bocciarlo andrebbe a sua volta bocciato?
Scusate la perdita di tempo.
Salvatore Pace
martedì 10 marzo 2009
-- Aumenti solo ai docenti di religione
Cari colleghi,
vi invio un articolo sul tema Adeguamento stipendi a quelli dei
prof di Religione.
Come potete vedere leggendo, la questione riguarderebbe tutti i precari con 2 anni di incarichi più i docenti diventati di ruolo dal2003 in poi.
Io ed il collega Ciro Esposito vorremmo provare ad aprire laquestione anche qui.
Siamo in contatto con alcuni avvocati e personalmente hoavuto una isponibilità di massima anche dalla FLC Cgil
Un saluto
Andrea
Corriere: Aumenti solo ai docenti di religione Collega di diritto fa causa:
risarcita
25-09-2008
Il caso
ROMA -- Un professore di religione guadagna più
di un professore di italiano. E anche di uno di matematica, oppure di
storia,di inglese, insomma di una delle qualsiasi materie obbligatorie nella scuola
italiana. Lo dice la legge, anzi l'interpretazione della legge che per anni
èarrivata dal ministero della Pubblica istruzione. Solo agli insegnanti di
religione, durante il precariato, è riservato un aumento dellostipendio del
2,5 per cento ogni due anni. Non un patrimonio, certo. Ma dopo otto anni,
rispetto ai loro colleghi di altre materie, guadagnano 130 euro netti al
mesein più. Stesso lavoro, stipendio diverso: una differenzaingiustificata e dal«profilo di tutta evidenza discriminatorio» secondo una sentenza
del tribunaledi Roma che potrebbe aprire la strada ad un risarcimento danni di massa. Ecreare qualche problemino alle casse pubbliche che già di loro non
sono messebenissimo.
A fare causa è stata Alessandra Rizzuto, insegnante di diritto con incarico annuale in una scuola superiore della Capitale. Il suo avvocato,Claudio Zaza, sosteneva il carattere discriminatorio proprio di quello scatto
automatico previsto solo per i professori di religione. E il giudice del lavoro
gli ha dato ragione, condannando il ministero della Pubblica istruzione a risarcire la professoressa con 2.611 euro e 36 centesimi, cifra calcolata sommando gli aumenti che avrebbe avuto insegnando religione. La condanna riguarda solo questo caso specifico ma a poter presentare un ricorso simile sono più di 200 mila: tutti i precari che hanno avuto almeno due incarichi annuali più quelli che sono passati di ruolo dal 2003 in poi, perché nelle
cause di lavoro dopo cinque anni arriva la prescrizione.
La professoressa Rizzuto non è una testa calda che un bel giorno ha deciso di fare la guerra al ministero della Pubblica istruzione. La sua è una causa pilota promossa dai Radicali, e in particolare dal deputato Maurizio Turco e dal fiscalista Carlo Pontesilli, una coppia che da tempo va alla caccia dei laquo;privilegi della Chiesa». Ed è proprio di «diritto per tutti trasformato in privilegio per pochi» che loro parlano.
L'aumento biennale del 2,5 per cento è stato introdotto con una legge del 1961 che in realtà riguardava tutti gli insegnanti
precari, a prescindere dalla materia. Ma nel corso degli anni una serie di
circolari ministeriali ha ristretto lo scatto automatico solo a quelli di
religione. All'epoca una logica ci poteva anche essere. Fino a pochi anni fa
gli insegnanti di religione erano precari a vita, non passavano mai di ruolo
e ogni anno, oltre al nulla osta del vescovo, dovevano aspettare la chiamata
del preside. Ma nel 2003, con legge ed apposito concorso, sono stati assunti a
tempo indeterminato. E si sono portati dietro gli scatti accumulati, conservando il distacco in busta paga sugli altri colleghi.
Carlo Pontesilli, il fiscalista radicale, ha calcolato che se tutti quei 200 mila insegnanti facessero causa e vincessero, lo Stato dovrebbe tirar fuori 2 miliardi e
mezzo di euro. Maurizio Turco, il deputato, se la ride: «Li invitiamo tutti
a seguire questa strada. Vorrà dire che quei soldi li metteremo sul bilancio
dei rapporti fra Stato e Chiesa».
Lorenzo Salvia
vi invio un articolo sul tema Adeguamento stipendi a quelli dei
prof di Religione.
Come potete vedere leggendo, la questione riguarderebbe tutti i precari con 2 anni di incarichi più i docenti diventati di ruolo dal2003 in poi.
Io ed il collega Ciro Esposito vorremmo provare ad aprire laquestione anche qui.
Siamo in contatto con alcuni avvocati e personalmente hoavuto una isponibilità di massima anche dalla FLC Cgil
Un saluto
Andrea
Corriere: Aumenti solo ai docenti di religione Collega di diritto fa causa:
risarcita
25-09-2008
Il caso
ROMA -- Un professore di religione guadagna più
di un professore di italiano. E anche di uno di matematica, oppure di
storia,di inglese, insomma di una delle qualsiasi materie obbligatorie nella scuola
italiana. Lo dice la legge, anzi l'interpretazione della legge che per anni
èarrivata dal ministero della Pubblica istruzione. Solo agli insegnanti di
religione, durante il precariato, è riservato un aumento dellostipendio del
2,5 per cento ogni due anni. Non un patrimonio, certo. Ma dopo otto anni,
rispetto ai loro colleghi di altre materie, guadagnano 130 euro netti al
mesein più. Stesso lavoro, stipendio diverso: una differenzaingiustificata e dal«profilo di tutta evidenza discriminatorio» secondo una sentenza
del tribunaledi Roma che potrebbe aprire la strada ad un risarcimento danni di massa. Ecreare qualche problemino alle casse pubbliche che già di loro non
sono messebenissimo.
A fare causa è stata Alessandra Rizzuto, insegnante di diritto con incarico annuale in una scuola superiore della Capitale. Il suo avvocato,Claudio Zaza, sosteneva il carattere discriminatorio proprio di quello scatto
automatico previsto solo per i professori di religione. E il giudice del lavoro
gli ha dato ragione, condannando il ministero della Pubblica istruzione a risarcire la professoressa con 2.611 euro e 36 centesimi, cifra calcolata sommando gli aumenti che avrebbe avuto insegnando religione. La condanna riguarda solo questo caso specifico ma a poter presentare un ricorso simile sono più di 200 mila: tutti i precari che hanno avuto almeno due incarichi annuali più quelli che sono passati di ruolo dal 2003 in poi, perché nelle
cause di lavoro dopo cinque anni arriva la prescrizione.
La professoressa Rizzuto non è una testa calda che un bel giorno ha deciso di fare la guerra al ministero della Pubblica istruzione. La sua è una causa pilota promossa dai Radicali, e in particolare dal deputato Maurizio Turco e dal fiscalista Carlo Pontesilli, una coppia che da tempo va alla caccia dei laquo;privilegi della Chiesa». Ed è proprio di «diritto per tutti trasformato in privilegio per pochi» che loro parlano.
L'aumento biennale del 2,5 per cento è stato introdotto con una legge del 1961 che in realtà riguardava tutti gli insegnanti
precari, a prescindere dalla materia. Ma nel corso degli anni una serie di
circolari ministeriali ha ristretto lo scatto automatico solo a quelli di
religione. All'epoca una logica ci poteva anche essere. Fino a pochi anni fa
gli insegnanti di religione erano precari a vita, non passavano mai di ruolo
e ogni anno, oltre al nulla osta del vescovo, dovevano aspettare la chiamata
del preside. Ma nel 2003, con legge ed apposito concorso, sono stati assunti a
tempo indeterminato. E si sono portati dietro gli scatti accumulati, conservando il distacco in busta paga sugli altri colleghi.
Carlo Pontesilli, il fiscalista radicale, ha calcolato che se tutti quei 200 mila insegnanti facessero causa e vincessero, lo Stato dovrebbe tirar fuori 2 miliardi e
mezzo di euro. Maurizio Turco, il deputato, se la ride: «Li invitiamo tutti
a seguire questa strada. Vorrà dire che quei soldi li metteremo sul bilancio
dei rapporti fra Stato e Chiesa».
Lorenzo Salvia
-- Uno scenario plausibile.
Con preghiera di massima diffusione.
D.D.G. 2009 precari Storia di un delitto annunciato, farsa in tre atti
09 marzo 2009 - Libero Tassella
Ragioniamo, i burocrati ministeriali, su esplicito ordine dell’esecutivo, non hanno alcuna intenzione di recepire nessuna sentenza del TAR.
I sindacati, preoccupati delle loro tessere provinciali ( leggi soldi ed esoneri), non muovano alcuna obiezione, acconsentono o tacciono oppure si limitano a dissentire su alcuni aspetti marginali, al massimo fanno il comunicatino stampa di circostanza.
(Primo atto)
Intanto la prossima settimana il Ministero pubblica il decreto papocchio, quello che abbiamo definito della coda del diavolo, con i relativi modelli allegati e si aprono le danze .Gli avvocati si mettono al lavoro, magari gli stessi uffici legali delle OOSS che hanno taciuto a Viale Trastevere in queste settimane, i sindacalisti locali fanno da badanti nel compilar moduli e nello intascare iscrizioni.
(Secondo atto)
Poi il caos infinito dei ricorsi, le graduatorie, i rifacimenti delle graduatorie, le rettifiche delle rettifiche delle rettifiche, il provvedimento governativo d'imperio che annulla le graduatorie , la conferma che le graduatorie ormai, per la loro stessa natura, sono ingestibili e quindi vanno soppresse, eliminate. (Terzo atto)
D.D.G. 2009 precari Storia di un delitto annunciato, farsa in tre atti
09 marzo 2009 - Libero Tassella
Ragioniamo, i burocrati ministeriali, su esplicito ordine dell’esecutivo, non hanno alcuna intenzione di recepire nessuna sentenza del TAR.
I sindacati, preoccupati delle loro tessere provinciali ( leggi soldi ed esoneri), non muovano alcuna obiezione, acconsentono o tacciono oppure si limitano a dissentire su alcuni aspetti marginali, al massimo fanno il comunicatino stampa di circostanza.
(Primo atto)
Intanto la prossima settimana il Ministero pubblica il decreto papocchio, quello che abbiamo definito della coda del diavolo, con i relativi modelli allegati e si aprono le danze .Gli avvocati si mettono al lavoro, magari gli stessi uffici legali delle OOSS che hanno taciuto a Viale Trastevere in queste settimane, i sindacalisti locali fanno da badanti nel compilar moduli e nello intascare iscrizioni.
(Secondo atto)
Poi il caos infinito dei ricorsi, le graduatorie, i rifacimenti delle graduatorie, le rettifiche delle rettifiche delle rettifiche, il provvedimento governativo d'imperio che annulla le graduatorie , la conferma che le graduatorie ormai, per la loro stessa natura, sono ingestibili e quindi vanno soppresse, eliminate. (Terzo atto)
lunedì 2 marzo 2009
-- LE FAMIGLIE SAGGE, IL MINISTRO BOCCIATO
SOLO IL 3% DELLE FAMIGLIE HA SCELTO LE 24 ORE DEL MAESTRO UNICO.
Il 7% si accontenta delle 27 ore. Il 56% ha chiesto le 30 ore e il 34% il tempo pieno delle 40 ore.
Vuoi vedere che, disperatamente aggrappati ad un'idea di civiltà, gli Italiani stanno cominciando a resistere - nei fatti - all'imbarbarimento, nonostante le mafie, nonostante la televisione, nonostante l'agonia degli eredi (piccoli piccoli) delle lotte sociali ?
Bah. Sperèmo.
Il blogmaster
Il 7% si accontenta delle 27 ore. Il 56% ha chiesto le 30 ore e il 34% il tempo pieno delle 40 ore.
Vuoi vedere che, disperatamente aggrappati ad un'idea di civiltà, gli Italiani stanno cominciando a resistere - nei fatti - all'imbarbarimento, nonostante le mafie, nonostante la televisione, nonostante l'agonia degli eredi (piccoli piccoli) delle lotte sociali ?
Bah. Sperèmo.
Il blogmaster
mercoledì 25 febbraio 2009
-- “La Controriforma Gelmini:quale futuro per l’istruzione”
Invio info sul convegno in oggetto.
Barbara Pianta Lopis
C E S P
Centro Studi per la Scuola Pubblica
Viale Manzoni 55, 00185 Roma – Tel. 06/70.452.452 fax 06/77.20.60.60
Sede di NAPOLI: vico Quercia 22, Tel/fax081/5519852
Corso nazionale di Formazione per il personale ISPETTIVO, DIRETTIVO, DOCENTE e ATA della scuola pubblica statale “La Controriforma Gelmini: quale futuro per l’istruzione”
Lunedì 2 Marzo 2009
Sala Gemito (di fronte al Museo Nazionale)
Piazza Museo NAPOLI
Ore 8.30 – 13.30
ORE 8,30 Registrazione partecipanti
ORE 9, 00 Inizio lavori
Relazioni
Teresa VICIDOMINI , insegnante elementare, esecutivo nazionale COBAS-scuola
Scuola dell’infanzia e primaria: modelli pedagogici e tempo scuola.
Liliana SANTOSPIRITO, docente di Scienze, La scuola media: l’anello mancante…
Massimo MONTELLA, docente Liceo classico “Vittorio Emanuele” Napoli - Licei, istruzione tecnica, professionale e nuove generazioni.
Collettivo PRECARI, NAPOLI, Precari e precarizzazione della scuola.
Anna Grazia STAMMATI, Presidente nazionale CESP.. Da Berlinguer a Gelmini: il completamento dell’Autonomia scolastica.
Coordina i lavori Francesco AMODIO,
già componente CNPI.
Seguirà confronto relatori-partecipanti
Il CESP è Ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (D.M. 25/07/06 prot.869)
Esonero dal servizio art. 64 CCNL 2006/2009
Sarà rilasciato ATTESTATO
Informazioni ed iscrizioni: 3387403243 – 3477740216
Barbara Pianta Lopis
C E S P
Centro Studi per la Scuola Pubblica
Viale Manzoni 55, 00185 Roma – Tel. 06/70.452.452 fax 06/77.20.60.60
Sede di NAPOLI: vico Quercia 22, Tel/fax081/5519852
Corso nazionale di Formazione per il personale ISPETTIVO, DIRETTIVO, DOCENTE e ATA della scuola pubblica statale “La Controriforma Gelmini: quale futuro per l’istruzione”
Lunedì 2 Marzo 2009
Sala Gemito (di fronte al Museo Nazionale)
Piazza Museo NAPOLI
Ore 8.30 – 13.30
ORE 8,30 Registrazione partecipanti
ORE 9, 00 Inizio lavori
Relazioni
Teresa VICIDOMINI , insegnante elementare, esecutivo nazionale COBAS-scuola
Scuola dell’infanzia e primaria: modelli pedagogici e tempo scuola.
Liliana SANTOSPIRITO, docente di Scienze, La scuola media: l’anello mancante…
Massimo MONTELLA, docente Liceo classico “Vittorio Emanuele” Napoli - Licei, istruzione tecnica, professionale e nuove generazioni.
Collettivo PRECARI, NAPOLI, Precari e precarizzazione della scuola.
Anna Grazia STAMMATI, Presidente nazionale CESP.. Da Berlinguer a Gelmini: il completamento dell’Autonomia scolastica.
Coordina i lavori Francesco AMODIO,
già componente CNPI.
Seguirà confronto relatori-partecipanti
Il CESP è Ente accreditato/qualificato per la formazione del personale della scuola (D.M. 25/07/06 prot.869)
Esonero dal servizio art. 64 CCNL 2006/2009
Sarà rilasciato ATTESTATO
Informazioni ed iscrizioni: 3387403243 – 3477740216
-- C'ERA UNA SCUOLA: MADONNA ASSUNTA.
C'ERA UNA SCUOLA: MADONNA ASSUNTA.
Storie di
ordinaria Politica e di ordinaria Amministrazione-Burocrazia a NAPOLI
C'era una scuola.
C'era una scuola di 570 bambini. Era una delle due sole scuole a tempo pieno sul erritorio cittadino.
C'era una scuola che si fondava sul metodo naturale di Freinet, che utilizzava una programmazione per sfondo integratore e per progetti, una metodologia laboratoriale, la biblioteca di classe in luogo dei libri di testo, il metodo di Le Bohec per l'apprendimento della letto-scrittura, le uscite sul territorio quindicinali, il campo scuola.
Era una scuola che accoglie i disabili con amore e professionalità.
C'era una scuola le cui docenti collaborano stabilmente con l'istituto di ricerca di
didattica della matematica della Federico II.
Una scuola in cui i miei figli ed io siamo cresciuti insieme alle maestre, agli altri bambini e agli altri genitori. Un luogo di condivisione, di passione civile, di amore per la scoperta e per il sapere.
C'era una scuola della quale i miei figli mi dicono con rammarico:
" A Madonna Assunta ci abituavano alla collaborazione, alla solidarietà. Adesso alle medie ci spingono alla competizione. Per loro l'unica cosa che conta è il voto"
oppure: "Mamma, ma le maestre devono proprio farlo losciopero di venerdì?"
C'era una scuola in cui sono stati spesi circa 600.000 euro per lavori di ristrutturazione e adeguamento alla 626 ed è una scuola con barriere architettoniche per i disabili, senza riscaldamenti, che si allaga quando piove, con un ascensore costato, appena due anni fa, 95.000 euro e che non si potrà mai più riparare, con l'acqua che scorre nei laboratori dai bagni sovrastanti, con i gabinetti che si allagano di acqua che sgorga da terra.
C'era una scuola che denunciò tutto questo alla Procura della Repubblica e alla
Corte dei Conti.
C'era una scuola nella quale, nonostante tutto questo, le maestre lavorano sempre oltre il loro orario di lavoro, moltiplicando "per enne" le quattro ore di compresenza, e nella quale i bambini amano andare e restare e che pone un problema quando è chiusa d'estate.
Questa scuola è il
plesso Madonna Assunta del 73° circolo didattico di Napoli.
C'era poi la cecità delle istituzioni, l'indifferenza e l'inettitudine della locale classe politica che, nei comizi e nelle occasioni pubbliche (anti-Gelmini e non),
riempie i propri discorsi di necessità di sostenere l'istruzione, il tempo
pieno (ancor più nelle aree deprivate), di salvare la scuola dagli attacchi e
dai tagli del governo, ma che da amministratrice non muove un dito per
realizzare ciò che dichiara e, talora, lavora per affossare quanto vi è di
eccellente.
C'era poi una prescrizione dei Vigili del fuoco del 6 febbraio che ingiunge alla Dirigente di limitare immediatamente il numero delle persone a 375 sullle attuali 620!
Il cuore ci si riempie d'angoscia.... C'era una scuola e ..... non ci sarà più.
Una mamma ed una cittadina.
Storie di
ordinaria Politica e di ordinaria Amministrazione-Burocrazia a NAPOLI
C'era una scuola.
C'era una scuola di 570 bambini. Era una delle due sole scuole a tempo pieno sul erritorio cittadino.
C'era una scuola che si fondava sul metodo naturale di Freinet, che utilizzava una programmazione per sfondo integratore e per progetti, una metodologia laboratoriale, la biblioteca di classe in luogo dei libri di testo, il metodo di Le Bohec per l'apprendimento della letto-scrittura, le uscite sul territorio quindicinali, il campo scuola.
Era una scuola che accoglie i disabili con amore e professionalità.
C'era una scuola le cui docenti collaborano stabilmente con l'istituto di ricerca di
didattica della matematica della Federico II.
Una scuola in cui i miei figli ed io siamo cresciuti insieme alle maestre, agli altri bambini e agli altri genitori. Un luogo di condivisione, di passione civile, di amore per la scoperta e per il sapere.
C'era una scuola della quale i miei figli mi dicono con rammarico:
" A Madonna Assunta ci abituavano alla collaborazione, alla solidarietà. Adesso alle medie ci spingono alla competizione. Per loro l'unica cosa che conta è il voto"
oppure: "Mamma, ma le maestre devono proprio farlo losciopero di venerdì?"
C'era una scuola in cui sono stati spesi circa 600.000 euro per lavori di ristrutturazione e adeguamento alla 626 ed è una scuola con barriere architettoniche per i disabili, senza riscaldamenti, che si allaga quando piove, con un ascensore costato, appena due anni fa, 95.000 euro e che non si potrà mai più riparare, con l'acqua che scorre nei laboratori dai bagni sovrastanti, con i gabinetti che si allagano di acqua che sgorga da terra.
C'era una scuola che denunciò tutto questo alla Procura della Repubblica e alla
Corte dei Conti.
C'era una scuola nella quale, nonostante tutto questo, le maestre lavorano sempre oltre il loro orario di lavoro, moltiplicando "per enne" le quattro ore di compresenza, e nella quale i bambini amano andare e restare e che pone un problema quando è chiusa d'estate.
Questa scuola è il
plesso Madonna Assunta del 73° circolo didattico di Napoli.
C'era poi la cecità delle istituzioni, l'indifferenza e l'inettitudine della locale classe politica che, nei comizi e nelle occasioni pubbliche (anti-Gelmini e non),
riempie i propri discorsi di necessità di sostenere l'istruzione, il tempo
pieno (ancor più nelle aree deprivate), di salvare la scuola dagli attacchi e
dai tagli del governo, ma che da amministratrice non muove un dito per
realizzare ciò che dichiara e, talora, lavora per affossare quanto vi è di
eccellente.
C'era poi una prescrizione dei Vigili del fuoco del 6 febbraio che ingiunge alla Dirigente di limitare immediatamente il numero delle persone a 375 sullle attuali 620!
Il cuore ci si riempie d'angoscia.... C'era una scuola e ..... non ci sarà più.
Una mamma ed una cittadina.
-- La situazione campana dell'edilizia scolastica è ormai allo
La situazione campana dell'edilizia scolastica è ormai allo sfascio. Non possiamo pensare che ogni scuola autonomamente, possa risolvere da sola i propri guai. I tagli passano anche attraverso la riduzione dei plessi, perchè inagibili. Dal Pansini al Vico, dal Madonna Assunta, alla Maiuri, i soldi per la manutenzione ordinaria e straordinaria non ci sono. I ns. figli hanno diritto ad una scuola pubblica uguale su tutto il territorio, ambienti sani ed idonei, sicuri e belli. Non pretendiamo la scuola svedese, ci basterebbe quella bolognese. Facciamo una vertenza nazionale. Pretendiamo i ns. diritti.
Barbara Pianta Lopis
Barbara Pianta Lopis
domenica 22 febbraio 2009
-- La scuola non vede i disabili
-perché aLL'aumento progressivo dei bambini disabili si assiste ad
una riduzione del numero di insegnanti di soslegno?
-quando la continuità didattica diventerà un valore pedagogico da
affermare nell'interesse dell'alunno disabile come previsto dalla
legge 104/92?
-come si pensa di realizzare la integrazione se si abroga [schema di
regolamento sugli organici e formazione delle classi legge 133
dicembre 2008) il limite massimo di alunni disabili per classe?
-quando si metteranno in condizione i docenti curricoLari di "formare
ed aggiornare" Le loro competenze sulla disabiLità che oggi [ricerca
Invalsi 2006) riguarda soLo il 30"/. di essi?
-quando il requisito della competenza diventerà obbligatorio per i
dirigenti scolastici che [ricerca Invalsi 2006) evidenzia come appena
i125% di essi sia in possesso di un titolo di specializzazione o di aver
frequentato corsi sulla integrazione dei disabili?
-quando la scuola potrà assicurare ai bambini disabili il supera mento
delle barriere architettoniche come previsto daLL'art, 24 delLa legge
104/92 e successivo DPR 503/96?
-perché nessun governo negli ultimi 15 anni ha ritenuto opportuno
risolvere la delicata questione delL'assistenza igienica dei bambini
disabili ?
-quando si renderanno obbligatori i corsi di formazione per i
collaboratori scolastici come "non previsto" dagli articoli 47 e 48 del
CCNL deI29/11/07?
-quando gli enti locali responsabiLi, comune e provincia attiveranno
,come previsto daLL' art. 13 comma 3 della legge 104/92 ,le figure
professionali degli assistenti aLL' autonom ia ed alla comunicazione?
WNW, tuttiascuola,org
335,8724337 -
una riduzione del numero di insegnanti di soslegno?
-quando la continuità didattica diventerà un valore pedagogico da
affermare nell'interesse dell'alunno disabile come previsto dalla
legge 104/92?
-come si pensa di realizzare la integrazione se si abroga [schema di
regolamento sugli organici e formazione delle classi legge 133
dicembre 2008) il limite massimo di alunni disabili per classe?
-quando si metteranno in condizione i docenti curricoLari di "formare
ed aggiornare" Le loro competenze sulla disabiLità che oggi [ricerca
Invalsi 2006) riguarda soLo il 30"/. di essi?
-quando il requisito della competenza diventerà obbligatorio per i
dirigenti scolastici che [ricerca Invalsi 2006) evidenzia come appena
i125% di essi sia in possesso di un titolo di specializzazione o di aver
frequentato corsi sulla integrazione dei disabili?
-quando la scuola potrà assicurare ai bambini disabili il supera mento
delle barriere architettoniche come previsto daLL'art, 24 delLa legge
104/92 e successivo DPR 503/96?
-perché nessun governo negli ultimi 15 anni ha ritenuto opportuno
risolvere la delicata questione delL'assistenza igienica dei bambini
disabili ?
-quando si renderanno obbligatori i corsi di formazione per i
collaboratori scolastici come "non previsto" dagli articoli 47 e 48 del
CCNL deI29/11/07?
-quando gli enti locali responsabiLi, comune e provincia attiveranno
,come previsto daLL' art. 13 comma 3 della legge 104/92 ,le figure
professionali degli assistenti aLL' autonom ia ed alla comunicazione?
WNW, tuttiascuola,org
335,8724337 -
mercoledì 18 febbraio 2009
-- Cgil: riprendere la battaglia per la laicità della scuola
Da www. Tuttoscuola.com
Si è svolto oggi il seminario della Cgil sul tema ''Quale laicità nella scuola pubblica?", organizzato nella sede della Confederazione.
"E' urgente riprendere la battaglia, politica e culturale, per la laicità della scuola pubblica", hanno detto il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini, e quello del sindacato di categoria, la Flc-Cgil, Domenico Pantaleo.
Di questa battaglia fa parte, secondo i sindacalisti, anche il ridimensionamento dell'insegnamento della religione cattolica (IRC). Questa è l'argomentazione: nella scuola primaria, come anche nella scuola per l'infanzia, sono previste due ore di Irc all'interno delle ore curricolari. "Appare evidente che mentre su un orario di 30 ore settimanali l'incidenza di questo insegnamento era pari al 6,7%, con i regolamenti proposti dal Ministro Gelmini, che prevedono 24 ore curriculari, la sua incidenza diventera' dell'8,3%. Ed e' anche cosi' che l'insegnamento della religione cattolica sara', oltre che tutelato, addirittura potenziato''.
Non è giusto, proseguono i sindacalisti, che in tempi di tagli e sacrifici per tutti, con la annunciata riduzione di 140.000 lavoratori della scuola in tre anni, non venga toccato nessuno dei 15.000 docenti di ruolo di religione cattolica o degli altri 10.000 docenti che insegnano religione con contratto a tempo determinato.
Ponendosi da un punto di vista più generale, inoltre, la Cgil auspica che aumenti il numero di coloro che non si avvalgono dell'IRC, anche per evitare che l'arrivo tra i banchi di un crescente numero di alunni immigrati possa suscitare conflitti di carattere etnico-religioso. ''All'immigrato di altra religione che oggi arriva nel nostro paese e va a iscrivere i figli a scuola, si pone davanti un elemento di ricatto oggettivo che, fatta salva la dignita' di chi riesce a rivendicare con coerenza il rispetto del diritto a una libera scelta, può avere - sostiene la Cgil - due derive: l'una costituita dall'accettazione, più o meno sincera, della religione maggioritaria come parte di una integrazione socio-culturale a cui si ambisce, e quindi, a maggior ragione, dell'Irc come elemento di non discriminazione per i figli secolarizzati, l'altra costituita dalla spinta a dar vita a gruppi religiosi propri e separati, con scuole proprie''.
In occasione del convegno la Cgil ha anche presentato un rapporto che si basa sulle interviste raccolte tra i genitori che, tendenzialmente, vorrebbero non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.
Si è svolto oggi il seminario della Cgil sul tema ''Quale laicità nella scuola pubblica?", organizzato nella sede della Confederazione.
"E' urgente riprendere la battaglia, politica e culturale, per la laicità della scuola pubblica", hanno detto il segretario confederale della Cgil Morena Piccinini, e quello del sindacato di categoria, la Flc-Cgil, Domenico Pantaleo.
Di questa battaglia fa parte, secondo i sindacalisti, anche il ridimensionamento dell'insegnamento della religione cattolica (IRC). Questa è l'argomentazione: nella scuola primaria, come anche nella scuola per l'infanzia, sono previste due ore di Irc all'interno delle ore curricolari. "Appare evidente che mentre su un orario di 30 ore settimanali l'incidenza di questo insegnamento era pari al 6,7%, con i regolamenti proposti dal Ministro Gelmini, che prevedono 24 ore curriculari, la sua incidenza diventera' dell'8,3%. Ed e' anche cosi' che l'insegnamento della religione cattolica sara', oltre che tutelato, addirittura potenziato''.
Non è giusto, proseguono i sindacalisti, che in tempi di tagli e sacrifici per tutti, con la annunciata riduzione di 140.000 lavoratori della scuola in tre anni, non venga toccato nessuno dei 15.000 docenti di ruolo di religione cattolica o degli altri 10.000 docenti che insegnano religione con contratto a tempo determinato.
Ponendosi da un punto di vista più generale, inoltre, la Cgil auspica che aumenti il numero di coloro che non si avvalgono dell'IRC, anche per evitare che l'arrivo tra i banchi di un crescente numero di alunni immigrati possa suscitare conflitti di carattere etnico-religioso. ''All'immigrato di altra religione che oggi arriva nel nostro paese e va a iscrivere i figli a scuola, si pone davanti un elemento di ricatto oggettivo che, fatta salva la dignita' di chi riesce a rivendicare con coerenza il rispetto del diritto a una libera scelta, può avere - sostiene la Cgil - due derive: l'una costituita dall'accettazione, più o meno sincera, della religione maggioritaria come parte di una integrazione socio-culturale a cui si ambisce, e quindi, a maggior ragione, dell'Irc come elemento di non discriminazione per i figli secolarizzati, l'altra costituita dalla spinta a dar vita a gruppi religiosi propri e separati, con scuole proprie''.
In occasione del convegno la Cgil ha anche presentato un rapporto che si basa sulle interviste raccolte tra i genitori che, tendenzialmente, vorrebbero non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica.
domenica 15 febbraio 2009
-- IL PARERE DEL CNPI sui voti nella primaria
CONCLUSIONI
Il CNPI critica fortemente la scelta di fondo sottesa al Regolamento in quanto non coerente con le prerogative delle istituzioni scolastiche autonome, lese sui principi che regolano l’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, di sperimentazione e sviluppo secondo quanto disposto dal DPR 275/99.
Il CNPI rileva come il Regolamento, nel prospettare un’ampia offerta di tempi scuola, possa alimentare nelle famiglie aspettative che, in assenza di congrue e correlate risorse, potranno difficilmente essere soddisfatte mettendo la scuola nella difficile situazione di dover riorientare le scelte e riorganizzare l’offerta.
Il CNPI ritiene, infine, che le criticità evidenziate compongono un quadro formativo che compromette l’efficacia dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione, lede la dignità dell’istituzione scolastica pubblica, non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta sull’intero territorio nazionale.
IL SEGRETARIO IL VICE PRESIDENTE
Maria Rosario Cocca Mario Guglietti
Il CNPI critica fortemente la scelta di fondo sottesa al Regolamento in quanto non coerente con le prerogative delle istituzioni scolastiche autonome, lese sui principi che regolano l’autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, di sperimentazione e sviluppo secondo quanto disposto dal DPR 275/99.
Il CNPI rileva come il Regolamento, nel prospettare un’ampia offerta di tempi scuola, possa alimentare nelle famiglie aspettative che, in assenza di congrue e correlate risorse, potranno difficilmente essere soddisfatte mettendo la scuola nella difficile situazione di dover riorientare le scelte e riorganizzare l’offerta.
Il CNPI ritiene, infine, che le criticità evidenziate compongono un quadro formativo che compromette l’efficacia dell’offerta formativa nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione, lede la dignità dell’istituzione scolastica pubblica, non garantisce pari opportunità di offerta e di scelta sull’intero territorio nazionale.
IL SEGRETARIO IL VICE PRESIDENTE
Maria Rosario Cocca Mario Guglietti
-- Le circolari sono atti non vincolanti
Scritto da Salvatore Pizzo* , cronista giudiziario in Parma docente di
scuola primaria statale
venerdì 13 febbraio 2009
Le norme che mancano, considerazioni
dopo i fatti della "Longhena"
di Bologna
Una norma per creare obblighi di fare o non fare dev'essere vigente,l'avvocato Mariastella Gelmini del Foro di Brescia, quale operatoredel diritto ce lo insegna. In merito alla valutazione in decimi, chesi vorrebbe considerare già pienamente reintrodotta nella scuoleprimarie e secondarie di primo grado, va ricordato la norma chedovrebbe disciplinare la fattispecie al momento manca, essa non èstata inserita nell'ordinamento: si tratta del regolamento attuativoprevisto dall'articolo 3 comma 5 della legge 30 ottobre 2008 n.169, lacosiddetta "Riforma Tremonti - Gelmini". Allo stato attuale ilregolamento è ancora al vaglio degli organi competenti, esso sarà
vigente solo se e quando saranno concluse le fasi di controllopreviste ed una volta promulgato con Decreto del Presidente dellaRepubblica. Ovviamente i funzionari del Ministero della PubblicaIstruzione, di fronte alla mancanza di norme, non hanno mai emessoatti autoritativi in merito alla reintroduzione della valutazionenumerica, esistono solo due circolari, entrambi firmate dal direttoregenerale dell'ufficio VI "per gli ordinamenti del sistema nazionale diistruzione e per l'autonomia scolastica" dottor Mario Giacomo Dutto,la Circolare n.100 dell'11 dicembre 2008, e la circolare n.10 del 23gennaio 2009. Trattandosi di circolari si tratta di atti meramenteesplicativi che non creano obblighi nei confronti dei destinatari, a
maggior ragione ciò non sussiste se esse sono relative a norme non
ancora vigenti. La Corte di Cassazione ha più volte chiarito che le
circolari non sono atti normativi, ciò anche in un recentepronunciamento, nella sentenza n. 237 del 2009 si legge che "lecircolari non vincolano gli uffici gerarchicamente subordinati (...) aiquali è data facoltà di disattendere il contenuto delle direttivesenza che tale comportamento possa essere invocato quale causa dinullità o vizio dell'atto impositivo per difformità rispetto allacircolare esplicativa" . Un orientamento che era stato già chiaritodalla stessa Corte di Cassazione, sezioni unite civili (Sentenza 2novembre 2007, n. 23031). Una giurisprudenza che dovrà esseresicuramente valutata alla luce della determinazione di sottoporre adispezione, le determinazioni di coloro che ricoprono il pubblico
ufficio di docente della scuola primaria "Longhena" di Bologna, i
quali pur attenendosi ad un preciso ordine di servizio adottato dlDirigente Scolastico, che reintroduceva la valutazione numerica solosulla base delle circolari e non di atti normativi vigenti, hannoinserito la valutazione in decimi esprimendola con il massimopunteggio "10". L'anno scolastico è iniziato quando nemmeno la legge
169/2008 era vigente, nei primi due mesi non esisteva la valutazionein decimi, ed i giudizi (non numerci) avevano una scala di valori didiversa: l'introduzione in itinere ha creato un'evidente impossibilitàdi procedere ad una conversione della valutazione in cifre numeriche.La valutazione intermedia (primo quadrimestre) è di fatto tecnicamenteimpossibile, quindi nel dubbio, esprimendo il massimo, i docenti dellascuola "Longhena" hanno adottato la decisione più favorevole al finedi non ledere legittimi interessi dell'utenza. Coloro, politici dialto livello, che sostengono la sussistenza di violazioni normative,sanno benissimo che nel caso di specie semplicemente esse non esistono.
Salvatore Pizzo*
Cronista giudiziario in Parma e docente di scuola primaria statale
Ultimo aggiornamento ( sabato 14 febbraio 2009 )
scuola primaria statale
venerdì 13 febbraio 2009
Le norme che mancano, considerazioni
dopo i fatti della "Longhena"
di Bologna
Una norma per creare obblighi di fare o non fare dev'essere vigente,l'avvocato Mariastella Gelmini del Foro di Brescia, quale operatoredel diritto ce lo insegna. In merito alla valutazione in decimi, chesi vorrebbe considerare già pienamente reintrodotta nella scuoleprimarie e secondarie di primo grado, va ricordato la norma chedovrebbe disciplinare la fattispecie al momento manca, essa non èstata inserita nell'ordinamento: si tratta del regolamento attuativoprevisto dall'articolo 3 comma 5 della legge 30 ottobre 2008 n.169, lacosiddetta "Riforma Tremonti - Gelmini". Allo stato attuale ilregolamento è ancora al vaglio degli organi competenti, esso sarà
vigente solo se e quando saranno concluse le fasi di controllopreviste ed una volta promulgato con Decreto del Presidente dellaRepubblica. Ovviamente i funzionari del Ministero della PubblicaIstruzione, di fronte alla mancanza di norme, non hanno mai emessoatti autoritativi in merito alla reintroduzione della valutazionenumerica, esistono solo due circolari, entrambi firmate dal direttoregenerale dell'ufficio VI "per gli ordinamenti del sistema nazionale diistruzione e per l'autonomia scolastica" dottor Mario Giacomo Dutto,la Circolare n.100 dell'11 dicembre 2008, e la circolare n.10 del 23gennaio 2009. Trattandosi di circolari si tratta di atti meramenteesplicativi che non creano obblighi nei confronti dei destinatari, a
maggior ragione ciò non sussiste se esse sono relative a norme non
ancora vigenti. La Corte di Cassazione ha più volte chiarito che le
circolari non sono atti normativi, ciò anche in un recentepronunciamento, nella sentenza n. 237 del 2009 si legge che "lecircolari non vincolano gli uffici gerarchicamente subordinati (...) aiquali è data facoltà di disattendere il contenuto delle direttivesenza che tale comportamento possa essere invocato quale causa dinullità o vizio dell'atto impositivo per difformità rispetto allacircolare esplicativa" . Un orientamento che era stato già chiaritodalla stessa Corte di Cassazione, sezioni unite civili (Sentenza 2novembre 2007, n. 23031). Una giurisprudenza che dovrà esseresicuramente valutata alla luce della determinazione di sottoporre adispezione, le determinazioni di coloro che ricoprono il pubblico
ufficio di docente della scuola primaria "Longhena" di Bologna, i
quali pur attenendosi ad un preciso ordine di servizio adottato dlDirigente Scolastico, che reintroduceva la valutazione numerica solosulla base delle circolari e non di atti normativi vigenti, hannoinserito la valutazione in decimi esprimendola con il massimopunteggio "10". L'anno scolastico è iniziato quando nemmeno la legge
169/2008 era vigente, nei primi due mesi non esisteva la valutazionein decimi, ed i giudizi (non numerci) avevano una scala di valori didiversa: l'introduzione in itinere ha creato un'evidente impossibilitàdi procedere ad una conversione della valutazione in cifre numeriche.La valutazione intermedia (primo quadrimestre) è di fatto tecnicamenteimpossibile, quindi nel dubbio, esprimendo il massimo, i docenti dellascuola "Longhena" hanno adottato la decisione più favorevole al finedi non ledere legittimi interessi dell'utenza. Coloro, politici dialto livello, che sostengono la sussistenza di violazioni normative,sanno benissimo che nel caso di specie semplicemente esse non esistono.
Salvatore Pizzo*
Cronista giudiziario in Parma e docente di scuola primaria statale
Ultimo aggiornamento ( sabato 14 febbraio 2009 )
martedì 10 febbraio 2009
-- DISINNESCHIAMO SUBITO IL DDL APREA!!!
Gemma Gentile
7 febbaio 2009
SE CI VOGLIONO FRANTUMARE, NOI DOBBIAMO RICOMPORCI
Bisogna agire in fretta. Siamo obbligati a farlo dalla deriva autoritaria di questo Governo e dalla gravissima crisi istituzionale maturata mentre stendevo questo scritto. Gli esiti sono incerti e potrebbero sfociare anche in un “gelliano” colpo di Stato. E' la dimostrazione che l'attacco ai diritti mediante l'uso continuo dei decreti atti a sregolare ogni legge che disturbi i disegno governativi, l'attacco senza precedenti in questi mesi alla Magistratura e oggi anche alla figura del Presidente della Repubblica che per la prima volta non ha firmato, la minaccia del Presidente del Consiglio di un colpo di mano costituzionale per avere libertà piena sulla decretazione, l'uso arrogante come “buca della posta” del Parlamento (oltretutto debole e con un'opposizione ombra), riguarda tutti noi e in generale rende più chiaro che la Scuola non ha “chance” se combatte isolata. Siamo sull'orlo di un regime che colpisce lo Stato della Costituzione. Come persone di scuola dobbiamo fare la nostra parte.
Il silenzio sul DDL Aprea mi terrorizza. I tagli e le disposizioni gravissime contenuti in decreti vari, tramutati in leggi, regolamenti, circolari e note più o meno illegali rappresentano il tentativo di indebolire la scuola e di affamarla. E' giusto quindi rispondere ai singoli attacchi, difendendo la nostra dignità di insegnanti ed i nostri alunni. Non si può però ignorare che tutti questi bombardamenti sono il preludio al colpo di annientamento finale. E' il DDL Aprea la legge di sistema, volto a cancellare la scuola statale in modo definitivo, quello che la decostituzionalizza, laprivatizza e la ristruttura in tal senso. Il movimento delle segreterie della Buona Scuola, che raccoglie le iscrizioni contro l'impoverimento della scuola è forte e da apprezzare. Penso però che, al di là di questa giusta lotta, sferrata al Centro-Nord nelle scuole del primo ciclo (è di difficile realizzazione dove non c'è il tempo pieno), e a quella dei ricorsi giudiziari sulle leggi approvate, sia necessario subito mettere in campo le forme di protesta contro il disegno di legge Aprea che sta per approdare alla discussione parlamentare, che potrebbero coinvolgere anche il resto della scuola.
Nella scuola c'è lo stesso disorientamento che percorre tutta la società, che sembra non riesca a trovare gli anticorpi che l'aiutino a reagire agli attacchi gravissimi ai diritti che colpiscono i settori chiave della società.
Di fronte all'inadeguatezza della risposta del “popolo sull'acqua bollente”, sia che si tratti di persone appartenenti alla scuola oppure alle imprese o ai territori, ecc., e davanti ai continui attacchi finalizzati al nostro “annientamento”, mi chiedo come siamo arrivati a tanto e quali siano i motivi dell'odierna parziale afonia o incapacità di una congrua reazione.
Quando negli anni '60 partecipavo alle lotte per trasformare la scuola e l'università e per una maggiore giustizia sociale, non avrei mai immaginato di vivere agli albori del terzo millennio una situazione tanto drammatica. Tanti furono i limiti e gli errori di allora (e come poteva non essere!), ma ne conseguirono l'egualitarismo salariale (aumenti uguali per tutti), l'eliminazione delle gabbie salariali, lo Statuto dei diritti dei lavoratori, la chiusura dei mostruosi manicomi, l'eliminazione di quegli altri ghetti costituiti dalle scuole e dalle classi differenziate con la nuova legislazione a favore dei portatori di handicap, gli organi collegiali nella scuola, l'inizio di una ricerca di una didattica rinnovata, ecc. Era il tentativo di rifiutare la meritocrazia del mercato, nella consapevolezza che questa dà luogo ad una valutazione ingiusta in una società dove pochissimi uomini detengono la stragrande maggioranza delle ricchezze e quindi partono da situazioni di vantaggio imparagonabile.
Iniziò però quasi da subito l'inesorabile manovra del potere per riassorbire tutto. In un clima torbido creato dallo stragismo, cominciarono le ristrutturazioni delle imprese e la loro delocalizzazione, accompagnate alle continue chiusure e minacce, la richiesta unilaterale di sacrifici ai lavoratori per “sanare la crisi inflattiva” (ieri come oggi...), l'attacco alla scala mobile, i patti concertativi capestro, l'inizio susseguente della manomissione del testo costituzionale con la bicamerale, la riforma del Titolo V, le guerre camuffate da necessità di sicurezza, ecc.
Nel settore istruzione all'inizio emersero segnali contraddittori: mentre per la scuola la Falcucci, e poi Galloni (DC entrambi) riformarono in modo migliorativo le elementari, lo stesso Galloni e il socialista Ruberti aprirono le porte dell'università alla privatizzazione, contrastato dal movimento della Pantera , lasciato solo dai docenti di allora. Ci pensò Berlinguer a generalizzare la destrutturazione in senso privatistico dell'Istruzione investendo anche la scuola con la sua riforma che rispondeva al disegno europeo delineato nel 1998-99 dal Processo di Bologna e nel 2000 dal Convegno di Lisbona. Ma quello che è seguito è noto a tutti.
Era successo che, a fronte della tendenza alla ricomposizione in nome dei diritti, era iniziato a spirare il vento neoliberista che pretese dalla politica campo libero per sé per ottimizzare i profitti e neutralizzare a proprio favore gli effetti della crisi sistemica che stava avanzando già. L'economista liberista Milton Friedman della Scuola di Chicago, premio Nobel per l'Economia nel 1976 e allievo di Von Hayeck, fu tra i propugnatori del libero mercato planetario, a cominciare dal Cile di Pinochet di cui fu consigliere. Ma, a livello globale, tali teorie si fortificarono negli anni '90 con la fondazione del WTO (globalizzazione neo liberista dei mercati), a cui aderirono 136 Paesi. Così i potenti della Terra decisero la destrutturazione e l'annullamento delle salvaguardie e dei diritti, compresi i contratti di lavoro. Lo stato sociale andava ovunque abbattuto, perché era di ostacolo ai nuovi campi di penetrazione per l'impresa, costituiti dai settori pubblici, quali la Sanità, l'Istruzione statale, i Beni pubblici in generale, compreso il Patrimonio artistico, ecc. Cominciò lo smantellamento di tutto, in nome della modernità e della Ma siamo all'oggi.
Il liberismo economico necessita dell'ideologia del darwinismo sociale. Si è così aperta l'arena per i novelli gladiatori. Le gare consistono nelle scalate al “merito”; vince chi lecca più i superiori e obbedisce anche ad ordini ingiusti e chi offre la sua capacità lavorativa come merce meno costosa. Unica cosa importante è vincere sugli altri: pazienza se si tratta solo di una vittoria tra “schiavi”! E' un ritorno anche qui all'ideologia diffusa tra la borghesia dell'Ottocento e del primo Novecento, ma deve apparire come massima modernità, l'inveramento della massima libertà per tutti. Certo, negli ultimi tempi qualche scricchiolio più forte il sistema neoliberista comincia a provocarlo, ma è rischioso aspettare che imploda da sé, mentre nel frattempo continua a diffondere rovine e morti. E' necessario quindi che i gladiatori riconoscano di essere schiavi e non liberi oppure (se si preferisce) che quelli che sono “sull'acqua bollente” si rendano conto di essere nella pentola in procinto di essere cotti e sconfiggano chi li vuole cuocere.
Per contrastare un disegno che destruttura la Scuola, la Sanità, i rapporti di lavoro e altro, sregolando la stessa Costituzione e il sistema giudiziario non è sufficiente mobilitarsi dove si può, ognuno nel proprio settore, contrastando semmai solo giorno per giorno l'ultima tegola caduta sulla testa. E' indispensabile individuare anche i punti nodali su cui dare battaglia e cercare la ricomposizione dei soggetti colpiti, attraverso la maturazione di una coscienza comune e mediante la solidarietà nella lotta.
Se pensiamo alla Scuola, è dunque importante che la lotta ai tagli si generalizzi con la ribellione al disegno Aprea, che costituisce la soluzione finale di annientamento della scuola dello Stato.
Bisogna far presto. Continua l'opera di sfaldamento e di smantellamento: ogni giorno c'è un pezzo che cade. Solo negli ultimissimi giorni, leggiamo che il MIUR ha inviato una nota alle scuole per comunicare che non vi saranno soldi per il loro funzionamento; siamo al ricatto per fame. Credo che l'Aprea si avvicini. E che dire delfederalismo scolastico giudicato dalla Bastico ottima soluzione, in armonia con la politica dell'opposizione “ombra”?
Per vincere però una battaglia di tali proporzioni, ripeto, è necessario anchegeneralizzare gli obiettivi di lotta oltre la scuola, collegandoci all'Onda universitaria, ai precari dentro e fuori la scuola, agli operai cassintegrati e minacciati di licenziamento (Fiat, ecc.), ai lavoratori pubblici e della Sanità, alle reti territoriali che difendono dai continui attacchi i beni comuni e la democrazia ogni giorno. Bisogna trovare anche il modo di comunicare con tutti quelli che in Europa respingono le loro leggi di distruzione della scuola pubblica, in conformità con la politica neoliberista europea. Quando i mesi scorsi la nostra Onda infuriava, in tanti Paesi europei si sono svolte lotte di solidarietà. Anche noi dovremmo essere più aperti e lungimiranti. Qualche giorno fa milioni di francesi hanno scioperato e manifestato per la scuola.
La direttiva Bolkestein per quanto modificata e il liberismo contrattuale mettono in concorrenza i lavoratori europei, come emerge in questi giorni in Inghilterra nel triste scontro tra operai inglesi e italiani; nello stesso senso vanno la legge Aprea e la svalutazione dei contratti nazionali a favore di quelli aziendali: si vuole arrivare ad un nuovo corporativismo, caro alle dittature. Sono questi altri motivi che rendono indispensabile e urgente un'inversione di tendenza verso la ricomposizione, terreno abbandonato dalle rappresentanze.
Ma i movimenti non devono restare soli: sarebbe ora che i sindacati dimostrassero uno per uno di essere tali (penso essenzialmente ai non firmatari) e si assumessero le loro responsabilità senza cedimenti: oltretutto li vogliono stendere stecchiti!. Il loro compito è quello di difendere i lavoratori e non trovare soluzioni al Governo per togliere le castagne dal fuoco a chi vuole aumentare lo sfruttamento e svendere la scuola per guadagnare sulla crisi. Qualsiasi altra esitazione dimostrerà che di loro è rimasto solo un involucro vuoto e allora nessuno più sarà disposto a difenderli da chi li vuole distruggere.
Napoli, 07-02-2009
7 febbaio 2009
SE CI VOGLIONO FRANTUMARE, NOI DOBBIAMO RICOMPORCI
Bisogna agire in fretta. Siamo obbligati a farlo dalla deriva autoritaria di questo Governo e dalla gravissima crisi istituzionale maturata mentre stendevo questo scritto. Gli esiti sono incerti e potrebbero sfociare anche in un “gelliano” colpo di Stato. E' la dimostrazione che l'attacco ai diritti mediante l'uso continuo dei decreti atti a sregolare ogni legge che disturbi i disegno governativi, l'attacco senza precedenti in questi mesi alla Magistratura e oggi anche alla figura del Presidente della Repubblica che per la prima volta non ha firmato, la minaccia del Presidente del Consiglio di un colpo di mano costituzionale per avere libertà piena sulla decretazione, l'uso arrogante come “buca della posta” del Parlamento (oltretutto debole e con un'opposizione ombra), riguarda tutti noi e in generale rende più chiaro che la Scuola non ha “chance” se combatte isolata. Siamo sull'orlo di un regime che colpisce lo Stato della Costituzione. Come persone di scuola dobbiamo fare la nostra parte.
Il silenzio sul DDL Aprea mi terrorizza. I tagli e le disposizioni gravissime contenuti in decreti vari, tramutati in leggi, regolamenti, circolari e note più o meno illegali rappresentano il tentativo di indebolire la scuola e di affamarla. E' giusto quindi rispondere ai singoli attacchi, difendendo la nostra dignità di insegnanti ed i nostri alunni. Non si può però ignorare che tutti questi bombardamenti sono il preludio al colpo di annientamento finale. E' il DDL Aprea la legge di sistema, volto a cancellare la scuola statale in modo definitivo, quello che la decostituzionalizza, laprivatizza e la ristruttura in tal senso. Il movimento delle segreterie della Buona Scuola, che raccoglie le iscrizioni contro l'impoverimento della scuola è forte e da apprezzare. Penso però che, al di là di questa giusta lotta, sferrata al Centro-Nord nelle scuole del primo ciclo (è di difficile realizzazione dove non c'è il tempo pieno), e a quella dei ricorsi giudiziari sulle leggi approvate, sia necessario subito mettere in campo le forme di protesta contro il disegno di legge Aprea che sta per approdare alla discussione parlamentare, che potrebbero coinvolgere anche il resto della scuola.
Nella scuola c'è lo stesso disorientamento che percorre tutta la società, che sembra non riesca a trovare gli anticorpi che l'aiutino a reagire agli attacchi gravissimi ai diritti che colpiscono i settori chiave della società.
Di fronte all'inadeguatezza della risposta del “popolo sull'acqua bollente”, sia che si tratti di persone appartenenti alla scuola oppure alle imprese o ai territori, ecc., e davanti ai continui attacchi finalizzati al nostro “annientamento”, mi chiedo come siamo arrivati a tanto e quali siano i motivi dell'odierna parziale afonia o incapacità di una congrua reazione.
Quando negli anni '60 partecipavo alle lotte per trasformare la scuola e l'università e per una maggiore giustizia sociale, non avrei mai immaginato di vivere agli albori del terzo millennio una situazione tanto drammatica. Tanti furono i limiti e gli errori di allora (e come poteva non essere!), ma ne conseguirono l'egualitarismo salariale (aumenti uguali per tutti), l'eliminazione delle gabbie salariali, lo Statuto dei diritti dei lavoratori, la chiusura dei mostruosi manicomi, l'eliminazione di quegli altri ghetti costituiti dalle scuole e dalle classi differenziate con la nuova legislazione a favore dei portatori di handicap, gli organi collegiali nella scuola, l'inizio di una ricerca di una didattica rinnovata, ecc. Era il tentativo di rifiutare la meritocrazia del mercato, nella consapevolezza che questa dà luogo ad una valutazione ingiusta in una società dove pochissimi uomini detengono la stragrande maggioranza delle ricchezze e quindi partono da situazioni di vantaggio imparagonabile.
Iniziò però quasi da subito l'inesorabile manovra del potere per riassorbire tutto. In un clima torbido creato dallo stragismo, cominciarono le ristrutturazioni delle imprese e la loro delocalizzazione, accompagnate alle continue chiusure e minacce, la richiesta unilaterale di sacrifici ai lavoratori per “sanare la crisi inflattiva” (ieri come oggi...), l'attacco alla scala mobile, i patti concertativi capestro, l'inizio susseguente della manomissione del testo costituzionale con la bicamerale, la riforma del Titolo V, le guerre camuffate da necessità di sicurezza, ecc.
Nel settore istruzione all'inizio emersero segnali contraddittori: mentre per la scuola la Falcucci, e poi Galloni (DC entrambi) riformarono in modo migliorativo le elementari, lo stesso Galloni e il socialista Ruberti aprirono le porte dell'università alla privatizzazione, contrastato dal movimento della Pantera , lasciato solo dai docenti di allora. Ci pensò Berlinguer a generalizzare la destrutturazione in senso privatistico dell'Istruzione investendo anche la scuola con la sua riforma che rispondeva al disegno europeo delineato nel 1998-99 dal Processo di Bologna e nel 2000 dal Convegno di Lisbona. Ma quello che è seguito è noto a tutti.
Era successo che, a fronte della tendenza alla ricomposizione in nome dei diritti, era iniziato a spirare il vento neoliberista che pretese dalla politica campo libero per sé per ottimizzare i profitti e neutralizzare a proprio favore gli effetti della crisi sistemica che stava avanzando già. L'economista liberista Milton Friedman della Scuola di Chicago, premio Nobel per l'Economia nel 1976 e allievo di Von Hayeck, fu tra i propugnatori del libero mercato planetario, a cominciare dal Cile di Pinochet di cui fu consigliere. Ma, a livello globale, tali teorie si fortificarono negli anni '90 con la fondazione del WTO (globalizzazione neo liberista dei mercati), a cui aderirono 136 Paesi. Così i potenti della Terra decisero la destrutturazione e l'annullamento delle salvaguardie e dei diritti, compresi i contratti di lavoro. Lo stato sociale andava ovunque abbattuto, perché era di ostacolo ai nuovi campi di penetrazione per l'impresa, costituiti dai settori pubblici, quali la Sanità, l'Istruzione statale, i Beni pubblici in generale, compreso il Patrimonio artistico, ecc. Cominciò lo smantellamento di tutto, in nome della modernità e della
Il liberismo economico necessita dell'ideologia del darwinismo sociale. Si è così aperta l'arena per i novelli gladiatori. Le gare consistono nelle scalate al “merito”; vince chi lecca più i superiori e obbedisce anche ad ordini ingiusti e chi offre la sua capacità lavorativa come merce meno costosa. Unica cosa importante è vincere sugli altri: pazienza se si tratta solo di una vittoria tra “schiavi”! E' un ritorno anche qui all'ideologia diffusa tra la borghesia dell'Ottocento e del primo Novecento, ma deve apparire come massima modernità, l'inveramento della massima libertà per tutti. Certo, negli ultimi tempi qualche scricchiolio più forte il sistema neoliberista comincia a provocarlo, ma è rischioso aspettare che imploda da sé, mentre nel frattempo continua a diffondere rovine e morti. E' necessario quindi che i gladiatori riconoscano di essere schiavi e non liberi oppure (se si preferisce) che quelli che sono “sull'acqua bollente” si rendano conto di essere nella pentola in procinto di essere cotti e sconfiggano chi li vuole cuocere.
Per contrastare un disegno che destruttura la Scuola, la Sanità, i rapporti di lavoro e altro, sregolando la stessa Costituzione e il sistema giudiziario non è sufficiente mobilitarsi dove si può, ognuno nel proprio settore, contrastando semmai solo giorno per giorno l'ultima tegola caduta sulla testa. E' indispensabile individuare anche i punti nodali su cui dare battaglia e cercare la ricomposizione dei soggetti colpiti, attraverso la maturazione di una coscienza comune e mediante la solidarietà nella lotta.
Se pensiamo alla Scuola, è dunque importante che la lotta ai tagli si generalizzi con la ribellione al disegno Aprea, che costituisce la soluzione finale di annientamento della scuola dello Stato.
Bisogna far presto. Continua l'opera di sfaldamento e di smantellamento: ogni giorno c'è un pezzo che cade. Solo negli ultimissimi giorni, leggiamo che il MIUR ha inviato una nota alle scuole per comunicare che non vi saranno soldi per il loro funzionamento; siamo al ricatto per fame. Credo che l'Aprea si avvicini. E che dire delfederalismo scolastico giudicato dalla Bastico ottima soluzione, in armonia con la politica dell'opposizione “ombra”?
Per vincere però una battaglia di tali proporzioni, ripeto, è necessario anchegeneralizzare gli obiettivi di lotta oltre la scuola, collegandoci all'Onda universitaria, ai precari dentro e fuori la scuola, agli operai cassintegrati e minacciati di licenziamento (Fiat, ecc.), ai lavoratori pubblici e della Sanità, alle reti territoriali che difendono dai continui attacchi i beni comuni e la democrazia ogni giorno. Bisogna trovare anche il modo di comunicare con tutti quelli che in Europa respingono le loro leggi di distruzione della scuola pubblica, in conformità con la politica neoliberista europea. Quando i mesi scorsi la nostra Onda infuriava, in tanti Paesi europei si sono svolte lotte di solidarietà. Anche noi dovremmo essere più aperti e lungimiranti. Qualche giorno fa milioni di francesi hanno scioperato e manifestato per la scuola.
La direttiva Bolkestein per quanto modificata e il liberismo contrattuale mettono in concorrenza i lavoratori europei, come emerge in questi giorni in Inghilterra nel triste scontro tra operai inglesi e italiani; nello stesso senso vanno la legge Aprea e la svalutazione dei contratti nazionali a favore di quelli aziendali: si vuole arrivare ad un nuovo corporativismo, caro alle dittature. Sono questi altri motivi che rendono indispensabile e urgente un'inversione di tendenza verso la ricomposizione, terreno abbandonato dalle rappresentanze.
Ma i movimenti non devono restare soli: sarebbe ora che i sindacati dimostrassero uno per uno di essere tali (penso essenzialmente ai non firmatari) e si assumessero le loro responsabilità senza cedimenti: oltretutto li vogliono stendere stecchiti!. Il loro compito è quello di difendere i lavoratori e non trovare soluzioni al Governo per togliere le castagne dal fuoco a chi vuole aumentare lo sfruttamento e svendere la scuola per guadagnare sulla crisi. Qualsiasi altra esitazione dimostrerà che di loro è rimasto solo un involucro vuoto e allora nessuno più sarà disposto a difenderli da chi li vuole distruggere.
Napoli, 07-02-2009
lunedì 9 febbraio 2009
-- L'APPELLO DI "LIBERTA' E GIUSTIZIA" AGLI ITALIANI
“Il cammino della democrazia non è un cammino facile. Per questo bisogna essere continuamente vigilanti, non rassegnarsi al peggio, ma neppure abbandonarsi ad una tranquilla fiducia nelle sorti fatalmente progressive dell’umanità… La differenza tra la mia generazione e quella dei nostri padri è che loro erano democratici ottimisti.
Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio
Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.
Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.
Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.
Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.
La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.
La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.
Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.
Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero.
Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno.
Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.
Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.
Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.
Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.
Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.
Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.
Noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme”.
Norberto Bobbio
Primi firmatari: Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Umberto Eco, Claudio Magris, Guido Rossi, Sandra Bonsanti, Giunio Luzzatto, Simona Peverelli, Elisabetta Rubini, Salvatore Veca.
Rompiamo il silenzio. Mai come ora è giustificato l’allarme. Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti. Quando i legami sociali sono messi a rischio, non stupiscono le idee secessioniste, le pulsioni razziste e xenofobe, la volgarità, l’arroganza e la violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Preoccupa soprattutto l’accettazione passiva che penetra nella cultura. Una nuova incipiente legittimità è all’opera per avvilire quella costituzionale. Non sono difetti o deviazioni occasionali, ma segni premonitori su cui si cerca di stendere un velo di silenzio, un velo che forse un giorno sarà sollevato e mostrerà che cosa nasconde, ma sarà troppo tardi.
Non vedere è non voler vedere. Non conosciamo gli esiti, ma avvertiamo che la democrazia è in bilico.
Pochi Paesi al mondo affrontano l’attuale crisi economica e sociale in un decadimento etico e istituzionale così esteso e avanzato, con regole deboli e contestate, punti di riferimento comuni cancellati e gruppi dirigenti inadeguati. La democrazia non si è mai giovata di crisi come quella attuale. Questa può sì essere occasione di riflessione e rinnovamento, ma può anche essere facilmente il terreno di coltura della demagogia, ciò da cui il nostro Paese, particolarmente, non è immune.
La demagogia è il rovesciamento del rapporto democratico tra governanti e governati. La sua massima è: il potere scende dall’alto e il consenso si fa salire dal basso. ll primo suo segnale è la caduta di rappresentatività del Parlamento. Regole elettorali artificiose, pensate più nell’interesse dei partiti che dei cittadini, l’assenza di strumenti di scelta delle candidature (elezioni primarie) e dei candidati (preferenze) capovolgono la rappresentanza. L’investitura da parte di monarchie o oligarchie di partito si mette al posto dell’elezione. La selezione della classe politica diventa una cooptazione chiusa. L’esautoramento del Parlamento da parte del governo, dove siedono monarchi e oligarchi di partito, è una conseguenza, di cui i decreti-legge e le questioni di fiducia a ripetizione sono a loro volta conseguenza.
La separazione dei poteri è fondamento di ogni regime che teme il dispotismo, ma la demagogia le è nemica, perché per essa il potere deve scorrere senza limiti dall’alto al basso. Così, l’autonomia della funzione giudiziaria è minacciata; così il presidenzialismo all’italiana, cioè senza contrappesi e controlli, è oggetto di desiderio.
Ci sono però altre separazioni, anche più importanti, che sono travolte: tra politica, economia, cultura, e informazione; tra pubblico e privato; tra Stato e Chiesa. L’intreccio tra questi fattori della vita collettiva, da cui nascono collusioni e concentrazioni di potere, spesso invisibili e sempre inconfessabili, è la vera, grande anomalia del nostro Paese. Economia, politica, informazione, cultura, religione si alimentano reciprocamente: crescono, si compromettono e si corrompono l’una con l’altra. I grandi temi delle incompatibilità, dei conflitti d’interesse, dell’etica pubblica, della laicità riguardano queste separazioni di potere e sono tanto meno presenti nell’agenda politica quanto più se ne parla a vanvera.
Soprattutto, il risultato che ci sta dinnanzi spaventoso è un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall’alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti, respinge chi, per difendere la propria dignità, non vuole asservirsi, mortifica le energie fresche e allontana i migliori. È materia di giustizia, ma anche di declino del nostro Paese, tutto intero.
Guardiamo la realtà, per quanto preoccupante sia. Rivendichiamo i nostri diritti di cittadini. Consideriamo ogni giorno un punto d’inizio, invece che un punto d’arrivo. Cioè: sconfiggiamo la rassegnazione e cerchiamo di dare esiti allo sdegno.
Che cosa possiamo fare dunque noi, soci e amici di Libertà e Giustizia? Possiamo far crescere le nostre forze per unirle alle intelligenze, alle culture e alle energie di coloro che rendono vivo il nostro Paese e, per amor di sé e dei propri figli, non si rassegnano al suo declino. Con questi obiettivi primari.
Innanzitutto, contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l’attrazione della giurisdizione nella sfera d’influenza dell’esecutivo. Nelle condizioni politiche attuali del nostro Paese, esse sarebbero non strumenti di efficienza della democrazia ma espressione e consolidamento di oligarchie demagogiche.
Difendere la legalità contro il lassismo e la corruzione, chiedendo ai partiti che aspirano a rappresentarci di non tollerare al proprio interno faccendieri e corrotti, ancorché portatori di voti. Non usare le candidature nelle elezioni come risorse improprie per risolvere problemi interni, per ripescare personaggi, per pagare conti, per cedere a ricatti. Promuovere, anche così, l’obbligatorio ricambio della classe dirigente.
Non lasciar morire il tema delle incompatibilità e dei conflitti d’interesse, un tema cruciale, che non si può ridurre ad argomento della polemica politica contingente, un tema che destra e sinistra hanno lasciato cadere. Riaffermare la linea di confine, cioè la laicità senza aggettivi, nel rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica, indipendenti e sovrani “ciascuno nel proprio ordine”, non appartenendo la legislazione civile, se non negli stati teocratici, all’ordine della Chiesa.
Promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all’attività politica, nel segno dei valori costituzionali.
Sono obiettivi ambiziosi ma non irrealistici se la voce collettiva di Libertà e Giustizia potrà pesare e farsi ascoltare. Per questo chiediamo la tua adesione.
giovedì 29 gennaio 2009
-- "Onda su Onda":
Domenicaut - puntata 07
"Onda su Onda": una videonarrazione del movimento studentesco napoletano e nazionale realizzata in collaborazione da InsuTv e da Onda 2.0.
Trasmessa il 18 gennaio nei cieli di Napoli e sul web, puoi ora guardare e scaricare separatamente tutti i singoli video al link:
http://www.insutv. it/domenicaut/ numero-puntata/ 07
La video-documentazion e del movimento, la fiction, le interviste, il professore di gastronomia, la musica, il Tg-Onda...
"Onda su Onda": una videonarrazione del movimento studentesco napoletano e nazionale realizzata in collaborazione da InsuTv e da Onda 2.0.
Trasmessa il 18 gennaio nei cieli di Napoli e sul web, puoi ora guardare e scaricare separatamente tutti i singoli video al link:
http://www.insutv. it/domenicaut/ numero-puntata/ 07
La video-documentazion e del movimento, la fiction, le interviste, il professore di gastronomia, la musica, il Tg-Onda...
-- Progetto di legge Aprea.
Inviato: Mercoledì 28 gennaio 2009, 12:39:39
Oggetto: [gelmini_no] CGIL Scuola e DDL Aprea
Fonte CGIL Scuola.
Progetto di legge Aprea. Audizione delle OO.SS. presso la VII Commissione Cultura della Camera 28-01-2009 | Scuola Si è tenuta ieri, presso la VII Commissione Cultura della Camera, l'audizione delle Organizzazioni sindacali di categoria sulle proposte di legge aventi per oggetto le norme di autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché la riforma dello stato giuridico dei docenti.
La Commissione cultura ha costituito un comitato ristretto con lo scopo di prendere in esame le varie proposte di legge sui citati argomenti, partendo dal testo base (PdL. n. 953) presentato al Parlamento dall'on. Aprea, presidente della VII Commissione, testo del quale abbiamo fornito informazioni e valutazioni fin dalla sua prima presentazione.
Intervenendo come FLC Cgil, abbiamo rilevato in premessa che siamo in presenza di un provvedimento che scardina alle radici il nostro sistema di istruzione e ciò richiede come non mai un confronto vero sia con il mondo della scuola che con la società.
Secondo la FLC, il testo Aprea interviene in modo sostanziale sull'impianto costituzionale ed è proprio per questo che c'è la necessità di un approfondimento vero delle tante questioni che la proposta di legge affronta. A questo proposito abbiamo ricordato la lettera unitaria, a firma dei segretari generali confederali e di categoria dello scorso 23 luglio, nella quale si denunciava l'intenzione, contenuta nella proposta di legge, di intervenire sulla formazione in servizio, inquadramenti, progressioni di carriera e sulla retribuzione, nonché sui diritti di rappresentanza e di tutela dei lavoratori della scuola, prefigurando in tal modo il ripristino del regime pubblicistico su tali materie, ora di competenza contrattuale..
Abbiamo, quindi, elencato i punti principali della proposta Aprea che vedono la netta contrarietà della FLC Cgil: la possibilità di trasformazione delle scuole in fondazioni – che mina alle radici la funzione pubblica della scuola della Repubblica, a favore di una sua soggezione agli interessi politici ed economici estranei alla scuola quale comunità educante; il ritorno allo stato giuridico dei docenti; la mancanza assoluta di ogni riferimento al personale ATA - che è soggetto importante della scuola autonoma il cui ruolo va riconosciuto e valorizzato; le forme di reclutamento del personale ed i percorsi della formazione iniziale.
Abbiamo rilevato la contraddizione, su questi ultimi aspetti, con quanto deciso, nel luglio scorso, dal Ministro dell'istruzione che, in attuazione della norma contenuta nella Finanziaria 2008, Legge 244/07 art. 3 comma 416, ha costituito un gruppo di lavoro con il compito di "…definire i requisiti e le modalità della formazione iniziale e della attività procedurale per il reclutamento del personale docente….". Peraltro, abbiamo rilevato, non si può parlare del futuro sistema di reclutamento, senza prefigurare contestualmente soluzioni per chi è inserito nelle attuali graduatorie ad esaurimento, che vedono circa 250.000 persone, in possesso di titoli, accademici e professionali, accumulati in anni di precarietà, che attendono di conoscere il proprio destino occupazionale. Oltretutto con i tagli imposti dall’Economia, in alcune realtà territoriali e per alcune classi di concorso, si profila lo spettro di un loro mancato esaurimento nei prossimi anni!
Il fatto, poi, che si prefiguri la costituzione di un’area contrattuale, ridotta nelle competenze ma riservata ai soli docenti, con la evidente conseguenza, sottintesa a questo disegno, di affidare i destini contrattuali del personale ATA ad altra area, è in palese contraddizione con le proposte del ministro Brunetta che tende, al contrario ad una riduzione delle aree contrattuali attraverso l’accorpamento di quelle esistenti.
Secco no è stato ribadito anche sulla proposta della separazione delle carriere dei docenti, che tende a rompere l'unitarietà della funzione docente, con la creazione di insegnanti di serie a e di serie b: per la FLC il possesso dei necessari titoli richiesti per l'insegnamento è la condizione che definisce l’essere insegnante.
Ma anche la proposta di ridefinizione degli organi di governo dell'istituzione scolastica, operazione senza dubbio necessaria, svela un'idea di scuola subalterna alle scelte ed agli interessi di soggetti, privati, che si intende far entrare nell’attività di indirizzo dell’istituzione scolastica, la cui autonomia progettuale e professionale subirebbe, contrariamente a quanto si proclama, un pesante vulnus.
Nel concludere il nostro intervento, abbiamo affermato che la scuola ha certo bisogno di interventi che la migliorino anche sotto l'aspetto organizzativo ma le norme contenute in questa proposta di legge ottengono solo un unico e certo risultato:lo smantellamento della scuola della Repubblica, come la Costituzione l’ha pensata e disegnata.
Abbiamo infine chiesto all'on. Aprea di prevedere altri momenti di confronto sull'andamento dei lavori in Commissione, dato che molte sono le proposte di legge in materia presentate sia da parlamentari della stessa maggioranza che dall’opposizione e non sappiamo quale sarà il testo di legge che sarà sottoposto all’esame del Parlamento.
Ribadendo che l'impianto della proposta mira a scardinare il sistema di istruzione, riteniamo sia doveroso non considerarla come ordinaria proposta di legge e abbiamo auspicato che la maggioranza non tenti, ancora una volta, di "distrarre" l'opinione pubblica con dibattiti su questioni marginali.
La posta in gioco è alta e vanno fornite puntuali informazioni e garantito un confronto ampio dentro e fuori la scuola, perché dirompente sarebbe l'effetto del provvedimento, se venissero approvate le norme contenute nel provvedimento Aprea, non solo sul nostro sistema di istruzione, ma anche sul ruolo della scuola in rapporto al modello sociale ed economico che si intende costruire.
L'on. Aprea, nel chiudere la riunione, ha preso l'impegno di programmare altri momenti di confronto primo del passaggio del testo finale in sede referente. ribadendo che il testo sul quale continuerà a lavorare la Commissione è quello da lei proposto.
Roma, 28 gennaio 2009
Oggetto: [gelmini_no] CGIL Scuola e DDL Aprea
Fonte CGIL Scuola.
Progetto di legge Aprea. Audizione delle OO.SS. presso la VII Commissione Cultura della Camera 28-01-2009 | Scuola Si è tenuta ieri, presso la VII Commissione Cultura della Camera, l'audizione delle Organizzazioni sindacali di categoria sulle proposte di legge aventi per oggetto le norme di autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché la riforma dello stato giuridico dei docenti.
La Commissione cultura ha costituito un comitato ristretto con lo scopo di prendere in esame le varie proposte di legge sui citati argomenti, partendo dal testo base (PdL. n. 953) presentato al Parlamento dall'on. Aprea, presidente della VII Commissione, testo del quale abbiamo fornito informazioni e valutazioni fin dalla sua prima presentazione.
Intervenendo come FLC Cgil, abbiamo rilevato in premessa che siamo in presenza di un provvedimento che scardina alle radici il nostro sistema di istruzione e ciò richiede come non mai un confronto vero sia con il mondo della scuola che con la società.
Secondo la FLC, il testo Aprea interviene in modo sostanziale sull'impianto costituzionale ed è proprio per questo che c'è la necessità di un approfondimento vero delle tante questioni che la proposta di legge affronta. A questo proposito abbiamo ricordato la lettera unitaria, a firma dei segretari generali confederali e di categoria dello scorso 23 luglio, nella quale si denunciava l'intenzione, contenuta nella proposta di legge, di intervenire sulla formazione in servizio, inquadramenti, progressioni di carriera e sulla retribuzione, nonché sui diritti di rappresentanza e di tutela dei lavoratori della scuola, prefigurando in tal modo il ripristino del regime pubblicistico su tali materie, ora di competenza contrattuale..
Abbiamo, quindi, elencato i punti principali della proposta Aprea che vedono la netta contrarietà della FLC Cgil: la possibilità di trasformazione delle scuole in fondazioni – che mina alle radici la funzione pubblica della scuola della Repubblica, a favore di una sua soggezione agli interessi politici ed economici estranei alla scuola quale comunità educante; il ritorno allo stato giuridico dei docenti; la mancanza assoluta di ogni riferimento al personale ATA - che è soggetto importante della scuola autonoma il cui ruolo va riconosciuto e valorizzato; le forme di reclutamento del personale ed i percorsi della formazione iniziale.
Abbiamo rilevato la contraddizione, su questi ultimi aspetti, con quanto deciso, nel luglio scorso, dal Ministro dell'istruzione che, in attuazione della norma contenuta nella Finanziaria 2008, Legge 244/07 art. 3 comma 416, ha costituito un gruppo di lavoro con il compito di "…definire i requisiti e le modalità della formazione iniziale e della attività procedurale per il reclutamento del personale docente….". Peraltro, abbiamo rilevato, non si può parlare del futuro sistema di reclutamento, senza prefigurare contestualmente soluzioni per chi è inserito nelle attuali graduatorie ad esaurimento, che vedono circa 250.000 persone, in possesso di titoli, accademici e professionali, accumulati in anni di precarietà, che attendono di conoscere il proprio destino occupazionale. Oltretutto con i tagli imposti dall’Economia, in alcune realtà territoriali e per alcune classi di concorso, si profila lo spettro di un loro mancato esaurimento nei prossimi anni!
Il fatto, poi, che si prefiguri la costituzione di un’area contrattuale, ridotta nelle competenze ma riservata ai soli docenti, con la evidente conseguenza, sottintesa a questo disegno, di affidare i destini contrattuali del personale ATA ad altra area, è in palese contraddizione con le proposte del ministro Brunetta che tende, al contrario ad una riduzione delle aree contrattuali attraverso l’accorpamento di quelle esistenti.
Secco no è stato ribadito anche sulla proposta della separazione delle carriere dei docenti, che tende a rompere l'unitarietà della funzione docente, con la creazione di insegnanti di serie a e di serie b: per la FLC il possesso dei necessari titoli richiesti per l'insegnamento è la condizione che definisce l’essere insegnante.
Ma anche la proposta di ridefinizione degli organi di governo dell'istituzione scolastica, operazione senza dubbio necessaria, svela un'idea di scuola subalterna alle scelte ed agli interessi di soggetti, privati, che si intende far entrare nell’attività di indirizzo dell’istituzione scolastica, la cui autonomia progettuale e professionale subirebbe, contrariamente a quanto si proclama, un pesante vulnus.
Nel concludere il nostro intervento, abbiamo affermato che la scuola ha certo bisogno di interventi che la migliorino anche sotto l'aspetto organizzativo ma le norme contenute in questa proposta di legge ottengono solo un unico e certo risultato:lo smantellamento della scuola della Repubblica, come la Costituzione l’ha pensata e disegnata.
Abbiamo infine chiesto all'on. Aprea di prevedere altri momenti di confronto sull'andamento dei lavori in Commissione, dato che molte sono le proposte di legge in materia presentate sia da parlamentari della stessa maggioranza che dall’opposizione e non sappiamo quale sarà il testo di legge che sarà sottoposto all’esame del Parlamento.
Ribadendo che l'impianto della proposta mira a scardinare il sistema di istruzione, riteniamo sia doveroso non considerarla come ordinaria proposta di legge e abbiamo auspicato che la maggioranza non tenti, ancora una volta, di "distrarre" l'opinione pubblica con dibattiti su questioni marginali.
La posta in gioco è alta e vanno fornite puntuali informazioni e garantito un confronto ampio dentro e fuori la scuola, perché dirompente sarebbe l'effetto del provvedimento, se venissero approvate le norme contenute nel provvedimento Aprea, non solo sul nostro sistema di istruzione, ma anche sul ruolo della scuola in rapporto al modello sociale ed economico che si intende costruire.
L'on. Aprea, nel chiudere la riunione, ha preso l'impegno di programmare altri momenti di confronto primo del passaggio del testo finale in sede referente. ribadendo che il testo sul quale continuerà a lavorare la Commissione è quello da lei proposto.
Roma, 28 gennaio 2009
-- Il Miur comunica alle scuole di fare il bilancio senza soldi.
Fonte CGIL Scuola
Il Miur comunica alle scuole di fare il bilancio senza soldi.. Ma le scuole non sono ancora fondazioni e funzionano solo con i dovuti trasferimenti dello stato 28-01-2009 Con una nota del 26 gennaio 2009 il MIUR comunica alle scuole che debbono fare i bilanci annuali senza i soldi del funzionamento.
E lo si dice in una nota che riguarda altro, così, per caso.
Per la prima volta nella storia della scuola italiana non si danno soldi alle scuole per il funzionamento ordinario.
Finora si erano operati tagli, ora siamo alla soppressione dei fondi..
Semmai – dice la nota – farete una variazione di bilancio quando riceverete eventuali ulteriori assegnazioni.
Fonte CGIL Scuola
Il Miur comunica alle scuole di fare il bilancio senza soldi.. Ma le scuole non sono ancora fondazioni e funzionano solo con i dovuti trasferimenti dello stato 28-01-2009 Con una nota del 26 gennaio 2009 il MIUR comunica alle scuole che debbono fare i bilanci annuali senza i soldi del funzionamento.
E lo si dice in una nota che riguarda altro, così, per caso.
Per la prima volta nella storia della scuola italiana non si danno soldi alle scuole per il funzionamento ordinario.
Finora si erano operati tagli, ora siamo alla soppressione dei fondi..
Semmai – dice la nota – farete una variazione di bilancio quando riceverete eventuali ulteriori assegnazioni.
E’ la politica di chi vuole affamare le scuole italiane.
Non si danno i soldi per le supplenze, non si danno i soldi per le visite fiscali che le scuole sono obbligate a inviare anche quando non servono grazie al Ministro Brunetta e che le ASL non fanno più gratis, non si danno i soldi per le gratuità contrattuali di mensa al personale.
Peraltro è ormai certo che la manovra di bilancio ha mandato in fumo 37 milioni di euro per le attività di recupero del debito scolastico..
Ora siamo alla frutta: non si danno neppure più i fondi per il minimo funzionamento.
La ragione è che evidentemente non sono stati previsti nel bilancio dello Stato.
Ma forse pensano i nostri governanti che le scuole italiane siano già diventate fondazioni che si cercano i soldi sul mercato?
Non accetteremo questa politica che soffoca le scuole italiane.
Roma, 28 gennaio 2009
Il Miur comunica alle scuole di fare il bilancio senza soldi.. Ma le scuole non sono ancora fondazioni e funzionano solo con i dovuti trasferimenti dello stato 28-01-2009 Con una nota del 26 gennaio 2009 il MIUR comunica alle scuole che debbono fare i bilanci annuali senza i soldi del funzionamento.
E lo si dice in una nota che riguarda altro, così, per caso.
Per la prima volta nella storia della scuola italiana non si danno soldi alle scuole per il funzionamento ordinario.
Finora si erano operati tagli, ora siamo alla soppressione dei fondi..
Semmai – dice la nota – farete una variazione di bilancio quando riceverete eventuali ulteriori assegnazioni.
Fonte CGIL Scuola
Il Miur comunica alle scuole di fare il bilancio senza soldi.. Ma le scuole non sono ancora fondazioni e funzionano solo con i dovuti trasferimenti dello stato 28-01-2009 Con una nota del 26 gennaio 2009 il MIUR comunica alle scuole che debbono fare i bilanci annuali senza i soldi del funzionamento.
E lo si dice in una nota che riguarda altro, così, per caso.
Per la prima volta nella storia della scuola italiana non si danno soldi alle scuole per il funzionamento ordinario.
Finora si erano operati tagli, ora siamo alla soppressione dei fondi..
Semmai – dice la nota – farete una variazione di bilancio quando riceverete eventuali ulteriori assegnazioni.
E’ la politica di chi vuole affamare le scuole italiane.
Non si danno i soldi per le supplenze, non si danno i soldi per le visite fiscali che le scuole sono obbligate a inviare anche quando non servono grazie al Ministro Brunetta e che le ASL non fanno più gratis, non si danno i soldi per le gratuità contrattuali di mensa al personale.
Peraltro è ormai certo che la manovra di bilancio ha mandato in fumo 37 milioni di euro per le attività di recupero del debito scolastico..
Ora siamo alla frutta: non si danno neppure più i fondi per il minimo funzionamento.
La ragione è che evidentemente non sono stati previsti nel bilancio dello Stato.
Ma forse pensano i nostri governanti che le scuole italiane siano già diventate fondazioni che si cercano i soldi sul mercato?
Non accetteremo questa politica che soffoca le scuole italiane.
Roma, 28 gennaio 2009
mercoledì 21 gennaio 2009
-- Proviamo a fare un po' di chiarezza sulla valutazione dal punto di vista legislativo
Milano , 15/01/2009
di Mario Piemontese
Per quanto riguarda la valutazione il disastro sarà totale se non facciamo qualcosa, in ogni caso per il momento non è cambiato nulla!
Cercherò di spiegarlo brevemente.
Le modifiche che il ministro Gelmini vuole introdurre a proposito di valutazione sono contenute negli articoli 2 e 3 del decreto legge n. 137/08 (Decreto Gelmini) convertito nella legge n. 169/08.
Il primo dei due articoli si occupa della "Valutazione del comportamento degli studenti" e riguarda la scuola secondaria di I e di II grado.
A proposito della valutazione del comportamento inferiore a sei decimi che comporta la non ammissione all'anno successivo o all'esame di fine ciclo, viene espressamente detto che verrà pubblicato un decreto ministeriale che specificherà "i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi, nonché eventuali modalità applicative del presente articolo".
Nella circolare ministeriale n. 100 dell'11 dicembre 2008 a tale proposito si legge:
"I criteri di riferimento per determinare la gravità del comportamento, e la conseguente insufficienza, saranno precisati con apposito decreto ministeriale. La bozza di decreto è stata già predisposta; ha costituito oggetto di un primo confronto con le associazioni dei genitori e degli studenti ed è in fase di stesura definitiva.".
Non ci sono dubbi, quanto previsto dall'art. 2 del decreto legge n.. 137/08 convertito nella legge n. 169/08, senza il citato decreto ministeriale non si può applicare, e per il momento il decreto ministeriale NON ESISTE!
Il secondo dei due articoli citati si occupa di "Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti" e riguarda sia la scuola primaria che la secondaria.
L'aspetto più rilevante dell'articolo è la sostituzione, nella scuola primaria e secondaria di I grado, dei giudizi con la valutazione in decimi.
L'articolo prevede per la sua stessa applicazione un regolamento cioè un Decreto del Presidente della Repubblica (DPR), che poi in sostanza non è altro che un regolamento del Governo, simile dal punto di vista legislativo ai 4 regolamenti, previsti dall'art. 64 del decreto legge n.112/08 convertito nella legge n. 133/08, a proposito di: rete scolastica e personale, scuola d'infanzia, primaria e secondaria di I grado, licei e istituti tecnici.
Il percorso che deve seguire un DPR che si occupa di scuola è il seguente.
Il DPR deve essere approvato preliminarmente dal Governo, ma a quel punto NON è ancora legge.
Sul testo approvato deve esprimersi sicuramente il Consiglio di Stato, quando previsto la Conferenza Unificata e per le parti di competenza il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI).
Al termine per diventare legge il regolamento deve essere approvato definitivamente dal Governo.
Per il momento lo stato dell'arte è il seguente.
I 4 regolamenti sopracitati sono stati approvati preliminarmente dal Governo il 18 dicembre, ma devono passare ancora dal Consiglio di Stato, dalla Conferenza Unificata, dal CNPI e essere poi approvati definitivamente dal Governo.
Il regolamento sulla valutazione è ancora più indietro nel percorso legislativo perché NON è ancora stato approvato preliminarmente dal Governo. Il CNPI si è espresso il 17 dicembre su un testo inviato dal Governo, ma dovrà esserci ancora il passaggio dal Consiglio di stato e l'approvazione definitiva da parte del Governo.
Nella circolare ministeriale n. 100 dell'11 dicembre 2008 a tale proposito si legge:
"Per dare sistematicità , coerenza e assetto funzionale alle norme in materia di valutazione degli studenti la legge n. 169/2008 prevede un apposito regolamento di coordinamento delle disposizioni normative e di applicazione dell’art. 3 della stessa legge. In tale prospettiva uno schema di regolamento di coordinamento delle norme per la valutazione degli studenti è stato definito ed inviato al Consiglio nazionale della pubblica istruzione per il previsto parere."
Anche in questo caso non ci sono dubbi, quanto previsto dall'art. 3 del decreto legge n. 137/08 convertito nella legge n. 169/08, senza il citato decreto del Presidente della Repubblica non si può applicare, e per il momento tale decreto ha appena iniziato il suo percorso legislativo.
I Collegi dei Docenti quindi possono e devono respingere qualsiasi pressione esercitata dai Dirigenti Scolastici a proposito di valutazione in decimi e 5 in condotta.
di Mario Piemontese
Per quanto riguarda la valutazione il disastro sarà totale se non facciamo qualcosa, in ogni caso per il momento non è cambiato nulla!
Cercherò di spiegarlo brevemente.
Le modifiche che il ministro Gelmini vuole introdurre a proposito di valutazione sono contenute negli articoli 2 e 3 del decreto legge n. 137/08 (Decreto Gelmini) convertito nella legge n. 169/08.
Il primo dei due articoli si occupa della "Valutazione del comportamento degli studenti" e riguarda la scuola secondaria di I e di II grado.
A proposito della valutazione del comportamento inferiore a sei decimi che comporta la non ammissione all'anno successivo o all'esame di fine ciclo, viene espressamente detto che verrà pubblicato un decreto ministeriale che specificherà "i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità del comportamento al voto inferiore a sei decimi, nonché eventuali modalità applicative del presente articolo".
Nella circolare ministeriale n. 100 dell'11 dicembre 2008 a tale proposito si legge:
"I criteri di riferimento per determinare la gravità del comportamento, e la conseguente insufficienza, saranno precisati con apposito decreto ministeriale. La bozza di decreto è stata già predisposta; ha costituito oggetto di un primo confronto con le associazioni dei genitori e degli studenti ed è in fase di stesura definitiva.".
Non ci sono dubbi, quanto previsto dall'art. 2 del decreto legge n.. 137/08 convertito nella legge n. 169/08, senza il citato decreto ministeriale non si può applicare, e per il momento il decreto ministeriale NON ESISTE!
Il secondo dei due articoli citati si occupa di "Valutazione sul rendimento scolastico degli studenti" e riguarda sia la scuola primaria che la secondaria.
L'aspetto più rilevante dell'articolo è la sostituzione, nella scuola primaria e secondaria di I grado, dei giudizi con la valutazione in decimi.
L'articolo prevede per la sua stessa applicazione un regolamento cioè un Decreto del Presidente della Repubblica (DPR), che poi in sostanza non è altro che un regolamento del Governo, simile dal punto di vista legislativo ai 4 regolamenti, previsti dall'art. 64 del decreto legge n.112/08 convertito nella legge n. 133/08, a proposito di: rete scolastica e personale, scuola d'infanzia, primaria e secondaria di I grado, licei e istituti tecnici.
Il percorso che deve seguire un DPR che si occupa di scuola è il seguente.
Il DPR deve essere approvato preliminarmente dal Governo, ma a quel punto NON è ancora legge.
Sul testo approvato deve esprimersi sicuramente il Consiglio di Stato, quando previsto la Conferenza Unificata e per le parti di competenza il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI).
Al termine per diventare legge il regolamento deve essere approvato definitivamente dal Governo.
Per il momento lo stato dell'arte è il seguente.
I 4 regolamenti sopracitati sono stati approvati preliminarmente dal Governo il 18 dicembre, ma devono passare ancora dal Consiglio di Stato, dalla Conferenza Unificata, dal CNPI e essere poi approvati definitivamente dal Governo.
Il regolamento sulla valutazione è ancora più indietro nel percorso legislativo perché NON è ancora stato approvato preliminarmente dal Governo. Il CNPI si è espresso il 17 dicembre su un testo inviato dal Governo, ma dovrà esserci ancora il passaggio dal Consiglio di stato e l'approvazione definitiva da parte del Governo.
Nella circolare ministeriale n. 100 dell'11 dicembre 2008 a tale proposito si legge:
"Per dare sistematicità , coerenza e assetto funzionale alle norme in materia di valutazione degli studenti la legge n. 169/2008 prevede un apposito regolamento di coordinamento delle disposizioni normative e di applicazione dell’art. 3 della stessa legge. In tale prospettiva uno schema di regolamento di coordinamento delle norme per la valutazione degli studenti è stato definito ed inviato al Consiglio nazionale della pubblica istruzione per il previsto parere."
Anche in questo caso non ci sono dubbi, quanto previsto dall'art. 3 del decreto legge n. 137/08 convertito nella legge n. 169/08, senza il citato decreto del Presidente della Repubblica non si può applicare, e per il momento tale decreto ha appena iniziato il suo percorso legislativo.
I Collegi dei Docenti quindi possono e devono respingere qualsiasi pressione esercitata dai Dirigenti Scolastici a proposito di valutazione in decimi e 5 in condotta.
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